A
centosettanta passi
dal
Teatro Sociale
di Fausta Samaritani
Da casa a teatro
Io non mi movo mai di casa se non la sera per passare al Teatro_ scrisse
Ippolito Nievo, il 15 gennaio 1855, allamico Andrea Cassa.
Mantova. Portone del palazzo Nievo, oggi Angeli-Duodo
Nei primi mesi
di quellanno Ippolito Nievo viveva a Mantova, al numero 732 di Contrada
Corta (la strada che oggi porta il suo nome), nel palazzo di proprietà
del padre Antonio e che il trisavolo Leopoldo aveva acquistato nel 1760 dal
conte Claudio Arrivabene.
Mantova. Facciata della casa Spina
La percezione di trovarsi
ancora dentro e non fuori di casa, forse accompagnava Ippolito, mentre
la sera si dirigeva verso il Teatro Sociale, distante centosettanta passi
dal portone marcato col numero 732.
Tutto il blocco di
edifici confinanti con palazzo Nievo e compresi tra la Contrada Corta (oggi
via Ippolito Nievo), la piazza S. Antonio (oggi piazza Teofilo Folengo) e
la Contrada Concole (oggi via Giovani Arrivabene), apparteneva alla famiglia
Nievo.
Mantova. Giardino di palazzo Nievo, visto da via Arrivabene, con il tasso, un albero che ha più di 500 anni
Se Ippolito, quasi
giunto alla meta, traversava la strada rasentava il muro esterno del teatro.
Anche qui era di casa,
perché il bisnonno Giovanni Battista era stato uno dei fondatori del Teatro
Sociale e nellanno 1855 lo zio Giuseppe Nievo ne era il revisore dei conti.
Il palco di Antonio Nievo era il numero 16 del secondo ordine.
Il critico teatrale
Giovanni De Castro,
che ospitava scritti di Nievo sulla rivista milanese Il Caffè diretta da
suo padre Vincenzo, aveva messo Ippolito in contatto con la rivista fiorentina
LArte. Attraverso De Castro, Nievo
ogni mese spediva a Firenze articoli di critica teatrale e musicale su spettacoli
andati in scena al Teatro Sociale di Mantova
[1]
Era un Nievo ventitreenne, ancora acerbo come cronista
teatrale. Dopo due articoli, questa collaborazione sera interrotta senza
apparente motivo.
Questa lettera di Giovanni De Castro ad Ippolito Nievo, datata Milano 16 maggio 1855, e che accompagnava con garbo la restituzione al mittente di una poesia non pubblicata dal Caffè, ci svela i motivi dei dissapori con LArte:
Mantova.
Facciata del Teatro Sociale
Il
testo completo e sui CD-ROM
Leredità di Alessandro Nievo
Il 25 gennaio 1843
morì Alessandro Nievo, lasciando eredi necessari gli otto figli viventi, tra
cui Antonio che era padre dIppolito, e i cinque nipotini Gobio figli
di Laura Gobio Nievo che era morta nel 1829.
Allepoca, quattro
dei nipoti Gobio (Carlo, Cecilia, Teresa e Matilde) erano minorenni: come
atto dovuto, il Tribunale di Mantova ordinò così linventario giudiziale dei
beni del defunto. Tra questi, cera un palco con camerino al Teatro Sociale
di Mantova.
Le poltroncine del
palco Nievo erano foderate di marocchino verde, stessa ricopertura delle sedie
dorate della sala galleria di palazzo Nievo, dove erano esposti
i preziosi dipinti della collezione del nonno Alessandro. Verso la platea,
il palco Nievo era velato da tendine di cotone bianco e da ricchi tendaggi
in seta gialla festonata, con frangia.
Il perito del Tribunale,
lingegner Gaetano Petrali, elaborò questa descrizione del palco con camerino
al Teatro Sociale di Mantova, dove alcuni anni dopo si sarebbe seduto Ippolito
Nievo, e gli assegnò un valore altissimo:
A.
Palco
Il palco trovasi al secondo ordine, partendo dalla platea e viene marcato
attualmente col N° 16 e risulta il quarto a destra, entrando dal palco grande
di questa fila; vi si accede dal corridoio, per apertura duscio con imposta
esterna in una partita di abete a specchiature[10]
dipinta a cola ed alquanto vecchia con serocco[11],
serratura a chiave e contorno pure dabete, non ché con altra imposta interna
ugualmente in una partita dabete con lastrone[12]
alla sua specchiatura superiore e serocco in opera sopra zambrana[13],
il tutto dipinto a vernice copale con filetti dorati allingiro della specchiatura.
