di Tina Borgogni Incoccia
Sono
venti racconti, ognuno è dedicato ad una stagione. I1 personaggio che dà il
titolo al libro è Marcovaldo, un operaio addetto al carico e scarico delle
merci, in una ditta che si chiama S.B.A.V. Marcovaldo, venuto dalla campagna
in città per trovare lavoro, ha moglie e quattro figli da mantenere ed è sempre
senza un soldo. In mezzo al cemento e allasfalto della città inquinata,
egli crede ogni tanto di rivedere un po della campagna lontana, ma si
tratta di una illusione e i suoi entusiasmi vengono sempre mortificati. I
racconti hanno sempre un tono scherzoso nella prima parte e un po malinconico
alla fine. Marcovaldo non si perde danimo e continua a sperare, perché
è un uomo fiducioso e pieno di buona volontà.
Il
libro venne illustrato da Sergio Tofano che aveva creato tanti personaggi
per il Corriere dei Piccoli, giornale di cui Calvino nellinfanzia
era stato un lettore appassionato.
Ecco
ora brevi riassunti di alcuni racconti.
Marcovaldo al Supermarket (Inverno)
Alle sei di sera la città cadeva in mano dei consumatori. Dopo le ore lavorative, la folla
correva a smantellare, a rodere, a palpare, a fare man bassa. Sembrava
che una parola dordine risuonasse per tutti: Consumate! Consummate!
Consumate! Pacchi, pacchetti, pacchettini vorticavano attorno alla cassa
dei negozi. La musica di fondo invitava agli acquisti.
Funghi in città (Primavera)
Marcovaldo, che aveva un animo molto sensibile, osservava anche i più piccoli cambiamenti
che si verificavano nella città, tra una stagione e laltra. Un giorno
si accorse che ai piedi di un albero erano spuntati dei funghi e questo fatto
lo riempì di grande gioia, pensando di poterne fare una bella frittura, da
mangiare insieme ai suoi figli. Aspettò con grande ansia che i funghi crescessero,
timoroso che altre persone gli rubassero il suo tesoro e finalmente, dopo
una lunga notte di pioggia, andò con i bambini a farne un bel raccolto. Preso
dallentusiasmo, invitò anche i passanti che ne approfittarono riempiendo
le loro borse. La sera si ritrovarono tutti allospedale per una lavanda
gastrica, perché i funghi erano velenosi
ma non troppo.
Fumo, vento e bolle di sapone (Inverno)
Nella cassetta della posta di Marcovaldo non cera mai niente, perché
nessuno gli scriveva, ma un giorno i suoi figli Filippetto, Pietruccio e Michelino
trovarono un buono omaggio di una ditta di saponi. I ragazzi pensarono di
approfittarne, prendendo anche quelli delle altre cassette, quelli delle case
vicine e quelli caduti per terra. Così, insieme ad una banda di monelli, ne
misero insieme una enorme quantità, e con tutti questi campioni di detersivi
riempirono la casa di Marcovaldo, sperando di guadagnare tanti soldi. Quando
cercarono di venderli, la cosa cominciò a dare nellocchio e qualcuno
denunciò il fatto alla polizia. Fiutando il pericolo, Marcovaldo disse ai
ragazzi di buttar tutto nel fiume. Così un mattino fecero la spedizione di
scarico, svuotando tutte le scatole nellacqua, nei pressi di una rapida
e tutto il sapone cominciò a gonfiarsi in tante bolle che si sollevarono dalla
superficie dellacqua e si dispersero in cielo, volando verso la città,
mentre il fiume continuava a
traboccare come un bricco di latte al fuoco.
I grappoli di bolle sallungavano in ghirlande
irridate e tutti gli operai che andavano al lavoro si fermavano allegri a guardare
questo spettacolo pieno di colori. Intanto le fabbriche avevano cominciato
a buttare fuori il fumo nero di ogni mattino. Bolle colorate e fuliggine nera
si confondevano tra loro, finché Marcovaldo, che stava a guardare con gli
altri, cerca cerca nel cielo non riusciva
a vedere più le bolle, ma solo fumo fumo fumo.
