Hanno detto

Su Ippolito Nievo
"Come è noto, nello scritto sulla Rivoluzione nazionale Nievo parla delle proprie idee sulla religione. Malauguratamente il passo contiene una lacuna. E’ mia opinione che sia impossibile ricavare dalle Confessioni degli elementi decisivi, per risolvere il problema delle convinzioni più profonde dello scrittore. Del resto, il passo lacunoso del 1859 è, nella parte superstite, chiaro ed inequivocabile: "Io che non sono religioso". Una dichiarazione perentoria che non lascia molto margine alle interpretazioni. […] Comunque la ricerca potrebbe non esaurirsi mai, purché si esibiscano documenti accuratamente vagliati; il che significa in particolare che non si potranno trattare opere d’invenzione alla stregua di qualsiasi altro documento storico. Non è ammesso, se non sbaglio, scambiare le idee del narratore o dei personaggi di un romanzo con quelle dell’autore. Ma ancora capita che storici autorevoli ci caschino. Le difficoltà si accrescono quando, come nel caso delle Confessioni, le idee dei personaggi non sono sempre perspicue, lineari e coerenti. Le difficoltà addirittura ingigantiscono, quando pur essendo la stessa persona, il narratore e il protagonista non sono in pieno accordo tra loro. Il distacco di Carlo Altoviti dalla religione risale ai tempi dell’Università: decisivo l’incontro con Amilcare Dossi. Carlo non ritornerà più sui propri passi, avendo dichiarato proprio alla fine della vita la dignità della propria posizione di non credente: "Invidio la vostra fede, ma non posso oppormi: credete adunque, siate felici e lasciatemi in pace". A quanto pare non si è trattato di una cesura traumatica. Secondo Carlo l’ottuagenario la fede cristiana di Carlo bambino non era stata molto fervida. Ciò non dimeno, il distacco apre un vuoto: se da un lato critica l’ipocrisia dei pastori e il bigottismo diffuso nel gregge e se la prende con il dogmatismo e il formalismo, cui è improntata l’educazione religiosa, dall’altro però Carlo riconosce in più d’una occasione gli aspetti positivi della fede tradizionale, capace di dare conforto nella sofferenza, d’imporre un freno alle passioni, di suscitare la carità e la dedizione di sé, e per di più, d’accendere forti ideali di patria".
Maurizio Bertolotti, da Nievo, la religione e la patria, relazione al Convegno Nazionale "Ippolito Nievo e il Mantovano", Rodigo (MN), 7, 8 e 9 ottobre 1999.

Su Italo Calvino
"Il capitolo ottavo del racconto di Calvino Se una notte d’inverno un viaggiatore pullula di idee che sono delle aperture abbastanza vertiginose verso l’infinito narrativo. Il capitolo ottavo ha come autore finzionale una controparte di Calvino, lo scrittore Silas Flannery il quale monologa così: "Mi volto e vedo la scrivania che m’attende, la macchina col foglio sul rullo, il capitolo da incominciare". Che cosa aggiunge poi il personaggio? Si mette a parlare alla propria mano e dice che bisogna, scrivendo a macchina, "trasmettere lo scrivibile che attende d’essere scritto, il narrabile che nessuno racconta". "Il libro non dovrebb’essere altro che l’equivalente del mondo non scritto tradotto in scrittura […] il libro dovrebb’essere la controparte scritta del mondo non scritto". […] Attorno al mondo già narrato, che è il mondo reale, quello che i logici chiamano il mondo attualizzato, c’è il narrabile che nessuno racconta […] e c’è l’insieme infinito dei mondi possibili. […] I mondi dell’invenzione. Ma qui la logica formale degli anni Sessanta […] aveva dato un impulso nobile, perché si era cambiata la nozione di modello di un solo mondo possibile, in modello a più mondi possibili. L’intero sistema della logica di quegli anni era impunturato sulla base dell’affermazione che il nostro mondo attuale è circondato da un’infinità di altri mondi possibili.[…] Si scoprì in questi anni che il sale della terra era un certo squilibrio, cioè un granello d’anarchia che manteneva a suo modo il mondo in stato di grazia, dandogli sempre la possibilità di diventare altrimenti. […] Lo scrittore può muoversi e creare un romanzo, un giallo, tutti questi sono dei mondi possibili che si realizzano. […] "Si tratta, spiega Calvino [ad Angelo Guglielmi, in risposta ad una recensione], di inserire la complessità del mondo attraverso un catalogo di possibilità linguistiche e non, cioè di mondi possibili: e questa è la macchina generativa del mio libro". […] Nella logica formale le soluzioni alternative, se entrano contemporaneamente in un mondo possibile, rendono impossibile la narrativa, a meno che si faccia un lavoro, un testo che non sia dell’universo immaginario ma che sia dell’universo fantastico. Spesso io nelle scuole sento confondere, anche dagli insegnanti, la parola "fantastico" con la parola "immaginativo": hanno due significati logici diversissimi. Tutto quello che è fatto su una scelta libera, ma che non sia contraddittoria, tutto questo dà origine ad opere letterarie che appartengono al modo dell’immaginario. Nel momento in cui si sceglie una logica che si regge su dei contrari, degli opposti, entriamo nel mondo del fantastico. Pensiamo al Naso di Gogol".
Maria Corti, da Calvino "per le vie del mondo", relazione al Convegno Internazionale "La cultura letteraria italiana e l’identità europea", Roma, 6-8 aprile 2000.

Vedi: Calvino e Internet

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