A centosettanta passi

dal Teatro Sociale

 

di Fausta Samaritani

Da casa a teatro

Io non mi movo mai di casa se non la sera per passare al Teatro_ scrisse Ippolito Nievo, il 15 gennaio 1855, all’amico Andrea Cassa.

 

Mantova. Portone del palazzo Nievo, oggi Angeli-Duodo

Nei primi mesi di quell’anno Ippolito Nievo viveva a Mantova, al numero 732 di Contrada Corta (la strada che oggi porta il suo nome), nel palazzo di proprietà del padre Antonio e che il trisavolo Leopoldo aveva acquistato nel 1760 dal conte Claudio Arrivabene. Al lato opposto della strada, il numero 733 indicava il palazzetto, denominato Spina, di proprietà dello zio Luigi Nievo. Apparteneva al marchese Baldassarre Castiglione che nel 1804 l’aveva venduto a Giovanni Battista Nievo, bisnonno d’Ippolito. La casa era stata poi trasformata, tagliando il dente sporgente su Contrada Corta, allargando così la via e aprendo l’ingresso dell’edificio esattamente in corrispondenza dell’androne di palazzo Nievo, in modo che, uscendo da casa Spina, si potesse godere lo scorcio del giardino, protetto da una settecentesca cancellata adorna di statue di pietra. La casa accanto, al 733a, apparteneva anch’essa allo zio Luigi. Un lungo tratto di Contrada Corta era così diventato una sorta di “cortile” esterno, su cui si affacciavano case di proprietà Nievo.

 

Mantova. Facciata della casa Spina

 

La percezione di trovarsi ancora “dentro” e non “fuori” di casa, forse accompagnava Ippolito, mentre la sera si dirigeva verso il Teatro Sociale, distante centosettanta passi dal portone marcato col numero 732.

Tutto il blocco di edifici confinanti con palazzo Nievo e compresi tra la Contrada Corta (oggi via Ippolito Nievo), la piazza S. Antonio (oggi piazza Teofilo Folengo) e la Contrada Concole (oggi via Giovani Arrivabene), apparteneva alla famiglia Nievo.

 

 

 

Mantova. Giardino di palazzo Nievo, visto da via Arrivabene, con il tasso, un albero che ha più di 500 anni

 

Se Ippolito, quasi giunto alla meta, traversava la strada rasentava il muro esterno del teatro.

Anche qui era di casa, perché il bisnonno Giovanni Battista era stato uno dei fondatori del Teatro Sociale e nell’anno 1855 lo zio Giuseppe Nievo ne era il revisore dei conti. Il palco di Antonio Nievo era il numero 16 del secondo ordine.

 

Il critico teatrale

Giovanni De Castro, che ospitava scritti di Nievo sulla rivista milanese Il Caffè diretta da suo padre Vincenzo, aveva messo Ippolito in contatto con la rivista fiorentina L’Arte. Attraverso De Castro, Nievo ogni mese spediva a Firenze articoli di critica teatrale e musicale su spettacoli andati in scena al Teatro Sociale di Mantova [1] Era un Nievo ventitreenne, ancora acerbo come cronista teatrale. Dopo due articoli, questa collaborazione s’era interrotta senza apparente motivo.

 

Questa lettera di Giovanni De Castro ad Ippolito Nievo, datata Milano 16 maggio 1855, e che accompagnava con garbo la restituzione al mittente di una poesia non pubblicata dal Caffè, ci svela i motivi dei dissapori con L’Arte:

 

 

Mantova. Facciata del Teatro Sociale

 

Il testo completo e sui CD-ROM numero 1 e 3

 

L’eredità di Alessandro Nievo

Il 25 gennaio 1843 morì Alessandro Nievo, lasciando eredi necessari gli otto figli viventi, tra cui Antonio che era padre d’Ippolito, e i cinque nipotini Gobio figli di Laura Gobio Nievo che era morta nel 1829.

All’epoca, quattro dei nipoti Gobio (Carlo, Cecilia, Teresa e Matilde) erano minorenni: come atto dovuto, il Tribunale di Mantova ordinò così l’inventario giudiziale dei beni del defunto. Tra questi, c’era un palco con camerino al Teatro Sociale di Mantova.

