Italo Calvino online
[...] A tratti tende ad assomigliare a un libro scritto nel Settecento
(a quel particolare genere di libro che fu il "racconto filosofico",
come il "Candide" di Voltaire o "Jacques il fatalista"
di Diderot), e a tratti tende a diventare un libro "sul" Settecento,
un romanzo storico in cui attorno al protagonista si muove la cultura dell'epoca.
[...] Un nostalgico intrecciarsi di riferimenti si può stabilire,
per esempio, tra "Il barone rampante" e "Le confessioni d'un
italiano" di Ippolito Nievo. [...] L'arco della vita di Cosimo
di Rondò copre pressappoco gli stessi anni di quella di Carlino di
Fratta; non manca la galleria degli eccentrici nobilotti di provincia, tra
cui un familiare vestito alla turca (come in Nievo il redivivo padre di Carlino);
Viola può essere considerata una sorella minore della Pisana; e gli
echi della Rivoluzione, gli Alberi della Libertà, perfino l'incontro
con l'Imperatore Napoleone in persona sono elementi comuni ai due libri. Ma
il ricordo della calda, affettuosa, appassionata visione del mondo di Nievo
non fa che dar risalto alla stilizzazione grottesca, secca, ironica, tutta
scatti e saltelli ritmici del "Barone rampante". [...] C'è,
quasi nascosto dentro il libro, un altro libro più sommesso, di nostalgica
evocazione d'un paesaggio, o meglio: di ri-invenzione d'un paesaggio attraverso
la composizione, l'ingrandimento, la moltiplicazione di sparsi elementi di
memoria. [...]
Tonio Cavilla, dalla Prefazione a Il barone rampante di Italo Calvino. Torino, Einaudi, 1965. In copertina: disegno di Jean-François Millet.
In quella edilizia "corsa al mare" che dalla metà degli
anni Cinquanta riempì la riviera ligure di casamenti destinati alla
borghesia delle città industriali, un intellettuale si imbarca in una
speculazione con un imprenditore dai precedenti poco affidabili. La sfida
dell'avventura e il bisogno di confrontarsi con la concretezza della realtà
economica fanno così conoscere al protagonista le ombre di un sottobosco
ignorato, l'ambiguità elevata a regola dei rapporti, lo squallore dei
piccoli traffici e delle sordide transazioni. E l'esperienza, costellata di
amare sorprese e di stupiti risvegli, sarà illuminante per capire non
solo i tratti di una psicologia, ma l'immagine di una società. [...]
Dal risvolto di copertina de: La speculazione edilizia di Italo Calvino. Milano, Arnoldo Mondadori, 1991. In copertina: acquarello di Francesco Clemente, 1985.
[...] Per più d'un secolo Ferrara fu la capitale
della poesia epica. I tre maggiori poemi del Rinascimento _ l' "Orlando
Innamorato", l' "Orlando Furioso", e pure la "Gerusalemme
Liberata" del sorrentino Torquato Tasso _ nacquero alla Corte degli Estensi.
Perché questa terra padana fu tanto feconda d'ottave risonanti colpi
di lancia e scalpitìo di destrieri? [...] Quella ferrarese era
una società ricca, portata al lusso, gaudente; era una società
colta, che aveva fatto della propria università un importante centro
di studi umanistici ed era soprattutto una società militare, che s'era
costruito e difeso un suo Stato, tra Venezia e Stato della Chiesa e Ducato
di Milano. [...] Occorre dire che gli eroi del "Furioso",
benché siano sempre riconoscibili, non sono mai dei personaggi a tutto
tondo; perfino in Boiardo, poeta e narratore tanto meno elaborato, c'era più
impegno nella caratterizzazione; ad Ariosto, che pur ha la finezza d'un pittore
di miniature, è il vario movimento delle energie vitali che sta a cuore,
non la corposità dei ritratti individuali. [...] Non resta che
seguire Angelica che fugge al galoppo per il bosco, figurina di profilo disegnata
sullo sfondo finito d'un arazzo. Intorno a lei vorticano tre cavalieri che
si chiamano Rinaldo, Ferraù, Sacripante, ma che potrebbero avere anche
nomi diversi, dato che qui la loro funzione è solo quella d'eseguire
giravolte e schermaglie come in un balletto.[...]
