Un Oratorio a Fossatodi
Fausta Samaritani
A pochi passi dalla Corte Nievo a Fossato,
lungo la strada che da Rodigo porta a Rivalta, cè lOratorio dedicato
alla Vergine Annunciata. La facciata esterna è rifatta in stile neoclassico.
Allinterno, lunica navata termina in una profonda abside. Gli
ultimi restauri risalgono al dopoguerra.
Costruzione dai possenti muri perimetrali,
forse contemporanea della Corte Fossato, è una pieve, dal latino plebs, nome che indicava le parrocchie
di campagna. Come altre pievi dellItalia settentrionale e centrale,
laltare è orientato verso levante e il piccolo camposanto è a nord rispetto
alla chiesa, secondo antichissime usanze precristiane che forse risalgono
agli Etruschi.
Nel Trecento la piccola chiesa era intitolata
a San Paganino, perché era sussidiata dalla famiglia Paganini che viveva a
Fossato. Nel 1617 aveva unentrata di 131 scudi lanno e un prete
viveva nella piccola canonica. Un gruppo di case, a nord delloratorio,
fu chiamato Ghetto da quando vi si trasferirono alcune famiglie ebraiche.
Loratorio cessò col tempo di funzionare
come parrocchia, fu dichiarato privato e, sotto la diretta giurisdizione del
Vescovo, fu assegnato al Seminario di Mantova.
In inverno le strade si allagavano e i collegamenti
con la parrocchia di Rodigo erano quasi impossibili. Il parroco continuò ad
utilizzare il camposanto di Fossato per seppellire chi moriva in loco: la
comunità composta da trecento anime non si sentiva così esclusa dal Servizio
Divino.
Nel 1726 il parroco, cedendo alle preghiere
dei locali, prese labitudine di celebrare la Messa domenicale a Fossato;
ma ebbe una lettera di rimprovero dal Vescovo, con la netta ingiunzione a
non interferire in attività pastorali che non lo riguardavano.
Allinizio dellOttocento lOratorio
della Vergine Annunciata era ormai in totale abbandono e privo di sacri arredi.
Era cadente anche il recinto del cimitero. Don Ferdinando Stefani, parroco
di Rodigo, rivolse una supplica al canonico Antonio Prandi, rettore del Seminario
di Mantova, perché provvedesse ai necessari restauri, le cui spese nel 1807
ammontavano a Lire 709 di Milano, corrispondenti a Lire 544,17 dItalia.
Giovanni Battista Nievo si offerse di ristrutturare
a sue spese loratorio e la canonica, a patto che ledificio non
mutasse mai la destinazione in chiesa e che fosse trasferito in possesso suo
e dei suoi eredi, senza obbligo di pagare censi o livelli.
Era nota la pietà cristiana di Giovanni Battista
Nievo che aveva ricoperto lufficio dispettore dellOrfanotrofio
maschile. Il 26 gennaio 1798 (7 piovoso dellanno VI della Repubblica)
aveva fatto domanda per passare allOrfanotrofio femminile (Arch. Stato
Mantova, Municipalità Mantova, f. 21).
La proposta di Nievo risolveva anche il problema
di un nuovo cimitero a Rodigo, poiché la Legge del 1806 aveva abolito i camposanti
esistenti allinterno dei Comuni e imposto la costruzione di nuovi cimiteri,
lontani dalle case oppure fuori le mura.
Il Vescovo diede una risposta affermativa
con la riserva che, qualora Nievo o i suoi eredi avessero disatteso lobbligo
di restaurarli e di mantenerli, loratorio e lannesso cimitero
sarebbero tornati al Seminario Vescovile di Mantova. Il Rettore del Seminario
si riservava la facoltà di visita, personalmente o per interposta persona,
come atto di diretto dominio e per verificare che gli obblighi assunti dai
Nievo fossero pienamente assolti.
Latto dinvestitura perpetua fu
firmato il 22 gennaio 1807 (Arch. Stato Mantova, Notaio Giuseppe Avigni, b.
1533). Il perito Gaetano Stefani si recò sul posto a misurare il cimitero
che risultò di 15 tavole, 10 piedi e 2 once. Confinava a levante e a nord
con la siepe che segnava i limiti della proprietà di Domenico Filippini, a
mezzodì con la strada Comunale di Rodigo e a ponente, in parte col muro esterno
delloratorio e in parte con la proprietà di Giuseppe Perteghella.
Di questo camposanto oggi non esiste traccia
alcuna. E stato recentemente abbattuto il campanile, perché pericolante.
Il 16 marzo 1827 Alessandro Nievo, in nome
del padre Giovanni Battista, acquistò la piccola casa di Giuseppe Perteghella,
con relativo orto, vigneto, frutteto con noci e gelsi. Era composta di cucina
a livello e di una camera al piano superiore che comunicava con un camerino
dal quale, mediante scala a pioli, si arrivava dentro il campanile delloratorio.
Cera anche la cantina, il pollaio e unaltra cucina, con relativa
camera superiore. Nella corte si trovava il pozzo e il porcile. La casa, attaccata
al muro esterno delloratorio, era lantica canonica. Lestensione
del fondo era di 33,6 tavole e il valore di 1022,60 Lire austriache. Era gravata verso il Seminario di Mantova di
annue Lire 50, oltre allonoranza di un paio di capponi (Arch. Stato
Mantova, Notaio Giuseppe Longhini, b. 5277).
