La prima dichiarazione

d’amore di Ippolito Nievo

La lettera dei misteri

Elsa Chaarani-Lesourd risponde all’articolo di Fausta Samaritani

 

Ho letto con grandissimo interesse il tuo articolo Ippolito Nievo a Matilde Ferrari: nelle veglie e nei sogni_ uscito nella Biblioteca Ippolito Nievo online, sul sito Ippolito Nievo online, nel link dedicato alle Lettere d’amore_in cui tu poni in termini molto chiari la questione della datazione della prima lettera a Matilde (lettera n° 18 del volume delle Lettere curate da Marcella Gorra, da lei fatta risalire al mese di gennaio 1849) e rispondi al problema con attendibilissime ragioni di contenuto.

Quello che aggiungerò qui potrà completare la tua argomentazione.
Come tu sottolinei, mi ha immediatamente colpita l’interruzione di un anno, fra la prima e la seconda lettera (n° 37 nella preziosissima edizione delle Lettere). Il rispetto e la grandissima riconoscenza dei nievisti per l’immenso lavoro di ricerca, di decifrazione, di classifica, di minuziosa annotazione e di pubblicazione delle Lettere da parte di Marcella Gorra, senza le quali dovremmo lavorare con grandi difficoltà, non ci esime dal dovere critico di rettifica di eventuali e rare inesattezze.
Mi sembrava che fosse poco verosimile, anche in base al mero buon senso, scrivere la prima lettera d’amore nel gennaio di un anno e la seconda nel febbraio di quello seguente. Quindi Marcella Gorra, mi pareva, aveva anticipato la prima per solidissime ragioni critiche. E invece la nota a questa minuta, (pp. 873-874) mi parve poco convincente.
I motivi della datazione erano due:

_ non poteva esser stata scritta che prima della partenza di Nievo per la Toscana, cioè tra il 28 dicembre 1848, data del primo incontro con Matilde, e l’8 febbraio 1849 circa, data della presunta partenza per la Toscana secondo Simone Casini, nella recente edizione delle Confessioni. (Non conoscevo la data del 12 gennaio 1849 che tu evochi: l’avrai desunta da un documento a me sconosciuto);

_ nel viaggio Nievo doveva affrontare un’avventura piena di incognite (Gorra). La frase è sibillina, ma sembra suggerire l’idea che Nievo non avrebbe avuto durante il viaggio bastevole spensieratezza per scrivere una lettera di un lirismo così sfrenato. E il secondo argomento è un po’ contraddittorio con il primo, perché Marcella Gorra rileva che si tratta di un atteggiamento esaltato nella lontananza, e quindi, verrebbe da chiedersi, di un atteggiamento da viaggiatore?

Comunque sia, tutti e due gli argomenti si riferiscono (o sembrano riferirsi) unicamente allo stile esaltato e lirico della lettera, e non al suo contenuto.

Ora il tuo intervento mi sembra colpire nel segno, quando tu evochi il contenuto e non unicamente lo stile della minuta di lettera da datare, in cui Nievo, grazie alla mediazione di Matilde presso la sorella, tenta di riconciliare Attilio con l’innamorata Orsola dopo uno screzio. Aggiungo che più di una volta Ippolito dovette intervenire presso Matilde per l’amico disperato; ma uno screzio del settembre 1859 è da scartare immediatamente, perché sin dalla prima frase sappiamo che questa lettera è la prima lettera d’amore, antecedente perciò a quella del 26 febbraio 1850 che è la seconda, come tu noti giustamente. Rimane quindi lo screzio dei due primi mesi del 1850 che evochi, il cui motivo era la civetteria di Orsola Ferrari con un rivale, l’avvocato Luigi Castellazzo.
La prima cosa che vorrei sottolineare è che comunque, in base al contenuto della lettera, del gennaio1849 non si tratta. Secondo i documenti firmati, sia da Attilio sia da Ippolito, (Antiafrodisiaco per l’amor platonico di Nievo, i due manoscritti autobiografici di Attilio largamente citati da Corrado Jorio in un saggio del 1939-1940, e alcune lettere di Ippolito) in quel momento la coppia Attilio Magri-Orsola Ferrari sembrava in perfetta armonia. La datazione della Gorra appare quindi sbagliata. Non solo: due dei documenti precitati (Antiafrodisiaco di Nievo e I misteri di un’anima di Attilio Magri) concordano nel descrivere una lettera scritta in circostanze simili e dal contenuto uguale alla famosa minuta di lettera n° 18. I due testi evocano una lettera scritta di notte da Ippolito mentre Attilio dormiva, in una camera che i ragazzi dividevano: dei particolari evocati nella minuta. Il contenuto evocato dai due testi corrisponde poi a quello della minuta: Ippolito voleva intervenire presso Matilde, per pregarla di cambiare l’umore di Orsola verso l’amico infelice e contemporaneamente cogliere l’occasione per dichiararsi.
Inoltre, i due testi indicano una datazione parallela, se non identica dello screzio e dell’episodio della lettera.

