Italo Calvino e l’America

 

Leggerezza, Rapidità, Molteplicità, Esattezza, Visibilità: sono i titoli delle prime cinque lezioni, le Norton Lectures, che Italo Calvino avrebbe tenuto all’Università di Harvard se la morte non lo avesse colto di sorpresa, il 19 settembre 1985. La sesta conferenza, Consistency, Calvino aveva deciso di scriverla direttamente in America. Pubblicate in inglese, a febbraio 1988, con il titolo Six Memos for de Next Millennium, in Italia apparvero nella edizione Garzanti sotto il titolo Lezioni americane, che era il modo colloquiale con il quale Calvino parlava di questa sua opera con Pietro Citati.

E’ un Calvino, narratore piacevole, che descrive la sua utopia letteraria e ci guida alla rilettura di autori, da noi distanti nel tempo e nello spazio. Egli contrappone Lucrezio, che rappresentava il mondo conoscibile perché discontinuo e scomposto in elementi unici, corpuscolari e microscopici, ad Ovidio, che coglieva nell’universo la costante proliferazione di forme concrete ma variabili, in continua e variata metamorfosi.

Italo Calvino arriva a New York il 3 novembre 1959, insieme ad altri giovani scrittori europei, e vi resta fino al 10 gennaio 1950; visita anche Detroit, Boston e Chicago, raggiunge San Francisco e New Orleans, poi torna a New York. In America stringe un legame di amicizia con lo storico della scienza Giorgio de Santillana e incontra Martin Luther King. Scopre la slot machine, i casinò di Las Vegas, il traveller’s check, il calcolatore elettronico, le sette religiose, la rivista “Playboy”, i beatniks, il cambio automatico, il divorzio, l’eroina, l’Actor’s Studio, il razzismo e la Borsa.  Il 16 dicembre 1959 tiene alla Columbia University di New York una conferenza in inglese, più tardi tradotta in italiano e pubblicata col titolo Tre correnti del romanzo italiano d’oggi, in cui egli afferma: Per Pavese l’America era il paese che aveva fondato una letteratura legata al fare degli uomini, alla pesca delle balene o ai campi di granoturco o alle città industriali, creando miti nuovi della vita moderna che avevano la forza di simboli primordiali della coscienza, creando dalla lingua parlata un nuovo linguaggio poetico tutto cose. Per Vittorini la letteratura americana era una sterminata riserva di vitalità naturale, un ideale campo di battaglia per la lotta tra le nuove invenzioni stilistiche e le tradizioni accademiche, tra la sincerità delle passioni, della fatica, del furore e il peso delle ipocrisie e delle morali consacrate. (Italo Calvino Una pietra sopra, Milano, Arnoldo Mondadori, 1995, p. 57).

 

A Calvino si deve la edizione Einaudi di autori come Salinger e Bellow. Quando rientra in Italia, dopo sei mesi di permanenza negli USA, spedisce ai lettori, su riviste e su giornali, le sue “Cartoline dall’America”, impressioni di un viaggiatore attento e curioso. Aveva deciso di raccogliere i ricordi di viaggio in un libro dal titolo Un ottimista in America, ma lo ha distrutto in bozze.

Nella prima delle corrispondenze per la rivista “ABC”, 11 giugno 1960, Calvino ha scritto: Io amo New York, e l’amore è cieco. E muto: non so controbattere le ragioni degli odiatori con le mie. […] In fondo non si è mai capito bene perché Stendhal amasse tanto Milano. Farò scrivere sulla mia tomba, sotto il mio nome, “newyorkese”.

vedi anche: Pagine dall'America

F. S.

14 settembre 2001. Giornata della memoria per le vittime del terrorismo

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