Quando arte e letteratura si incontrano

Scelta di immagini per le copertine

Illustrazione di opere di Laudomia Bonanni

Laudomia Bonanni

I suoi libri, i suoi racconti

esaltati dall'arte visiva

di Fausta Samaritani

Il libro che diede notorietà a Laudomia Bonanni, Il fosso, uscì da Mondadori, nella Collana “La Medusa degli italiani”, con la classica e semplice copertina arancione. Per la raccolta di novelle Palma e sorelle, l’editore Gherardo Casini scelse una incisione di Luigi Bartolini[1] che rappresenta il viso contratto e sofferente di alcune donne, dai tratti stranamente somiglianti. La Bonanni, nella sua nuova casa aquilana, in XX Settembre, ne possedeva un esemplare, in cornice. Lo notò Bruno Vespa[2] che era andato a trovare la Bonanni per una intervista.

Manfredo Acerbo[3] illustra Condoglianza, pubblicata su «L’Elefante» il 5 maggio 1949. Remo Brindisi[4] traccia a penna nera un espressivo e profondo ritratto di Laudomia Bonanni: è pubblicato in occasione dell’uscita della nuova edizione del racconto Giulietta non confessa su «Oggi e domani», ottobre 1974.

            Di Orfeo Tamburi[5] sono i disegni originali de La fontana secca, uno scritto della Bonanni tratto da Il bambino di pietra e pubblicato il 19 aprile 1978. Roberto Bellucci, illustra il racconto Le biondine, apparso su «La Fiera Letteraria» del 7 settembre 1952; i disegni di Dante Panni[6] accompagnano tre racconti della Bonanni, usciti su «Persona»: Al mondo era Amina, marzo 1952; Una peccatrice, giugno 1965; Tre piccoli fantasmi, ottobre 1966.

Liliana Lanzardo[7], acquerellista ultra moderna di grande talento, traccia le immagini per Un fucile in mano, pubblicato da «Il giornale dei genitori», aprile 1963. Per Pinocchio non può essere un disegno stravagante, elzeviro de «Il Giornale d’Italia» del 22 dicembre 1953 la scelta è d’obbligo: Attilio Mussino[8], Pinocchio tra il Gatto e la Volpe. Paolo Tassoni per «Vita dell’infanzia» accompagna con illustrazioni Porte chiuse, dicembre 1958 e Le bambine e il frate, novembre 1959. Bruno Angoletta [9] , artista di ascendenze futuriste, con la tendenza a geometrizzare, firma la copertina di Men. Avventura al Nuovo Fiore, edito da Bompiani nel 1939. I colori sono il nero e il rosso, su fondo avorio. La scelta dell’editore cadde su un artista di successo, attento all’arte di comunicare attraverso l’immagine. Angoletta, tra i più noti rappresentanti dell’epoca aurea dell’illustrazione per ragazzi, aveva elaborato tecniche cromatiche asciutte, di sicuro effetto, d’avanguardia [10] . Laudomia Bonanni Caione, Men, 1939, frontespizio. (Coll. F. Samaritani)

Di Carla Ruffinelli[11] è la gradevole copertina e i disegni dell’interno del libro per ragazzi Le due penne del pappagallino Verzè, edito a Torino nel 1948 da Paravia. Il disegno di Renato Guttuso, del 1967, La Paoletta, decora una nuova edizione della raccolta Palma e sorelle, pubblicata da Bompiani nel 1968 insieme a Il fosso. L’editore visitava musei e gallerie e spesso sceglieva personalmente le immagini da mettere in sopracopertina: mirava a stupire, aggredire, catturare il lettore, mai a rassicurarlo.

Un’opera di taglio surreale di James Ensor[12], Die Sonderbaren Makens (Le strane maschere), è scelta da Bompiani per la sopracopertina de L’imputata (1960): risulta a mio avviso stonata, perché l’artista belga, cupo e ossessivo, è estraneo al mondo della Bonanni[13]; ma è un classico esempio delle sopracopertine “nordiche” spettacolari e bizzarre, tanto care a Bompiani. Per L’adultera, si scova un dipinto di Orneore Metelli[14], dal titolo La Venere di Terni. Gli occhi svagati e sensuali di questa Venere borghese e naïve interpretano bene Linda, la protagonista del romanzo, una donna che si appaga nei rapporti facili e occasionali, senza mai scendere in profondità e aprirsi al sentimento. Durante un viaggio in treno, da un’avventura inaspettata e umiliante, nasce in Linda il bisogno di passare in rivista la sua esistenza: l’infanzia in Abruzzo, la maturata sfiducia nei confronti del marito[15], la noia per il falso sentimentalismo dell’amante. Città del tabacco (Bompiani, 1977) ha una scarna e efficace sopracopertina di Pierluigi Celli; Il bambino di pietra (Bompiani, 1979) si presenta con l’opera surreale di Herich Heckel[16] Franzi in piedi (Standing Child) (1910), forse l’immagine che con maggior profondità ritrae il dramma interiore della protagonista: la figura del ragazzo, magra e di tre quarti, è quasi senza volto, ha contorni incisi su sfondo di piatti colori e assomiglia stranamente al Cristo battezzato nel Giordano delle antiche icone russe. Nell’edizione per il Club del Libro della Città del tabacco (1979), la sopracopertina, dal gusto surreale, fu ideata dal disegnatore svizzero Valentino Szemere[17]. Per Le droghe (Bompiani, 1982) fu scelto un illustratore italiano, Giuseppe Orlando. Vietato ai minori, con sottotitolo Romanzo (Bompiani, 1974), uscì con copertina e sopracopertina grigio ferro, senza immagini, forse per scelta dell’Autrice.

