La botanica di Italo Calvino

ITALO CALVINO RAGAZZI

 

Gli olivi, per il loro andar torcendosi, sono a Cosimo vie comode e piane, piante pazienti e amiche, nella ruvida scorza, per passarci e per fermarcisi, sebbene i rami grossi siano pochi per pianta e non ci sia gran varietà di movimenti.

Olea europaea Specie mediterranea. In Siria venne operata una selezione dall’oleastro che ne era la forma selvatica. Fu introdotta in Italia dai Greci, nel I millennio a.C., che consideravano l’olivo pianta sacra a Minerva. Le foglie sono persistenti, coriacee, di colore verde glauco e i fiori piccoli e bianchi. La corteccia è grigiastra, talvolta coperta da licheni. Dalle olive si estrae un olio che ha preziose qualità alimentari e medicinali. Nella religione ebraica e cristiana l’olivo è simbolo di pace e di riconciliazione.

 

Su un fico, invece, stando attento che regga il peso, non s’è mai finito di girare; Cosimo sta sotto il padiglione delle foglie, vede in mezzo alle nervature trasparire il sole, i frutti verdi gonfiare a poco a poco, odora il lattice che geme nel collo dei peduncoli. Il fico ti fa suo, t’impregna del suo umore gommoso, dei ronzii dei calabroni.

Ficus carica Pianta originaria dell’Asia occidentale, sacra per buddisti e mussulmani. Alcune leggende identificano nel fico il frutto proibito ad Adamo ed Eva. Nella antica Grecia i frutti del fico erano sacri a Dioniso. Cresce in Italia, su terreni soleggiati. Il frutto, che si consuma fresco o essiccato, è verde, rossastro o bruno-violaceo. In passato il lattice veniva adoperato come medicamento contro le verruche. Le foglie, ispide, possono arrivare a 30 centimetri e avere da tre a cinque lobi. Il frutto resta verde e piccolo il primo anno e matura al secondo anno. La corteccia, liscia e grigiastra, è attraversata da bande grigio-scuro.

 

Sul duro sorbo, o sul gelso da more, si sta bene; peccato siano rari.

Sorbus aucuparia E’ detto comunemente sorbo degli uccellatori, perché anticamente i cacciatori con le reti preparavano con i pomi del sorbo una poltiglia per attirare i tordi. Era considerato l’albero che tiene lontane le streghe ed era per questo piantato davanti alle case. Cresce in Italia nelle zone submontane, in terreni fertili. La forma snella e le foglie rade lo rendono adatto come pianta ornamentale. Il legno duro e flessibile viene impiegato per manici di coltelli e per sculture. Le foglie sono pennate e hanno denti appuntiti. I piccoli fiori bianchi spuntano da maggio a luglio. I pomi sono piccoli, tondi, rossi, asprigni. Dai pomi cotti si ricava una salsa ricca di vitamina C che veniva usata contro lo scorbuto. Una varietà è la sorbus domestica, pianta spontanea da cui si ricavano frutti usati per fare un liquore.

Morus nigra Secondo una leggenda narrata da Ovidio nelle Metamorfosi i frutti del gelso erano bianchi, ma furono arrossati dal sangue degli amanti Tisbe e Piramo. Pianta originaria dal Medio Oriente e introdotta dai Greci. Le foglie sono dentate e appuntite. Il tronco è corto, i rami slanciati e la chioma arrotondata. I frutti sono dolce-amari e si consumano freschi o in confettura. Sono carnosi e simili alla mora di rovo. La varietà di gelso bianco, originaria dalla Cina, era da noi coltivata per allevare i bachi da seta, perché si nutrono delle sue foglie.

 

Così i noci, […] tant’è la forza e la certezza che quell’albero mette a essere albero, l’ostinazione a essere pesante e duro, che egli s’esprime persino nelle foglie.

Juglans regia Originaria nelle Asia Minore, questa pianta fu importata in Italia dai Greci. A Pompei sono state trovare noci carbonizzate che hanno i caratteri di quelle oggi coltivate nella penisola Sorrentina. La fantasia popolare ha immaginato le streghe riunite di notte, a Benevento, sotto un vecchio noce. La strana somiglianza del gheriglio di noce alla forma del cervello alimentò la credenza che con la noce si potessero curare le malattie mentali. Alessandro Manzoni ne I promessi sposi fa narrare il miracolo delle noci a Fra Galdino. Il noce predilige i terreni freschi e teme sia l’aridità del suolo, sia il ristagno dell’acqua. Le foglie giovani sono grigio-ambra. La corteccia si presenta grigia e liscia, con lunghe fessure. La foglia è pennata.  Dal gheriglio di estrae un olio. Con i frutti ancora verdi si prepara il liquore digestivo che si chiama nocino. Il legno è pregiato. La variante è la juglans nigra, americana di origine.

 

Cosimo stava volentieri tra le ondulate foglie dei lecci […] e ne amava la screpolata corteccia, di cui quand’era soprappensiero sollevava i quadrelli con le dita, non per istinto di far del male, ma come d’aiutare l’albero nella sua lunga fatica di rifarsi.

Quercus ilex Il leccio è una delle querce a foglia sempreverde. Cresce nelle zone a clima mite, in vicinanza del mare, anche su terreni poveri. Dal legno duro si ricavano mobili e utensili. In epoca romana veniva utilizzato nella concia delle pelli, per la presenza del tannino nel legno. Il leccio serve per preparare la carbonella. Le foglie sono oblunghe, dentate e spinose ai margini, di color verde scuro nella pagina superiore e biancastro in quella inferiore. Le ghiande sono verde chiaro.