Le poltroncine del palco Nievo erano foderate di marocchino verde, stessa ricopertura delle sedie dorate della “sala galleria” di palazzo Nievo, dove erano esposti i preziosi dipinti della collezione del nonno Alessandro. Verso la platea, il palco Nievo era velato da tendine di cotone bianco e da ricchi tendaggi in seta gialla festonata, con frangia.

Il perito del Tribunale, l’ingegner Gaetano Petrali, elaborò questa descrizione del palco con camerino al Teatro Sociale di Mantova, dove alcuni anni dopo si sarebbe seduto Ippolito Nievo, e gli assegnò un valore altissimo:

 

A.     Palco

Il palco trovasi al secondo ordine, partendo dalla platea e viene marcato attualmente col N° 16 e risulta il quarto a destra, entrando dal palco grande di questa fila; vi si accede dal corridoio, per apertura d’uscio con imposta esterna in una partita di abete a specchiature[10] dipinta a cola ed alquanto vecchia con serocco[11], serratura a chiave e contorno pure d’abete, non ché con altra imposta interna ugualmente in una partita d’abete con lastrone[12] alla sua specchiatura superiore e serocco in opera sopra zambrana[13], il tutto dipinto a vernice copale con filetti dorati all’ingiro della specchiatura.

Il pavimento di questo palco è a terrazzo e il soffitto plafonato e dipinto, le pareti di legno coperte da carta ad uso di Francia, distirata[14] sopra telaio di legno contornato da filetti di ottone. Ad ogni lato della porta d’ingresso trovasi uno specchio con luce patita[15], contornato da cornicie simile a quella della zambrana sotto cui avvi un occhiello per bracciali da candele e superiormente un cappello di lama di ottone per uso fumivoro[16].

Sopra il parapetto avvi una specie di davanzale di legno con imbottitura coperta da marocchino, fermata con brocche[17] di ottone. L’apertura del palco, rivolta alla platea, è fornita di due tende di tela cotone bianca, con frangia semplice e da ridò a festone di seta gialla con frangia pure di seta. Le mobiglie poi del presente palco consistono: 1° in tre poltrone, l’una completa, di noce a lucido con bracciuoli e schienale nonché sedile coperto da marocchino verde, il tutto in buono stato e le altre due simili alla descritta, ma ad un solo bracciuolo. 2° di due sedili aderenti ai fianchi del palco, a tutta lunghezza dei medesimi e formati a canapé, di noce a lucido, con sedile imbottito e coperto di marocchino, i cui schienali, indipendenti da essi, sono infissi alle pareti di cui corrispondono alla intera lunghezza e sono di noce a lucido con imbottitura e coperta da marocchino, il tutto in mediocre stato.

 

Confini

1_ Al piano inferiore o primo ordine, il palco N° 17 di ragione degli eredi del fu Avvocato Carlo Petrali.

2_Al piano superiore o terzo ordine, il palco N° 19 appartenente alla Società del Teatro.

3_A sinistra entrando nello stesso ordine, il N° 15 di ragione Menghini.

4_ A destra e pure nello stesso ordine, il N° 17 appartenente al Sr. Giuseppe Fochessati [18] .

5 _A Scirocco [sud-est] il corridoio.

6 _A Maestro [nord-ovest] la platea.

 

B.     Camerino

Il camerino appartenente a questo palco porta lo stesso N° 16 ed è situato allo stesso ordine, coll’uscio d’ingresso di fronte a quello del palco marcato col N° 18. Esso è il primo alla destra della apertura che dal ramo lungo della scala destra dell’atrio mette al corridojo del secondo ordine. L’uscio di accesso ha l’imposta simile a quella esterna del palco descritto; riceve luce per una porzione di finestra rivolta alla Contrada Croce Verde[19] e precisamente di fronte alla strada Agnello; l’intera finestra è munita d’inferriata soda e di forma moderna, e di maglia di filo di ferro; la porzione poi di essa che serve al Camerino è difesa da telajo ad un solo lastrone spezzato; ha il pavimento a terrazzo, le pareti intonacate ed imbiancate ed il soffitto plafonato a cemento di calce.

 

Confini

1 – A Greco [nord-est] il Camerino N° 17.

