I doni fatali delle Sirene

di Lydia Pavan

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«Mito particolarmente attuale in un’epoca massmediatica come la nostra, dove i mass media interessano un vasto raggio d’attenzione, per raggiungere con i loro messaggi coloro che per varie ragioni, non escluse quelle economiche, intendono incantare sedurre conquistare; un caso eclatante e vistoso è quello delle Sirene utilizzate dalla pubblicità: nelle illustrazioni tratte dal libro di Meri Lao [1] un biglietto olandese di auguri offerti da una procace e fumettistica Sirena, un’offerta di scimmie di mare da tenere in casa, sotto vetro, ad uso e divertimento del proprietario, un uso commerciale della Sirena per vendere una villetta al mare, due pubblicità di acque sfruttando il messaggio rinfrescante e acquoreo delle mitiche fanciulle, infine una Sirena sensuale in una coppa della Cantina Pinaroli, con la parte inferiore del corpo che segue l’andamento ondulatorio dell’elegante bicchiere dal gambo affusolato: tutti esempi di commercializzazione del mito, di deviazione dal messaggio omerico, di trasformazione consumistica; in tale contesto non ci si domanda più che cosa cantino le Sirene, perché il contenuto del loro canto è palese, indubbiamente decifrabile. I mezzi di cui i mass media hanno bisogno devono essere potenti e convincenti, come appunto le Sirene nel presente contesto discorsivo, metafore di un richiamo sublimante o deleterio, cui l’udito ed i diversi livelli di coscienza non possono sottrarsi; un richiamo, una suggestione pervasivi che agiscono sia a livello emozionale quando realizzano l’effetto di drogare, di esercitare un brain storm, sia a livello razionale, quando agiscono sull’ambizione di avventurarsi nell’intelligenza di un nuovo mondo. Non solo nella mitologia passata, ma altresì in quella del nostro presente le Sirene, supportate dalla tecnologia e dalla velocità della globalizzazione, investono tutti i campi, dalla pubblicità, come già visto, alla politica all’economia (si pensi alle promesse di arricchimento veloce della New Economy) alla mistica (le Sirene delle Sette religiose) allo spettacolo alla consumazione alimentare alla dietetica e non continuo; voglio solo dire che in una società di massa le Sirene, più di altre figure mitiche, occupano un posto ed una funzione dominanti, in quanto, con attributi polivalenti, sono lo strumento e della persuasione occulta e delle istanze creative e dei desideri o bisogni consumistici.

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“La sposa sirena” di Italo Calvino

Di tutt’altro tenore [rispetto a “Il pranzo del Generale Cork” di Curzio Malaparte], la fiaba n. 132 fa parte di un viaggio nel folklore compiuto da Italo Calvino dal 1954 al 1956 attraverso tutta l’Italia, in un gioco combinatorio di confronti, scelte, contaminazioni. Lo scrittore rielabora una storia di area tarantina tradotta in italiano da Giuseppe Gigli, offrendoci i seguenti topoi: tradizione classica delle Sirene / punizione della sposa adultera / metamorfosi della sposa e sua riabilitazione / prova richiesta al marito/ricongiungimento dei due sposi / morte delle Sirene (con ripresa, dunque, del mito classico).

Entriamo nel merito: la bella sposa di un marinaio spesso assente si lascia sedurre da un Re che poi l’abbandona; torna dal marito che, non perdonandola, pensa che la donna meriti la morte, sicché la getta in mare, dove le Sirene, affascinate dalla sua bellezza, la conducono nel loro palazzo, la chiamano Schiuma e le insegnano a cantare ed incantare i marinai di passaggio che si buttano in mare a capofitto (i versi delle canzoni sono inventati dallo stesso Calvino). Schiuma però non riesce a scordare il marito, il quale una notte compie l’usuale gesto dei marinai: si lancia tra le onde; le Sirene lo vogliono trasformare in corallo o cristallo o conchiglia, ma Schiuma, innamorata ancora, ottiene una dilazione della sorte crudele e con uno stratagemma lo salva facendolo tornare solo a terra; l’uomo, pentito, non potendo vivere senza di lei, affronta la classica prova magica di coraggio pur di riavere la sposa: ruba un fiore-talismano, senza il quale le Sirene son destinate a morire. L’impresa riesce e i due sposi si ricongiungono grazie al sacrificio delle Sirene, che, in tal caso, sono portatrici di un messaggio salvifico di generosità e di amore.»

 

Da: Lydia Pavan, I doni fatali delle Sirene, in …e c’è di mezzo il mare. Lingua, letteratura e civiltà marina, vol. I, pp. 291-302, Firenze, Franco Cesati Editore, 2002 (“Civiltà Italiana” Nuova serie 2, Atti del XIV Congresso dell’A.I.P.I di Spalato, agosto 2000)

 

27 luglio 2003

Sito della memoria Italo Calvino Italo Calvino online


[1] Meri Lao, Le Sirene. Da Omero ai pompieri, Roma, Antonio Rotundo, 1985.