 

O anche desquamava la bianca corteccia dei platani, scoprendo strati di vecchio oro muffito.

Platanus acerifolia Questo albero si spoglia continuamente della sua corteccia. Questo ricambio lo rende adatto a sopravvivere nelle nostre città inquinate e a sopportare drastiche potature. Originario dell’Asia occidentale, può raggiungere i 500 anni di età. Ad Aqui c’è il viale Re di Roma, con i platani piantati all’inizio dell’Ottocento per celebrare la nascita del figlio di Napoleone.

 

Amava anche i tronchi bugnati come ha l’olmo, che ai bitorzoli ricaccia getti teneri e ciuffi di foglie seghettate e di cartacee samare, ma è anche difficile muovercisi perché i rami vanno in su, esili e folti, lasciando poco varco.

Ulmus carpinifolia L’olmo campestre prospera in tutte le regioni italiane, in pianura e in collina. Veniva impiegato come tutore per sorreggere le viti e le sue foglie erano usate come foraggio. I frutti giovani, volgarmente detti “pane del maggiolino”, si mangiano freschi ad insalata. Le foglie ovali hanno la caratteristica di essere, alla base, arrotondate da un lato e dritte dall’altro. La corteccia ha fenditure profonde. Il legno, pregiato e resistente, veniva anche impiegato come manico per attrezzi agricoli. Sue varietà sono ulmus tuberosa da cui si ricava una specie di sughero, ulmus X hollandica che è un ibrido, ulmus glabra che cresce in zone montane, ulmus procera che proviene dall’Inghilterra.

 

Nei boschi preferiva faggi e querce: perché sul pino le impalcature vicinissime, non forti e tutte fitte di aghi, non lasciano spazio né appiglio.

Fagus sylvatica Cresce sulle Alpi e sugli Appennini, spingendosi fino al limite della vegetazione ad alto fusto. Resiste anche sui crinali spazzati dal vento. Il legno, di colore ambrato, si piega facilmente, è compatto, ha pochi nodi ed è ideale per creare mobili, utensili e oggetti ornamentali. Le foglie sono ovali, lucide su entrambi i lati, con margini ondulati. Dai frutti si ricava un olio commestibile, di qualità inferiore solamente a quello di oliva. Nelle faggete vivono moscardini e scoiattoli grigi che si nutrono di frutti e di corteccia. Le ghiandaie sono uccelli che prediligono i frutti del faggio. Nel sottobosco delle faggete prosperano gli anemoni di bosco.

Quercus robur La famiglia delle querce è formata da piante maestose e robuste che da sempre sono il simbolo della forza. Il legno, forte e duraturo, è un materiale da costruzione di straordinaria resistenza, una volta indispensabile per fabbricare case e navi. In pianura Padana esistevano immensi boschi di querce, abbattuti per fare posto alle colture. Oggi sopravvivono in piccola parte nel Bosco della Mesola (Ferrara) e nel Bosco della Fontana (Mantova) che sono aree protette. Le varietà sono: quercus petraea o rovere,  quercus coccinea o scarlatta, quercus borealis o rossa, quercus palustris che ama i terreni umidi, quercus frainetto, quercus pubescens o roverella, quercus cerris. Le ghiande sono di nutrimento per uccelli come colombacci, cornacchie e poiane, e per mammiferi come scoiattoli e tassi. I picchi verdi cercano insetti sotto la corteccia delle querce. Nel sottobosco prosperano viole, felci, primule e rovi.

Pinus sylverstris Una conifera che ha diffusione ampia e cresce dalla Spagna alla Siberia. Specie rustica, ama la luce ed è spontanea. Dalla resina si ricava l’essenza di trementina che si usa come solvente, e la pece greca che serviva una volta per calafatare gli scafi di legno. Le gemme di pino sono utilizzate per fumigazioni. Il legno, resistente e facile da lavorare, è l'elemento base dei pannelli di truciolato. La corteccia rosso-bruno ha fenditure profonde e si squama. Nel sottobosco delle pinete crescono erica, ginepro e mirtillo. Molte varietà compongono la famiglia della pinus sylvestris. Le nostre grandi foreste di pini sono l’ultimo rifugio per martore, cervi e gatti selvatici.

 

ed il castagno, tra foglia spinosa, ricci, scorza, rami alti, par fatto apposta per tener lontani.

Castanea sativa I castagni sono coltivati da tempo immemorabile per il loro frutto, ricco di amidi e di zuccheri, nutriente, detto anche “il pane dei poveri”. Il nome deriva da Kastanis, una antica città del Ponto dove questi alberi crescevano rigogliosi. Le castagne sono commestibili fresche, secche e a farina. Con una particolare varietà di castagne si fanno i marrons glacès. Il legno è utilizzato nella produzione di mobili e di utensili. Il castagno cresce su suoli collinari e di mezza montagna e può raggiungere 35 metri. Famoso è quello “dei cento cavalli”, sull’Etna, dove, secondo la tradizione, avrebbe trovato riparo durante un temporale Giovanna d’Aragona con il suo seguito di cavalieri. Il frutto è un riccio verde che in autunno si apre e libera da una a tre castagne. La foglia è oblunga, seghettata, con nervature parallele. La corteccia è percorsa da nervature con andamento a spirale.

 

I testi in corsivo sono tratti da: Italo Calvino Il barone rampante, cap. X, Milano, A. Mondadori, 1991

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