Bibliografia
Italo Calvino ![]()
Le
care lettere, destinatario
e curatore Ottaviano Giannangeli, Raiano, Edizioni Amaltea-GraphiType, 2004.
Il libro contiene lettere indirizzate ad Ottaviano Giannangeli nell’arco
di sessanta anni, cioè dal 1942 al 2002, da Giuseppe De Robertis, Eugenio
Montale, Francesco Flora, Sergio Solmi, Ignazio Silone, Bruno Migliorini,
Vittorio Clemente, Giorgio Caproni, Italo Calvino, Giovanni Titta Rosa, Laudomia
Bonanni, Giuseppe Ravegnani, Giacomo Debenedetti, Vittorio Sereni, Mario Sansone,
Biagio Marin, Sebastiano Timpanaro, Luciano Anceschi, Gaetano Mariani, Natalia
Ginzburg, Guy Tosi e Carlo Azeglio Ciampi. Ottaviano Giannangeli, nato a Raiano
(AQ) nel 1923, allievo di Giuseppe De Robertis all’Università di Firenze,
dove si laureò con Bruno Migliorini, ha insegnato Lettere in Scuole Medie
Inferiori e Superiori dell’Abruzzo ed è stato professore associato di Letteratura
italiana moderna e contemporanea all’Università di Chieti-Pescara. Nel 1957
ha fondato, quindi condiretto, tranne per brevi periodi, la rivista letteraria
«Dimensioni».
Una delle due lettere di Calvino da lui pubblicate (pp. 122-123 e facs,
p. 45) è datata Torino 7 ottobre 1060 e segue di poche settimane l’uscita
del suo saggio Il Cavaliere inesistente di Calvino, apparso su «Dimensioni»,
a. IV, n. 3-4, maggio-agosto 1960. Il
testo della lettera è questo:
Caro Giannangeli,
ho letto quanto Lei scrive sul “Cavaliere inesistente” e sono molto contento
e grato di come Lei intende il mio lavoro.
Il richiamo a Cecchi è molto impegnativo: le finezze di prosatore di Cecchi
sono inarrivabili; pochi come lui sono riusciti a esprimersi (e a nascondersi)
così compiutamente coi soli mezzi dell’impasto della frase e del contrappunto
tra diversi piani linguistico-psicologici.
Gli altri nomi che Lei cita, figuriamoci se non sono contento, ma sono
troppo grossi, a meno che Lei non li appoggi su una citazione, per indicare
le intenzioni d’un determinato momento (come la “mossa shakespeariana” del
monologo di Gurdulù col morto).
Il solo nome tra quelli che Lei fa, che, non so bene perché, non mi è
mai garbato, è Anatole France. Anche Mann c’entra poco, ma con France siamo
proprio in urto.
La saluto con viva cordialità
Nella raccolta Le care lettere Giannangeli spiega che la citazione
di Anatole France era riferibile al finale del romanzo Thaïs, con la
storia di Taide e Pafnuzio nel deserto. Per Giannangeli, Calvino aveva scritto
Il cavaliere inesistente all’ombra di grandi storie e di grandi maestri:
Shakespeare lo aveva suggestionato col monologo di Amleto al cimitero e col
risveglio di Romeo e Giulietta al canto dell’usignolo; Don Chisciotte e Sancio
Panza di Cervantes potevano essere visti come legittimi antenati di Agilulfo
e Gurdulù; perfino Ariosto, col suo complicato intrigo di avventure cavalleresche,
aveva esercitato grande influenza sulla sbrigliata fantasia, condita con infinita
parodia, di Italo Calvino.
«La
colpa di scrivere», trimestrale di Letteratura de Il Musagete,
I, n. 3, luglio-settembre 2005
Contiene anche gli atti del Convegno su Italo Calvino “La realtà nel sogno della scrittura” che si è svolto a Trebisacce (CS) il 9 agosto 2005: Salvatore La Moglie Profilo di Italo Calvino, Francesco S. Mangone La scrittura dell’occhio, Gianni Mazzei Calvino: “Lezioni americane”, Pino Corbo Calvino in fabula, Bonifacio Vincenzi Nel buio degli arcani, Angela Lo Passo Calvino e uno dei mondi possibili, Alfredo Bruni Ingegneria dell’apologo e altre promesse.
Diamo
tre brani, tratti da tre relazioni:
«Palomar
è un uomo del nostro tempo, lontano dagli eroi tragici, sempre sul filo
della hybris. Mediamente colto, mediamente sensibile, probabilmente
miope, è dotato d’occhiali con i quali scruta, osserva da vero occidentale.
La sua principale occupazione è, dunque, guardando misurare il mondo. Sdrammatizzatolo,
(in tutti questi secoli) ora, coerente figlio della sua generazione, prova
a dominarlo, a farlo a sua immagine e somiglianza “… quasi che la natura
fosse una macchina costruita dall’uomo in cui tutto è previsto e noto in
partenza”. Lo conforma, lo semplifica. Lo strumento che usa è l’occhio.
L’occhio di Palomar è l’occhio della mente scientifica, non quello interiore,
“inward eye” di W. Wordsworth, memoria che resta nell’attesa di una kindred
emotion, o l’occhio sapienziale dei buddisti che coglie il tutto nella
singolarità. L’occhio di Palomar procede manipolando.» (Francesco S.
Mangone)
«Via
via Calvino arriva a distruggere il reale negando addirittura il valore
dell’esistenza ne Il cavaliere inesistente, il più ariostesco
dei tre romanzi della trilogia de I nostri antenati. Anche qui
il protagonista, Agilulfo, dal nome lungo quanto inverosimile, è solo un’armatura
vuota che Carlo Magno accetta come cavaliere e su cui non ha dubbi perché
persino gli altri paladini seguono le regole ripetitive e monotone senza
chiedersene il perché e quindi sono ancora più vuoti di lui. Quando si arrende
alla realtà, che vede caotica e confusa, Agilulfo si suicida dissolvendosi
nel nulla poiché è fatto di nulla, come afferma parlando con Carlo Magno:
“Perché io non esisto, sire”.» (Angela Lo Passo)
«Lo
stile di Calvino era uno stile raffinato e limpido, preciso, puntuale, essenziale,
e scorrevole nel quale prevaleva, illuministicamente, l’esigenza della “leggibilità”,
che era poi l’esigenza razionale della leggibilità del mondo e della realtà.
La sua tendenza a trasformare la realtà nel fantastico e nel fiabesco, attraverso
un procedimento, appunto, realistico, allegorico, non lo faceva stare sulle
nuvole, ma gli consentiva di parlarci, in altro modo, di cose vere e reali
come l’inferno che l’uomo ha creato in questo mondo, le incertezze l’instabilità
e l’alienazione dell’uomo contemporaneo in una realtà così complessa come
la post-moderna. Gli consentiva di parlare di industria e operai; di speculazione
edilizia e inquinamento; di boom economico e degradazione del paesaggio;
di consumismo e decadenza dei costumi pubblici e privati; di corruzione
e truffa, di avidità e consumismo; di disuguaglianza e ingiustizia; di perdita
dei valori veri come la libertà, la bellezza e la spontaneità.» (Salvatore
La Moglie)
Per
informazioni: Bonifacio Vincenzi, 6 via Manzoni 87072 Francavilla Marittima
(CS)
(f. s. 25/9/2005)
3 e 25 settembre 2005
Sito della memoria Italo Calvino Italo
Calvino online