Tutti i luoghi della mente

Con lo sguardo di Italo Calvino, dentro il mondo di Internet

di Fausta Samaritani

Le frecce

Il pittore giapponese Shusaku Arakawa aveva dipinto una serie di grandi quadri, pieni di frecce in movimento su fondali bianchi e luminosi. Ad una mostra, che si tenne a Milano nel 1985, al posto del catalogo fu distribuito un largo foglio di carta blu piegato in quattro, con un testo di Italo Calvino che fu più tardi ripubblicato nei Saggi, a cura di Mario Barenghi (Mondadori, 1995). Parlo della mia mente_ spiega Calvino _ perché è l’unica che posso avere in mente; e parlo della mente di Arakawa, che certo è quella che ha in mente lui. Italo Calvino si interroga sul movimento e sulla direzione di quelle frecce capricciose, tentando di dare un ordine logico al caos apparente.

Siano le loro traiettorie rettilinee o (come sembra più frequente) ricurve, presto o tardi tutte le frecce dovrebbero raggiungere i confini del quadro e sparire, ma il loro posto sarà certamente preso da altre frecce; venute da dove? […] Ci sono delle zone in cui i flussi di frecce s’intersecano, si compenetrano, o si scavalcano; e questo può avvenire tanto nei quadri di Arakawa tanto nella mia mente. 

Le frecce quindi appaiono a Calvino come flussi di idee verso direzioni plurime, come insiemi di forme elementari variamente combinate: una immagine del suo cervello pensante.

E tutte queste frecce in volo emettono un ronzio come quello che si sente al fondo del silenzio, come quello dei canali delle linee di comunicazione, il ronzio dell’attesa del silenzio in attesa della linea in attesa del suono in attesa dell’attesa. […] Insomma è sbagliato pretendere che una linea "giaccia" su un piano bidimensionale. La linea è una presenza attiva che si rifiuta di "giacere" e crea distanze, dimensioni, discontinuità con la sua volontà di movimento, di azione e di comunicazione.

Il testo completo è disponibile su CD-ROM n. 3

Le parole

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Il blank e la cornice

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Tarocco la Luna

Vedere e poi mentalmente organizzare sono le azioni combinate alle quali tende il navigante, lungo le strade virtuali del Web. Al contrario di Palomar, il navigante su Internet può cambiare, interferire, contribuire, aumentare, dislocare, stampare immagini e testi: ma il video resta uno spazio irreale, sospeso fra interno ed esterno. Cornice squadrata, come la finestra di Palomar e come il contorno di un quadro di Arakawa, lo schermo elettronico si interpone fra il "mondo di dentro" del navigante e il "mondo di fuori", polverizzato in milioni di siti fruibili: un numero praticamente infinito, per un singolo navigante. Il Signor Palomar sa che non è visitabile tutto il mondo, perché c’è un luogo del silenzio e del non spiegabile che resiste al suo sguardo. Identico è il pessimismo del navigante su Internet che avverte l’impossibilità di contenere una realtà in movimento e in evoluzione costante, nelle cui maglie si nascondono luoghi e significati inviolabili per le possibilità di un singolo individuo.

Fausta Samaritani

16 Aprile 2001. Lunedì dell’Angelo

Bibliografia: Marco Belpoliti L’occhio di Calvino, Einaudi, 1996. Manuela Dini Calvino critico, Transeuropa, 1999.

Articolo apparso anche su La Repubblica Letteraria Italiana Copyright © Fausta Samaritani 2001

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