Gli scritti di Ippolito Nievo
di
Fausta Samaritani
Risalgono agli anni veronesi del Ginnasio le prime poesie dIppolito Nievo, dedicate al nonno materno Carlo Marin e trascritte sopra un quaderno con il titolo Poetici componimenti fatti lanno 1846-1847. Sono prove acerbe, poco più che imparaticci scolastici; sono i frutti di un apprendistato letterario che Ippolito Nievo ha fretta di concludere. Nel 1851 scrive i versi pungenti, frizzanti, sarcastici e malevoli del Pipistrello e il romanzetto satirico Antiafrodisico per lamor platonico rimasto inedito fino al 1956, opere che segnano la fine, brusca ed ingloriosa, del suo amore dadolescente per Matilde Ferrari. Lanno successivo Ippolito Nievo, studente di Legge allUniversità di Padova, esordisce nel giornalismo inviando due lettere polemiche a Giuseppe Mazzoldi, direttore del giornale bresciano La Sferza, con le quali sostiene, prima le difese degli studenti, poi degli ebrei che Mazzoldi indiscriminatamente accusa dusura. Nellestate scrive il suo primo dramma, LEmanuele, dedicato allamico Emanuele Ottolenghi, in cui riprende i temi della sommaria condanna degli ebrei come usurai. Lanno successivo pubblica su LAlchimista Friulano i versi che nel 1854 leditore Vendrame raccoglie in un piccolo volume. Alcuni di questi versi sono prove scanzonate e goliardiche. Il 6 aprile, al Teatro dei Concordi di Padova, la Compagnia Dondini rappresenta con scarso successo il dramma in cinque atti Gli ultimi anni di Galileo Galilei dello studente Ippolito Nievo. Tra luglio ed agosto esce su LAlchimista Friulano un lungo resoconto sulla poesia dialettale e popolare, dal titolo Studi sulla poesia popolare e civile massimamente in Italia, un saggio che rivendica per la poesia popolare la piena cittadinanza nella civiltà letteraria. Durante un soggiorno a Pellestrina, isola che chiude a Sud la laguna di Venezia, Ippolito Nievo scrive un lungo diario che intitola Il giornale di Pellestrina. Nel corso del 1855 inizia la collaborazione con altre riviste: Il Caffè pubblica alcune sue poesie e la novella La Santa di Arra; La Lucciola edita la novella La nostra famiglia di campagna, in cui egli rappresenta, in pochi suggestivi tratti, la condizione sociale del mondo contadino. Questa novella sarà ripubblicata dopo la sua morte, ma con alcune varianti, sulla rivista I Contadi. Per i tipi Vendrame esce un secondo libro di poesie, dal titolo Versi. Ippolito Nievo scrive anche, non sappiamo per quale musicista, il libretto dopera Consuelo tratto da George Sand e getta i primi semi di due romanzi brevi: Angelo di bontà, ambientato in una Venezia fine Settecento e Il Conte Pecorajo. Lamore per il mondo del teatro gli suggerisce la farsa Pindaro Pulcinella e la commedia I Beffeggiatori, lavori che nessuna Compagnia è disposta a mettere in scena. La rivista di Lampugnani La Ricamatrice rifiuta una novella di Ippolito Nievo, intitolata La Pazza del Segrino e ambientata in una Brianza cupa e melanconica: vedrà la luce nel 1860. La Ricamatrice accoglie tuttavia numerosi articoli giornalistici di Nievo, indirizzati ad un pubblico femminile. Deluso dalla posizione prudente, anzi politicamente sfuggente dell Alchimista, Ippolito Nievo indirizza i suoi scritti a LAnnotatore Friulano che nel 1856 pubblica la sua novella campagnuola Il Varmo. E la storia di un amore gracile e fanciullesco, sullo sfondo di un idilliaco paesaggio rurale friulano. Su La Lucciola esce il racconto biografico Le Maghe di Grado e una novella, Il Milione del bifolco, dove su più piani si compongono e si intrecciano il racconto del vecchio bifolco Carlone e le storie di coloro che lo ascoltano. Lanno successivo, incompleta, La Lucciola pubblica la novella campagnuola mantovana Laratro e il telajo. Nel frattempo Il Caffè di Vincenzo De Castro ha chiuso, sostituito da Panorama Universale dove Ippolito Nievo fa uscire la novella LAvvocatino. Ambientata nellagro mantovano, questa novella gli frutta un processo per diffamazione alla Gendarmeria che si reputa offesa da epiteti quali: sgherri, grugni, mustacchioni. Forse come prova dinnocenza, Ippolito Nievo pubblica il breve racconto La viola di San Bastiano, ingenua parabola del mondo contadino che chiude il capitolo di tutta la letteratura campagnola italiana, prima dellUnità. Tenta poi di raccogliere in volume i suoi racconti, editi e inediti, per pubblicarli in un Novelliere Campagnuolo che rimarrà sulla carta e di cui ignoriamo la reale consistenza. Il valore di questa narrativa rusticale è nella scelta di ambientarla nella contemporaneità e in luoghi, come il Friuli e il Mantovano, dei quali Nievo conosce la geografia e comprende la valenza culturale. Egli avverte i primi sintomi di una maturazione sociale nel mondo rurale e di una maggiore consapevolezza di sé tra le plebi contadine; ma è ancora soggiogato da un elogio ingenuo per la vita in campagna, e convinto che umili e potenti siano due categorie, fatalmente coincidenti con i buoni e i cattivi. Leditore milanese Oliva pubblica il romanzo dIppolito Nievo Angelo di bontà, con il sottotitolo: Storia del secolo passato. Figure come Chirichillo, abbozzate sullo sfondo della Venezia settecentesca, sono dei veri caratteri. Dopo la pubblicazione di alcuni Bozzetti veneziani in versi su Quel che si vede e quel che non si vede, una rivista veneziana che ha vita breve, sinaugura la fruttuosa collaborazione con due riviste milanesi illustrate: LUomo di Pietra e Il Pungolo diretto dal triestino Leone Fortis. Esce a puntate su Il Pungolo il romanzo Le disgrazie del Numero Due, con il sottotitolo: Novella satirica contemporanea e con la firma Nevio, romanzo interrotto al capitolo quindicesimo senza alcuna spiegazione da parte della redazione della rivista. Nievo lo riprenderà, pubblicandolo nel 1860 col titolo Il Barone di Nicastro. Estroso e grottesco, questo Barone alla ricerca della virtù è un cugino carnale del Candido di Voltaire e del Don Chisciotte. Per il suo Barone rampante, Italo Calvino sispirerà al Barone di Nicastro dIppolito Nievo. Scrive unaltra saporosa commedia, Le Invasioni moderne, e compone due tragedie classicheggianti, Spartaco e I Capuani che non trovano né un editore, né una Compagnia disposta a mandarle sulla scena. La casa editrice milanese Vallardi pubblica il romanzo breve Il Conte Pecorajo, con il sottotitolo: Storia del nostro secolo.
Alla
fine del 1857, Ippolito Nievo
inizia
a Milano la stesura de Le Confessioni
dun italiano.
Il testo completo è sui CD-ROM numero 1 e numero 3
Fausta Samaritani
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