2 – A Scirocco [sud-est] la Contrada Croce Verde.

3 – A Libeccio [sud-ovest] il pianerottolo della scala.

4 – A Maestro [nord-ovest] il corridojo del secondo ordine

 

Giudizio di stima

Avuto riguardo all’ordine in cui trovasi questo palco ed alla sua felice posizione rispetto alla bocca scena, alla comodità del camerino, quasi di fronte e nello stesso ordine, allo stato in cui trovasi sì l’uno che l’altro, tanto rispetto ai mobili quanto ai pavimenti, plafoni e pareti e fatti i debiti calcoli sulla comproprietà dello stabilimento intero, di cui è parte questo palco, non ché le debite deduzioni pel canone annuo e per la manutenzione dei due locali e mobiglie, si è giudicato come si giudica che il capital valore di detto palco con mobiglie ed annesso camerino ammonti ad Austriache Lire 3.647,20.

 

Archivio Stato Mantova, Tribunale Civile e Commerciale di Mantova, b. 2565.

 

Il librettista di “Consuelo”

Per vedere il manoscritto di Consuelo più grande apri

Una signora di qui desidererebbe due volumi della Sand “Consuelo” e la “Comtesse de Rudolstadt”._ Così scriveva da Mantova Ippolito Nievo a Giovanni De Castro, il 13 marzo 1855 _Vorrebbe ella comprarli per mio conto a Milano e farmeli tenere, avvisandomi del costo che le sarà rimesso a posta corrente? Ippolito Nievo da oltre un mese chiedeva senza successo questi libri ad un libraio mantovano. Forse la signora mantovana era una scusa per non rivelare un progetto che da tempo Nievo aveva in mente.

Sono sullo scrivere il mio famoso libretto e fino gli sbadigli mi riescono rimati _ Nievo informava, in una lettera del 9 ottobre 1855, l’amico Arnaldo Fusinato. Il libretto, intitolato Consuelo, era tratto dai due romanzi di George Sand. Non sappiamo per quale musicista Nievo lo abbia scritto. La pubblicazione parziale del testo [20] non risolve il dubbio se abbia finito la stesura oppure interrotto il lavoro al primo atto.

Fausta Samaritani

21 agosto 2001

Biblioteca Ippolito Nievo online Ippolito Nievo online

 

© Fausta Samaritani 2001. Tutti i diritti riservati

[1] Zambon, Patrizia Le cronache musicali di Ippolito Nievo, in Atti del XIV Congresso

A.I.S.L.L.I., Odense, 1991, pubblicati da Odense University Press, 1997. Studio sulle qualità letterarie di Nievo, nella veste di critico musicale. Per i testi dei due articoli finora noti, pubblicati su L’Arte il 7 marzo e il 16 maggio 1855 a firma “N.” e segnalati da Corrado Jorio nel 1935, vedi: Ippolito Nievo, i giorni sommersi a cura di Fausta Samaritani, Fondazione Ippolito Nievo-Marsilio, 1996 e Nievo, Ippolito Scritti giornalistici a cura di Ugo M. Olivieri, Marsilio, 1996.

[10] Tavola che, insieme al telaio, costituisce la parte mobile della porta

[11] Serratura.

[12] Vetro spesso, opaco.

[13] Stipite della porta.

[14] Spianata.

[15] Appannata.

[16] Per raccogliere il fumo.

[17] Chiodo, bulletta.

[18] Luigi Fochessati, figlio di Giuseppe e di Beatrice Gobio, sorella di Marianna la nonna paterna d’Ippolito, aveva sposato Selene Bonoris, una ricca ereditiera mantovana.

[19] Un tratto di Corso Umberto I.

[20] Nievo, Ippolito, Consuelo. Melodramma in tre atti, a cura di Emilia Mirmina, Regione Friuli-Venezia Giulia_Centro Studi Nieviani, 1979. In Scritti in onore di Lucio Campiani (1822-1914), edito dal Conservatorio Statale di Musica "Lucio Campiani" di Mantova, Simone Casini ha pubblicato il saggio Nievo librettista, in cui non risolve il problena dell'identità del musicista, per il quale Nievo scriveva il libretto.