Spigolatura color lilla

E’ utile la poesia?

"Tra il 1854 e il 1859, nel cuore operativo della vicenda risorgimentale italiana, giovani letterati lombardo-veneti si pongono la domanda della funzione della poesia e più latamente della letteratura. […] Ippolito Nievo, Giovanni Rajberti, Cletto Arrighi, ma anche Pacifico Valussi, Teobaldo Cicconi, Leone Fortis e Luigi Boldrini dibattono sui giornali, a cui tutti variamente intrecciati collaborano, sulla funzione sociale, nonché civile, dell’opera dei letterati e sulle ragioni e i modi d’una poesia, per dirla con Nievo: utile a qualche cosa. […]

L'ultima foto di Ippolito Nievo, scattata a Napoli a metà febbraio1861 dal fotografo Alphonse Bernoud

L’argomento centrale della riflessione ruota attorno ad un comune interrogarsi su quale sia la funzione della poesia in una realtà comune, politica prima di tutto e sociale, che preme con urgenze: l’occupazione straniera, la frammentazione di Stati solo regionali, l’arretratezza del processo democratico, la questione sociale di così vasta portata, da insinuare l’antico timore che la poesia abbia in realtà una sua dimora nel giardino d’Armida. Mal s’insegna l’abbiccì a uno che ha fame, recita una citatissima frase, contenuta negli appunti predisposti per un saggio sul tema della rivoluzione politica come rivoluzione nazionale, lasciato incompiuto, e ovviamente inedito da Nievo alla sua morte. E la frase in questa sede fa naturalmente riferimento alla necessità prioritaria, anche volendo parlare d’istruzione, di agire sulle cause strutturali, economiche, che determinano la miseria dei contadini.

Patrizia Zambon, da: Le ragioni della poesia in un dibattito di medio Ottocento: Nievo, Arrighi, Raiberti e altri, comunicazione al XVII Convegno Internazionale A.I.S.L.L.I., Gardone Riviera 2-5 giugno 2000.

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