La
famiglia Nievo restaurò lOratorio, il campanile e la casa accanto alla
chiesa. Una lapide di marmo rosa di Verona, a destra dellaltare, ricorda
lanno dellinvestitura alla famiglia Nievo e il restauro che ebbe
termine nel 1826.
Carlo
Marin, nonno materno dIppolito Nievo, negli ultimi anni aveva lasciato
Verona e si era ritirato a Mantova, ospite del genero. Era andato in pensione
a settembre 1846, dopo 55 anni di attività continuata nella amministrazione
dello Stato. Per 32 anni aveva ricoperto la carica di intendente delle Finanze
a Verona. Non possedeva più beni di fortuna, al contrario dei figli Adele
e Augusto, ai quali aveva ceduto tutta leredità della loro madre Ippolita
di Colloredo. La morte di Carlo Marin, uomo giusto e stimato, causò immenso dolore
ai familiari. Egli aveva scritto tre versi che voleva fossero incisi sulla
sua tomba.
In suo ricordo, nellOratorio della Vergine
Annunciata fu posta una lapide di marmo con lo stemma Marin, unanfora
coronata che contiene acqua di mare. Nella dedica sindovina il gusto
sobrio dIppolito Nievo:
PACE
ALLANIMA
DI
CARLO
MARIN PATRIZIO VENETO
CIAMBELLANO E CAVALIERE DELLA CORONA FERREA
AMATO ED INTEGRO MAGISTRATO
MORI OTTUAGENARIO IL 14 GIUGNO 1852
NUDO
NASCEA NUDO MORIA
BEATO LO DIO CHE SI MI FEA
E NELLE VIE DONOR MI CUSTODIA
Sulla parete opposta delloratorio è
murata unaltra lapide di marmo: stesse sono la forma e grandezza, identico
anche il tralcio di foglie di vite che corre allintorno. E più
recente della prima di nove anni. In questintervallo, la storia dItalia
ha accelerato la sua corsa. Al posto dello stemma sulla lapide cè una
stella raggiata, chiusa dentro una corona dalloro legata da un fiocco.
La stella si chiama Arturo.
Raccontano le cronache che la notte prima
di entrare a Palermo con i Mille, Garibaldi alzando gli occhi al cielo vide
Arturo, la sua buona stella.
Domani
saremo a Palermo _ disse Garibaldi
ai suoi volontari, radunati sotto un ulivo, intorno ad un pentolone dove bolliva
un quarto di bue.
O a
Palermo, o allInferno! _ gli fece eco Bixio.
La stella raggiata e circondata da due rami
dalloro è lemblema dei Mille di Garibaldi. I simboli sono duri
a morire: il blasone inciso sulla lapide dIppolito Nievo, uno dei Mille,
è simile a quello della nostra Repubblica Italiana.
Nellaprile 1861 Carlo Nievo scrisse
a Costantino Nigra, a Napoli, pregandolo di comunicargli se il corpo del naufrago,
che si diceva recuperato sulle spiagge dIschia, fosse veramente quello
di suo fratello Ippolito, naufragato col vapore Ercole.
Lunico corpo recuperato in quei giorni
apparteneva invece ad un uomo, trovato su una spiaggia tra Bagnoli e Pozzuoli,
un luogo quindi lontano dalla presunta rotta dello sfortunato battello.
Le parole incise sulla lapide in memoria dIppolito
Nievo sono queste:
A
IPPOLITO NIEVO
CHE CONSACRO ALLITALIA
IN PACE
IL VERSO ACUTO IL SOAVE ROMANZO
IN GUERRA
IL SENNO ED IL BRACCIO
ALLE ALPI A MARSALA
A CALATAFIMI A PALERMO
E
VINTI SEMPRE I NEMICI
VINTO DAL MARE A ISCHIA
IL 4 MARZO 1861
PASSO
A VENTINOVE ANNI
DA UNA AD ALTRA GLORIA
I GENITORI E FRATELLI
DESIDERANDO INVANO LA SPOGLIA
DI QUELLA CARA ANIMA
P.
Le mie ricerche presso lArchivio di
Stato di Napoli, nel Fondo del Supremo Magistrato di Salute, hanno confermato
il ritrovamento del naufrago di Bagnoli: era un uomo calvo e con una camicia
bianca, annegato alla fine daprile 1861 (Arch. Stato Napoli, Supremo
Magistrato Salute, f. 192 e pandetta 494).
Dagli archivi parrocchiali dIschia,
in parte conservati negli archivi del locale Vescovato, mi è venuta conferma
che nel 1861 nessun naufrago è stato sepolto su questa isola.
LOratorio della Vergine Annunciata da
molti anni non appartiene alla famiglia Nievo che lo ha riconsegnato al Vescovo
di Mantova.
Vedi anche: Liriche d'amore di Carlo Marin
15
agosto 2001
Le
foto sono di Fausta Samaritani
Ippolito
Nievo online Ippolito Nievo online