Bibliografia 
Italo Calvino
online
Tre narratori. Calvino, Primo Levi, Parise, a cura di Gianfranco
Folena, Quaderni di Retorica
e Poetica n. I, 1987.
Contiene tre articoli
su Italo Calvino, dei quali riassumiamo il primo.
Pier Vincenzo
Mengaldo Aspetti della lingua di Calvino
Lesperienza
linguistica di Calvino narratore può essere analizzata in quattro punti: apertura
verso linterferenza del dialetto, risorse paradigmatiche della lingua,
alto tasso di figuralità, predominanza dello stile periodico.
- Calvino
dichiara di aver utilizzato il dialetto nel suo periodo neorealista, ma
in modo ingenuo e come macchia di colore, assorbendolo nella
lingua, come un plasma nascosto ma vitale. Questo uso è più marcato
nelle parti dialogate, mentre è scarso nella lingua del narratore. Egli
usa forme italiane regionali e popolari, soprattutto liguri, per sfumare
le differenze sociali e articolare i piani della scrittura, in modo che
non risulti monotona. Queste forme (es: tiene coi tedeschi) sono
presenti in Calvino, molto di più che il vero dialetto. Per Calvino il dialetto
ligure sa dellinfanzia, esistenziale, psichica e letteraria. Egli
poi ne prende le distanze, estraniandosi, senza mai rinnegarla. Nomi di
sapore ligure o presi dal mondo partigiano tendono a perdere ogni suggestione
realistica e a scivolare verso il favoloso, fino alla scherzosa valenza
araldica, con effetti di giocoso controrealismo. Sia nel Calvino araldico
sia nel Calvino realista sono presenti forme toscaneggianti, anche di raro
uso, che derivano dalla lettura attenta di scrittori preziosi, come Tommaso
Landolfi e Cecchi. La sua lingua è un continuo bilanciarsi fra tendenze
colloquiali e suggestioni letterarie.
- Utilizza
i frequentativi-intensivi in ìo (es: mastichìo, scatenìo) per enfatizzare
suoni e rumori, nei momenti più espressionistici. Insoliti sono i composti
da lui inventati (es: verderosazzurro, controcittà). Nelle Cosmicomiche
queste formazioni aumentano, perché qui il linguaggio si pone come
veicolo fra percezione visiva soggettiva e classificazione scientifica della
realtà.
- Le
analogie in Calvino non rappresentano un gusto gratuito di ornamentazione,
ma corrispondono a necessità di esattezza descrittiva. Ne La giornata
duno scrutatore limmagine a due facce della foglia di carciofo
è usata per rendere lintreccio di ottimismo e pessimismo del protagonista;
nelle Cosmicomiche una serie di similitudini servono a descrivere
il corpo di una donna, altrimenti indescrivibile e il mare
primordiale diventa una zuppa di molecole. Altre analogie
sono prese dal mondo vegetale e animale.
- Calvino
è grande costruttore di sequenze, soprattutto nel narrato, come questa,
(tratta da I racconti): Era sempre nuvolo, il mare era grigio.Verso
una stazione passava una fila di soldati. Qualcuna dalla balaustra della
passeggiata li applaudì. Seriazione e frammentazione possono anche coinvolgere
frasi sintatticamente disomogenee. Calvino rinuncia a segnare esplicitamente
i piani del racconto e spesso la frase è volutamente alleggerita da un normale
e, coordinante e conclusivo. Es: Fuori: tuoni e lampi e pioggia
dirotta (ne Il visconte dimezzato). Dai primi anni Sessanta,
il periodare di Calvino diventa più articolato e complesso, si arricchisce
di frasi incidentali e di subordinate. Ne La giornata di uno scrutatore
il linguaggio esprime i distinguo, le raffinate e tortuose riflessioni,
le contraddizioni del protagonista; ma anche la vischiosità della sua esistenza.
In Marcovaldo una serie di battute vivaci mima il tracciato mobile
e gli improvvisi della lingua parlata. La continua segmentazione accoglie
la libertà, la duttilità, la ricchezza delle inflessioni del dialogo. Il
periodo a volte scorre via rapido, a volte si scinde, sottoposto ad una
serie di cambi di rotta ritmici. Calvino è votato a rapidità, a levità e
scorrevolezza, quasi volesse superare le leggi di gravità; ma sente anche
impellente la vocazione analitica del suo discorso. Ne Il cavaliere inesistente
la narratrice dice: La penna corre spinta dallo stesso piacere che
ti fa correre le strade. Questa bipolarità nello scrivere riconduce
a due tipi fondamentali di personaggi calviniani: colui che prende la vita
al volo e chi la ferma, spaccandola in una analisi senza requie. Elemento
caratteristico di Calvino è il gusto per lenumerazione, la catalogazione
o elencazione, che egli utilizza con esattezza e rapidità. Questo fenomeno
è complesso e ambiguo: è preziosismo, è smania di chiudere, in una serie
ordinata, la pluralità disordinata, è ricchezza, è varietà che confina con
lo scialo. Con la sua arte combinatoria è capace di aggregare e distinguere
tutte le varietà che gli vengono a mente, anche le stramberie e le ripetizioni,
accumulando oggetti disparati, vestiti, particolari anatomici, in una apparente
insensatezza. E implacabile nel precisare, distinguere, graduare.
In alcune applicazioni adopera la modulazione dei sinonimi. Es: un grido,
anzi un muggito o raglio, incontenibile (ne Il cavaliere inesistente).
Anche luso dellaggettivo, che si sdoppia e si triplica, ubbidisce
al demone della precisione e serve a raggiungere il massimo dellanalisi,
con il minimo di dispersione linguistica. E uno dei tratti più ariosteschi
della elegante e stilizzata prosa calviniana. Un altro fenomeno tipico
è luso cautelativo e possibilistico della correctio, con formule
di alternazione, oppure di attenuazione e di precisione, ovvero con espressioni
di dubbio e di possibilità.
- Appartengono
al primo quindicennio di produzione, il periodo neorealista e quello araldico-favolistico
del trittico Gli Antenati. Le due maniere corrono parallele, ma si
fondono in Marcovaldo, dove predomina una elementarità sintattica.
Le Cosmicomiche rappresentano una svolta stilistica: si manifesta
qui uno scontro, sistematico e voluto, fra linguaggio tecnico e colloquiale,
con effetti di pura ironia. Il periodo tende a complicarsi, a gonfiarsi
per progressive accumulazioni. Literazione, prima usata con parsimonia,
ora dilaga, esplode in una girandola giocosa, in un manierismo stilistico
personalissimo.
Conclude Pier
Vincenzo Mengaldo, con queste parole: La prosa calviniana, trasparente
e densa senza bolle, sgranata e compatta, nutriente con leggerezza, elegante
con sostanza e misura, è riuscita nel complesso, non ho dubbi, la più bella
e ricca che penna di narratore italiano abbia modulato nellultimo quarantennio.[
]
Tra nipotini di Gadda e figliastri di Pasolini, viscerali brodosi e contegnosi
neoclassici, neosecentisti speciosi e, semplicemente, irresponsabili verso
la lingua e prosatori senza stile, latmosfera è stata e insiste ad essere
poco respirabile. LItalia, ricordiamolo, continua a non
essere un paese di prosatori.
18 Dicembre
2001