Al principio del 1850_scrive Corrado Jorio, riassumendo i manoscritti di Attilio_fu organizzata a Mantova un’Accademia strumentale e vocale che si riuniva una volta alla settimana e Nievo nell’Antiafrodisiaco precisa: il mercoledì o il giovedì. Mentre il Carnovale si avvicinava alla metà (cioè verso il 19 gennaio 1850) si svolgeva la prima serata in cui si ritrovavano i cinque ragazzi (i nostri quattro, più il rivale Luigi Castellazzo), probabilmente il mercoledì 23 gennaio. E quella che finisce con la disperazione di Attilio e la stesura della lettera era la terza serata. Ma viene anche precisata una circostanza particolare della quarta serata, confermata anche da I misteri di un’anima e ricordata in una lettera di Ippolito a Matilde (lettera n° 104 del 9 settembre 1850): la riunione fu sciolta da un intervento della polizia austriaca che costrinse la folla a tornare a casa. Secondo l’Antiafrodisiaco, questa ultima serata, in cui Ippolito tentò invano di dare la lettera a Matilde, si svolgeva una settimana dopo la nottata della stesura della lettera. L’unico punto sul quale divergono i due amici, nei testi rispettivi, è l’iniziativa della lettera: Ippolito afferma nell’Antiafrodisiaco che Attilio avrebbe chiesto a lui di intervenire; mentre Attilio asserisce che era stato invece Ippolito a proporre l’intervento! (Per le date estreme del Carnovale, vedi: Marcella Gorra Ritratto di Nievo, p. 83 e il calendario del 1850).
Ormai, abbiamo o quasi, la data; rimane da confermare che la famosa lettera, descritta nel romanzetto dissacrante di Nievo l’Antiafrodisiaco ed evocata nelle memorie di Attilio, sia effettivamente quella che cerchiamo di datare.


Leggiamo nell’Antiafrodisiaco la descrizione precisa di una lettera che assomiglia molto, mi pare, alla minuta di lettera n° 18, da te citata integralmente:


Difatti vergai una singolarissima lettera di dichiarazione amorosa, perdendo quattro facciate a descrivere lo stato d’Anonimo, e due linee a descrivere il mio. Narrava le gelosie d’Anonimo, come fosse mancato poco perch’egli prendesse pel collo il Girandola e l’avesse fatto girare al pari d’una fionda; narrava i suoi spasimi; come aveva farneticato tutta la notte, come allo svegliarsi avesse la spuma alla bocca, come insomma l’amor suo, e la deplorabile sua condizione fisica, e morale richiedessero compassione. Finii col dichiarare il mio amore per la Signora Morosina, dicendo, che queste parole erano tanto sublimi per me che non credea bisognevole aggiungervene delle altre.


Gli elementi che corrispondono al contenuto della minuta di lettera da datare sono importanti:
_ è una strana lettera d’amore, quella di chi prende spunto dalla disperazione dell’amico per dichiararsi! Però è confermato anche dal manoscritto di Magri;

_ vengono descritti nella lettera, come nel romanzo, gli spasimi e il farneticare di Attilio.

Due cambiamenti appaiono invece:

_ lo squilibrio fra la brevità della dichiarazione e la lunghezza della descrizione dell’amico viene iperbolicamente esagerato nell’Antiafrodisiaco, per ovvie ragioni: Nievo è ormai in una fase di rifiuto del sentimento, sinceramente provato prima;
_ vi è l’aggiunta di un episodio che non appare in nessuno degli altri documenti: Attilio è sul punto di picchiarsi con il rivale. E’ un motivo destinato a rendere più comico, ma anche più virile l’atteggiamento di Attilio, regolarmente giudicato da Ippolito troppo passivo e negativo nelle lettere scritte all’amico. Nievo peraltro non voleva ricordare ad Attilio_che sarebbe stato probabilmente il primo lettore e forse il principale destinatario del romanzetto_circostanze troppo dolorose, per il suo amor proprio. Infine, non voleva neppure che il proprio alter ego sembrasse tanto disperato a causa di una donna, in un racconto che voleva scherzosamente servire da terapia ad un innamorato stracotto.
Così, nonostante l’inevitabile deformazione del romanzetto satirico, la lettera descritta corrisponde esattamente alla minuta (lettera n° 18) che stiamo cercando di datare.
Bisogna ormai fare la sintesi dei due testi, dal punto di vista della datazione.

Molte sono le annotazioni temporali di Nievo nell’Antiafrodisiaco, nonostante l’apparente indeterminatezza che sembra avvolgere le vicende; e Nievo sbaglia nella datazione della seconda lettera a Matilde: non la possedeva più, perché la ragazza non aveva restituito le lettere, dopo la rottura.