Il racconto Giro de sole, edito su l’«Arsenale» di gennaio-marzo 1985, è illustrato da Il pensiero della ballerina (1984) di Sergio Vacchi[18].

 

Le copertine dei libri pubblicati post mortem. Per la Textus, a cura di Carlo De Matteis, escono: nel 2003 il romanzo inedito La rappresaglia con l’immagine della scultura di Giacomo Manzù Morte del partigiano e nel 2004 una nuova edizione de Il fosso che ha in copertina Due figure, un dipinto di Massimo Campigli (1935). A cura di Liliana Biondi, nel 2007, Textus edita una nuova edizione de L’imputata, basata sulla 4° edizione Bompiani del 1964, con in copertina La strada entra nella casa, un dipinto di Umberto Boccioni del 1911.

 

L’Epistolario di Laudomia Bonanni, volume I, da me curato, è stato pubblicato dalla Casa Editrice Rocco Carabba nel 2006. Per la copertina scelsi un piccolo acquerello di forma ovale firmato “Laudomia Bonanni-Caione” che decorava una cartolina, da me trovata tra le pagine di un esemplare della prima edizione de Il fosso, conservato in casa Bonanni. Sul retro della cartolina, a penna, c’erano queste parole che sono state riprodotte sul quarto di copertina: «Deferenti auguri dall’insegnante Laudomia Bonanni-Caione e famiglia».

Fausta Samaritani

 

Testo pubblicato in memoria di Pietro Zullino, scrittore e giornalista, amico della famiglia Bonanni-Caione e profondo conoscitore della vita e opera di Laudomia Bonanni, che è morto a Roma il 4 gennaio 2012, all’età di 75 anni

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  Epistolario di Laudomia Bonanni Incipit degli scritti di Laudomia Bonanni Personaggi de L'imputata

 

31 gennaio 2012

La Repubblica Letteraria Italiana. www.repubblicaletteraria.net

 


[1] Luigi Bartolini (1892-1963) poeta, scrittore, incisore, pittore anconetano. Nel 1928 espone alla biennale di Venezia e per Poesie ottiene un premio bandito da «La Tribuna». Nel 1930 pubblica i racconti Passeggiata con la Ragazza e il libro Il ritorno sul Carso. Ha collaborato alla rivista cattolica fiorentina «Il Frontespizio». Il suo racconto del 1946 Ladri di biciclette ha ispirato il film di De Sica. Ha pubblicato 80 libri e ha inciso 1300 lastre. Polemico con Morandi che, a suo avviso, aveva sparso sulla tela «boccette di rosolio», «pallidine, pallidine».

[2] Bruno Vespa, Una protagonista. Laudomia, «Il Tempo», 30 marzo 1968, p. 4. (Il Tempo dell’Aquila). Ripubblicato parzialmente, cfr. Laudomia Bonanni, Epistolario, vol. I, cit., pp. 56-59.

[3] Manfredo Acerbo (1913-1989), illustratore e cartellonista pescarese. Docente al liceo artistico, disegnava bambole, giocattoli, burattini e semplici oggetti d’uso quotidiano, ma carichi di virtù simboliche.

[4] Remo Brindisi (1918-1996), pittore espressionista con tendenze all’informale. Nel 1947 aderì al gruppo “Linea”. Nel 1950 si accostò ai temi del realismo, interpretando una sofferenza collettiva, le atmosfere interiori. Abbandonò poi, sempre più, l’impronta architettonica dell’immagine, per ottenere una più intensa espressività.

[5] Orfeo Tamburi (1910-1994). Quest’artista di Jesi era un vedutista post impressionista, che cercava soluzioni realistiche, utilizzando colori semplici e sintetici. Maturò negli anni Trenta, a contatto con Scipione e con Mafai. Ritrattista di successo, è stato anche scenografo e attore per Roberto Rossellini.

[6] Il litografo di Senigallia Dante Panni realizzava immagini ben delineate, usando colori scarni e delicati, asciutti e mai sbavati.