Dovè più azzurro il mare
(Primavera)
Era un tempo in cui i più semplici cibi racchiudevano minacce, insidie e frodi.
Nulla era più
sicuro: formaggio, olio, burro, frutta, verdura, polli, pesce. Il nostro Marcovaldo,
pieno di preoccupazione, cercando cibi genuini per la famiglia, pensò di andare
a pescare fuori città, perché il fiume in città gli ispirava ripugnanza.Un
giorno, esplorando la campagna, trovò tra gli alberi un angoletto di Paradiso:
uno slargo del fiume, dal colore così azzurro che pareva un laghetto di montagna. Felice
come una Pasqua, si fece prestare tutto lequipaggiamento da pescatore:
canna, lenza, retino, ami, esca, stivaloni, e una bella mattina presto andò
a pescare. Le tinche cadevano nella
rete a capofitto, ma apparve una guardia che con tono severo lo redarguì:
Non lo sa che qui è proibito pescare? Non ha visto la fabbrica di vernici?
Il pesce è avvelenato e deve essere buttato via.
Le
tinche di Marcovaldo tornarono a guizzare contente nel fiume azzurro.
I figli di Babbo Natale (Inverno)
Non cè epoca dellanno più gentile e buona, per il mondo dellindustria e del commercio,
che il Natale e le settimane precedenti. Tutte le ditte erano prese dalla
frenesia dei regali, per fare propaganda ai propri prodotti. Alla S.B.A.V.
pensarono di far consegnare i regali da uno dei loro dipendenti, vestito da
Babbo Natale e scelsero proprio Marcovaldo. Corse subito a casa per fare una
sorpresa ai figli, che invece 1o degnarono appena di una occhiata, perché
tutte le ditte avevano avuto la stessa idea e la città era piena di Babbi
Natale. Per il giro di consegne Marcovaldo si portò dietro Michelino che con
i fratelli stava avvolgendo nella carta argentata qualche regalino per i bambini
poveri. Arrivarono alla porta di ma casa lussuosa cbe apparteneva al
Presidente dellUnione Incremento
Vendite Natalizie ed entrarono in una sala tutta risplendente di argenti e cristalli e
con uno splendido albero di Natale, tutto addobbato. In un angolo cera
un bambino imbronciato e annoiato perché quello era il trecentododicesimo
regalo che riceveva. Michelino era corso via e Marcovaldo lo ritrovò a casa
la sera, tutto soddisfatto perché con i fratellini era andato a portare i
regali al bambino ricco che a lui sembrava povero: un martello, una fionda
e una scatola di fiammiferi lavevano reso felice e aveva cominciato
a distruggere tutta la casa. Marcovaldo era disperato perché era convinto
che lavrebbero licenziato, ma invece, la mattina dopo, trovò che alla
ditta erano tutti entusiasti per la trovata del regalo distruttivo, idea veramente
geniale e ideale per incrementare le vendite!
Siamo alla fine del libro. Il narratore cambia la scena, per cominciare un
altro racconto. Ci conduce fuori dalla città, in una pianura bianca
di neve e circondata da un bosco fitto e nero.
Sulla neve uscì un leprottino bianco che si confondeva col bianco della
neve e nel bosco si sentiva lululato del lupo, ma non si vedeva perché
era nero e stava nel buio nero del bosco. Il lupo uscì poi dal bosco e spalancò la gola rossa e i denti aguzzi, ma
morse il vento. Il leprottino non
si vedeva più.
Si vedeva solo la distesa di neve bianca come questa pagina.
La pagina bianca che Calvino scherzosamente
ci lascia è destinata ai lettori, grandi e piccoli, perché vi possano scrivere
i loro pensieri e le loro fantasie.
Tina
Borgogni Incoccia
20 Novembre 2001
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