I particolari che riguardano l’episodio dello screzio, la stesura e il mancato recapito della lettera sono tuttavia numerosi: la lettera fu stesa alla terza serata dell’Accademia e Ippolito volle recapitarla alla quarta serata_quella fermata dall’intervento poliziesco_mentre la prima serata si svolgeva verso la metà del Carnovale.
Queste annotazioni temporali mi sembrano troppo abbondanti, per non essere prese in considerazione, anche perché si trattava di un avvenimento forse più importante per Ippolito che per Attilio: la dichiarazione d’amore.
Secondo il calendario del 1850 il mercoledì delle ceneri, fine del Carnovale, era il 13 febbraio; sicché la prima serata musicale doveva cadere il mercoledì 23 gennaio 1850. La quarta serata, in cui Ippolito voleva dare la lettera a Matilde, dovrebbe essere il mercoledì delle Ceneri 13 febbraio, o il giovedì 14, il che potrebbe spiegare l’intervento della polizia austriaca dal fatto che era ormai cominciato il periodo quaresimale. (Per la verosimiglianza di questa ipotesi, vedi il lavoro recente dello storico mantovano Maurizio Bertolotti Le complicazioni della vita,1998, in cui viene ricordato un episodio similare del 1848).
Quindi la terza serata, data della stesura della lettera, doveva essere quella del mercoledì 6 o del giovedì 7 febbraio, se ci atteniamo ai particolari del romanzetto nieviano, e comunque fra il 6 e il 26 febbraio 1850.
Questa conclusione non collima esattamente con la tua, in quanto giudichi le due lettere quasi contemporanee. Sono invece d’accordo con te sulle circostanze della redazione da te descritte: una prima minuta di lettera scritta per aiutare l’amico e conservata da Ippolito, e la seconda, una lettera molto analoga, in cui Ippolito ormai esclude dalla vicenda l’amico, per sviluppare la propria dichiarazione.
Mi pare anche giusto avvicinare le due lettere, come fai, per ragioni stilistiche. Infatti hanno in comune il lirismo più scatenato che si possa immaginare, sotto la penna di un giovane romantico! E alcune frasi della seconda sono, come fai notare, addirittura copiate dalla prima.
Questo scarto di venti giorni fra la prima e la seconda lettera non contraddice, secondo me, l’ipotesi di un sentimento sinceramente provato da Ippolito Nievo per Matilde Ferrari; mentre una interruzione di 13 mesi dovette giustificare pienamente, per Marcella Gorra, quella di un puro esercizio letterario, sicché la datazione della minuta di lettera n° 18 ha_ed ebbe_conseguenze significative, sulla interpretazione critica del complesso delle lettere a Matilde.
Rileggendo le lettere a Matilde, dopo la lettura dei vari contributi critici a loro dedicati, si è colpiti sì dal lirismo di molti brani, ma anche dalla sincerità di numerose frasi che una certa linea critica ci aveva fatto dimenticare. Questi studiosi hanno certo fatto bene a cercare di indagare sul testo, in quanto mero testo letterario: era un aspetto importante del lavoro critico ed è interessante reperire in questo scrittore, ancora giovane, una tale copia di riferimenti letterari che dimostrano la vastità della sua cultura, anche in quel primo momento di scrittura.
Nondimeno il rovescio della medaglia c’è, perché si arriva così a dimenticare del tutto che si tratta di testi autobiografici, non destinati alla pubblicazione; si arriva a cancellare totalmente la dimensione sentimentale della vicenda e in fondo ad ignorare che dietro ad ogni letterato si nasconde, anche e spesso di sua volontà, un uomo che sente e vive.
Mi sia concesso ricordare qui un verso, già citato da Muriel Gallot nell’introduzione alla sua versione francese dell’Antiafrodisiaco, un verso di un poeta paragonabile per la precocità intellettuale a Giacomo Leopardi.

Jean-Arthur Rimbaud inizia e chiude così la lirica Roman che evoca appunto un primo amore:

On n’est pas sérieux, quand on a dix-sept ans
(Non si è seri, quando si è diciassettenni)


Neanche Ippolito diciannovenne, che scriveva di notte la sua prima lettera d’amore a una graziosa ragazza, era poi così serio da pensare unicamente alla vocazione letteraria, di cui non sapeva niente: siamo noi, critici di un secolo e di un millennio che spariranno fra pochi giorni, a saperlo e a progettarlo, con il senno di poi, negli scritti di lui.
Darò un unico argomento, apparentemente contraddittorio, a favore della realtà sincera di quell’amore. In certe pagine molto aspre delle ultime lettere a Matilde, in certi passi amari e per nulla comici dell’Antiafrodisiaco affiora qualcosa che assomiglia molto al dolore, e il dolore non è certo un esercizio letterario. Ciò dimostra chiaramente per me che si trattò anche di letteratura, ma anzitutto di un... primo amore.
Rimando in proposito alle interessanti pagine di Francesco Olivari, Ippolito Nievo lettere e confessioni, 1993.
Anche su questo punto, come vedi, sono d’accordo con te.


                                                                                                         Elsa Chaarani-Lesourd

(Université Nancy 2_Institut Italien)


8 dicembre 2000

Questo scritto è dedicato alla memoria di Carlo e di Adelaide, nonni della mia nonna Renée, nati lui lombardo e lei veneta, e morti italiani.

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