Dalla Presentazione all' Orlando Furioso di Ludovico Ariosto raccontato da Italo Calvino. Milano, Arnoldo Mondadori, 1995. (Collana "Oscar Mondadori") ISBN 88-04-40015-3
[...] Quanto al titolo da dare al libro, dapprima ho cercato se
tra i titoli originali dei vari saggi ce ne fosse uno che facesse al caso.
Ma erano per lo più titoli baldanzosi ed energetici come "Il midollo
del leone" o "La sfida al labirinto", mentre io cercavo un
titolo adeguato allo stato d'animo in cui oggi rileggo e ricapitolo la mia
esperienza. Ho scelto "Una pietra sopra" per dare il senso d'una
storia conclusa e per la quale non c'è proprio da cantar vittoria,
per significare che non si può riprendere il discorso se non dopo aver
allontanato da sé molte pretese senza fondamento. Ma "Una pietra
sopra" ha anche il senso della necessità di fissare la propria
esperienza così come è stata, perché possa servirci a
qualcosa.[...] Questo saggio è l'ultimo mio tentativo di riassorbire
tutte le obiezioni possibili in un disegno generale. Di lì in poi non
posso più nascondermi la sproporzione tra la complessità del
mondo e i miei mezzi d'interpretazione: per cui abbandono ogni tono di sfida
baldanzosa e non tento più sintesi che si pretendano esaustive. La
fiducia in un lungo sviluppo della società industriale che m'ha sostenuto
fin qui [...] si dimostra insostenibile, così come una possibilità
di progettazione che non sia a breve scadenza, per tirare avanti alla meno
peggio. [...]
Dalla Presentazione a Una pietra sopra. Discorsi di letteratura e società di Italo Calvino. Milano, Arnoldo Mondadori, 1995. (Collana "Oscar Mondadori"). Edizione alla quale ha collaborato Luca Baranelli. ISBN 88-04-39991-0
Il testo citato è tratto da l'articolo "Sotto quella pietra" che Italo Calvino pubblicò su "La Repubblica" il 15 aprile 1980.
[...] L'oggetto della lettura che è al centro del mio libro non
è tanto "il letterario" quanto "il romanzesco",
cioè una procedura letteraria determinata _ propria della narrativa
popolare e di consumo ma variamente adottata dalla letteratura colta _ che
si basa in primo luogo sulla capacità di costringere l'attenzione su
un intreccio nella continua attesa di quel che sta per avvenire. Nel romanzo
"romanzesco" l'interruzione è un trauma, ma può essere
anche istituzionalizzata (l'interruzione delle puntate dei romanzi d'appendice
al momento culminante; il taglio dei capitoli, il "facciamo un passo
indietro"). L'aver fatto dell'interruzione dell'intreccio un motivo strutturale
del mio libro ha questo senso preciso e circoscritto e non tocca la problematica
del "non finito" in arte e in letteratura che è un'altra
cosa. Meglio dire che qui non si tratta del "non finito" ma del
"finito interrotto", del "finito la cui fine è occultata
o illeggibile", sia in senso letterale che in senso metaforico.[...]
Dalla Presentazione a Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Milano, Arnoldo Mondadori, 1994. (Collana "Oscar Mondadori"). Edizione alla quale ha collaborato Luca Baranelli. ISBN 88-04-39029-8
Il testo citato è tratto dall'articolo Se una notte d'inverno un narratore che Italo Calvino pubblicò sul numero di dicembre 1979 del mensile"Alfabeta", in risposta di una recensione di Angelo Guglielmi.
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