[7] Liliana Lanzardo è sociologa e acquerellista. A Torino, nel 1968, ha collaborato alla nascita di «Quaderni rossi». Ha scritto pagine eloquenti per chiedere più giustizia sociale. Realizza figure lievi, quasi trasparenti: esseri fantastici, poco piantati nella realtà.

[8] Attilio Mussino (1878-1954) vignettista, illustratore, pittore. Collaborò a «La Luna» e a «Il Fischietto». Deve il successo alle illustrazioni per Avventure di Pinocchio, edizione Bemporad, 1911.

[9] Bruno Angoletta (1889-1954), cartellonista e illustratore di Belluno. Autodidatta, lavorò con Vittorio Podrecca per il Teatro dei Piccoli; curò l’iconografia della “Bibliotechina della lampada”, diretta da Arnoldo Mondadori. Ha illustrato «Il Giornalino della domenica», «La Tribuna illustrata», «Il Balilla», «La Lettura», «Scena illustrata», «Novella», «Bertoldo», «Guerrin Meschino» e altre testate. Per Mondadori ha creato il logo della “Medusa”. Dal 1927, per il «Corriere dei Piccoli» ha inventato personaggi indimenticabili, come lo sfortunato Marmittone e il vanaglorioso Pampam della Micragna. Nel dopoguerra ha pubblicato disegni su «Candido» e «Fra Diavolo». Ha illustrato circa 80 volumi, tra cui 20 della collana “Romanzi per ragazzi” di Mondadori. Come pittore, ha partecipato a Biennali di Venezia.

[10] A Milano, alla Biblioteca Braidense, si è tenuta nel 2001 una mostra dal titolo Dalla A alla. Ang. Bruno Angoletta illustratore. Il catalogo, con identico titolo, curato da Erik Balzaretti, è stato pubblicato a Torino da Little Nemo.

[11] Carla Ruffinelli (1922-1998), torinese, è stata la storica disegnatrice dei libri per ragazzi delle Edizioni Paoline.

[12] James Ensor (1860-1949). Dopo un periodo impressionista, dai toni cupi e estranei alla luminosità mediterranea, elaborava il gusto grottesco degli antichi Fiamminghi, staccandosi da ogni visione naturalistica. Utilizzava colori aspri, a effetto violento, per creare maschere satiriche, demoni, spettri, in linea con il Simbolismo decadente di fine Ottocento. Inquietante era l’immagine distorta che Ensor applicava all’odiata borghesia.

[13] Liliana Biondi, su quest’immagine, che collega alle parole pronunciate dal vice procuratore Lanti, prima di entrare in aula: “Non si tratta di fatti, di quelli mai se ne può venire a capo. Ebbene, i fatti non sono che l’apparenza delle cose”, ha scritto: «Le strane maschere di James Ensor esprime anch’essa l’impossibilità per l’uomo di pervenire ad una verità unica e indiscutibile. Metafora dei miti borghesi, la maschera modifica, attraverso il travestimento, ciò che vi si nasconde dietro.». Cfr. Laudomia Bonanni, L’imputata, a cura di Liliana Biondi, L’Aquila, Textus, 2008, p. XXXIII.

[14] Orneore Metelli (1877-1938) era figlio di un calzolaio di Terni, suonava il bombardino nella banda cittadina e era primo trombone al teatro Verdi. Autodidatta in pittura e sconosciuto alla critica, è stato il primo illustre esponente dell’arte naïve italiana e fu scoperto dopo la morte. Con freschezza e vivacità, dipinse vedute di Terni, scene allegre di vita collettiva, paesaggi. Diceva: «Vicino alla firma io metto uno stivaletto, perché si sappia che non voglio fare concorrenza ai pittori veri».

[15] «Si ricordò la sua testa sottile coi leggeri ricci biondi, nel banco del liceo, sempre rivolta a lei (in seguito le aveva detto che gli sembrava una dea romana).» Laudomia Bonanni, L’adultera, Milano, Bompiani, 1964, cap. III.

[16] Herich Heckel (1883-1970), pittore espressionista, surreale e antiborghese, nato in Sassonia. S’ispirò anche all’arte africana. Dipinse corpi martoriati, malati, in atmosfere angosciose e cupe. La sua linea era aggressiva e spezzettata, i colori erano piatti e intensi. Considerato “artista degenerato” dal nazismo, molte sue opere furono distrutte.

[17] Valentino Szemere, grafico nato nel Canton Ticino e formatosi a Zugo, a Zurigo e a Milano. Recentemente ha realizzato Gothique, un’opera digitale, in cui suono e immagini si integrano, in un miscuglio tra mondo virtuale e mondo reale, con sottofondo di musica elettronica.

[18] Sergio Vacchi nel 1983 aveva esposto il ciclo Delle porte iniziatiche alla galleria Ca’ d’Oro di Roma e nel 1985 preparava una mostra personale, con grandi disegni, a Grosseto.