Italo Calvino
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Marco Belpoliti Locchio di Calvino Torino, Einaudi, 1996. Collana Saggi.
ISBN 88-06-13936-3
Sommario:
Prefazione
L'occhio di Calvino
Storie del visibile
Il foglio e il
mondo
Occhio allopera
I. Fotografia
II. Pittura
III. Collezione
Un occhio sui
rami
Notizie bibliografiche
Per Italo Calvino leggere è vedere la pagina scritta, ma è anche toccare, odorare il libro. I cinque sensi sono tutti coinvolti nella lettura. Se una notte dinverno un viaggiatore, racconto sulla vista applicata alla lettura, si apre con il fumo acre di una locomotiva e un odore di fritto che evocano sensazioni visive e olfattive. Il signor Palomar, dellomonimo romanzo, con la finestra dei suoi occhi ha delimitato uno spazio quadrato di mare, 10 metri x 10, e un quadrato di riva, 10 metri x 10, per vedere, osservare il movimento delle onde. Palomar guarda per poi descrivere, tenta di applicare un meccanismo semplice per ingabbiare la complessità, il profilo frammentato, mutevole, liquido dellonda. Il foglio sul quale traccia poi il suo disegno è il luogo della stabilità, in cui egli si illude di fissare il variabile, il complesso, il mutabile. Quando Palomar osserva il prato, un metro quadrato di prato, non gli basta il colpo docchio, vuole anche descrivere, catalogare le pianticelle, selezionare quelle che fanno parte del prato allinglese, come trifoglio, loglietto, dicondra, e le erbe che non ne fanno parte. Palomar deve poi ripiegare sul prato rustico, cioè su una diversa idea di prato, ma si accorge che cè anche un non prato, un orlo dove lerba cessa di crescere. Per Palomar guardare è pensare, pensare è anche trascrivere, ordinare, catalogare. Ma le variabili sono tante che finisce per innervosirsi.
Silvio Perrella Calvino Roma-Bari, Editori Laterza, 1999. Collana Biblioteca Universale.
ISBN 88-420-5647-2
Sommario:
Cronologia della vita e delle opere. Bibliografia. Ringraziamenti. Breve storia della critica calviniana a uso degli studenti. Indice dei nomi
Dagli esordi, alla fine degli anni Trenta, come disegnatore di vignette per il Bertoldo e come commediografo, fino alle pagine autobiografiche postume, questo libro segue il percorso a zig-zag della esperienza umana di Italo Calvino scrittore, critico letterario, partigiano, critico darte, giornalista, critico cinematografico, direttore editoriale della Einaudi. Silvio Perrella incontra Calvino, studente di Lettere a Torino, mentre attraversa diagonalmente le vie grigie della città, tracciando immaginarie ipotenuse. E un Marcovaldo che in estate passa impunemente con il rosso e spezza, con le sue fantasiose diagonali, la geometria rigida della città.
Torino, orizzontale,
terrestre, geometrica, in fuga, immensa, interrotta dalla continua scia del
fiume; San Remo, verticale, in pendenza, uno spazio spezzato, con terrazzamenti
rigidi e limitati, in ascesa dalla linea infinita del mare: il giovane Calvino,
nei primi 25 anni i vita, immagazzina vedute di città e cerca di comprenderle
e definirle, in una personale stilizzazione geometrica. Italo Calvino ricordava
così gli anni di infanzia, a San Remo: in una grande villa, tra balaustre
alte come voli sul mare. E io passavo i giorni dietro a quelle balaustre,
bambino solitario, e ogni cosa per me era uno strano simbolo, gli intervalli
dei datteri appesi ai ciuffi dei gambi, le braccia deformi dei cereus, strani
segni nella ghiaia dei viali. Poi cerano i grandi, che avevano il compito
di trattare con le cose, con le vere cose. Io non dovevo far altro che scoprire
nuovi simboli, nuovi significati. Così sono rimasto tutta le vita, mi muovo
ancora in un castello di significati, non di cose, dipendo sempre dai grandi,
da quelli che manovrano le cose. (Italo
Calvino Romanzi e racconti, III vol.
pp. 966-967, Milano, Mondadori, 1994)
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