Il pavimento di questo palco è a terrazzo e il soffitto plafonato e dipinto,
le pareti di legno coperte da carta ad uso di Francia, distirata[14]
sopra telaio di legno contornato da filetti di ottone. Ad ogni lato della
porta dingresso trovasi uno specchio con luce patita[15],
contornato da cornicie simile a quella della zambrana sotto cui avvi un occhiello
per bracciali da candele e superiormente un cappello di lama di ottone per
uso fumivoro[16].
Sopra il parapetto avvi una specie di davanzale di legno con imbottitura
coperta da marocchino, fermata con brocche[17]
di ottone. Lapertura del palco, rivolta alla platea, è fornita di due tende
di tela cotone bianca, con frangia semplice e da ridò a festone di seta gialla
con frangia pure di seta. Le mobiglie poi del presente palco consistono: 1°
in tre poltrone, luna completa, di noce a lucido con bracciuoli e schienale
nonché sedile coperto da marocchino verde, il tutto in buono stato e le altre
due simili alla descritta, ma ad un solo bracciuolo. 2° di due sedili aderenti
ai fianchi del palco, a tutta lunghezza dei medesimi e formati a canapé, di
noce a lucido, con sedile imbottito e coperto di marocchino, i cui schienali,
indipendenti da essi, sono infissi alle pareti di cui corrispondono alla intera
lunghezza e sono di noce a lucido con imbottitura e coperta da marocchino,
il tutto in mediocre stato.
Confini
1_ Al piano inferiore o primo ordine, il palco N° 17 di ragione degli eredi
del fu Avvocato Carlo Petrali.
2_Al piano superiore o terzo ordine, il palco N° 19 appartenente alla Società
del Teatro.
3_A sinistra entrando nello stesso ordine, il N° 15 di ragione Menghini.
4_ A destra e pure nello stesso ordine, il N° 17 appartenente al Sr. Giuseppe
Fochessati
[18]
.
5 _A Scirocco [sud-est] il corridoio.
6 _A Maestro [nord-ovest] la platea.
B.
Camerino
Il camerino appartenente a questo palco porta lo stesso N° 16 ed è situato
allo stesso ordine, colluscio dingresso di fronte a quello del palco marcato
col N° 18. Esso è il primo alla destra della apertura che dal ramo lungo della
scala destra dellatrio mette al corridojo del secondo ordine. Luscio di
accesso ha limposta simile a quella esterna del palco descritto; riceve luce
per una porzione di finestra rivolta alla Contrada Croce Verde[19]
e precisamente di fronte alla strada Agnello; lintera finestra è munita dinferriata
soda e di forma moderna, e di maglia di filo di ferro; la porzione poi di
essa che serve al Camerino è difesa da telajo ad un solo lastrone spezzato;
ha il pavimento a terrazzo, le pareti intonacate ed imbiancate ed il soffitto
plafonato a cemento di calce.
Confini
1 A Greco [nord-est] il Camerino N° 17.
2 A Scirocco [sud-est] la Contrada Croce Verde.
3 A Libeccio [sud-ovest] il pianerottolo della scala.
4 A Maestro [nord-ovest] il corridojo del secondo ordine
Giudizio di stima
Avuto riguardo allordine in cui trovasi questo palco ed alla sua felice
posizione rispetto alla bocca scena, alla comodità del camerino, quasi di
fronte e nello stesso ordine, allo stato in cui trovasi sì luno che laltro,
tanto rispetto ai mobili quanto ai pavimenti, plafoni e pareti e fatti i debiti
calcoli sulla comproprietà dello stabilimento intero, di cui è parte questo
palco, non ché le debite deduzioni pel canone annuo e per la manutenzione
dei due locali e mobiglie, si è giudicato come si giudica che il capital valore
di detto palco con mobiglie ed annesso camerino ammonti ad Austriache Lire
3.647,20.
Archivio Stato Mantova, Tribunale Civile e Commerciale
di Mantova, b. 2565.
Il librettista di Consuelo
Per vedere il manoscritto di Consuelo più grande apri
Una signora di qui desidererebbe due volumi della Sand Consuelo
e la Comtesse de Rudolstadt._
Così scriveva da Mantova Ippolito Nievo a Giovanni De Castro, il 13 marzo
1855 _Vorrebbe ella comprarli per mio
conto a Milano e farmeli tenere, avvisandomi del costo che le sarà rimesso
a posta corrente?
Sono sullo scrivere il mio famoso libretto e fino gli sbadigli mi riescono
rimati _ Nievo informava, in una lettera del 9 ottobre
1855, lamico Arnaldo Fusinato.
Fausta Samaritani
© Fausta Samaritani
2001
[1] Zambon, Patrizia
Le cronache musicali di Ippolito Nievo,
in Atti del XIV Congresso
A.I.S.L.L.I., Odense, 1991, pubblicati da Odense University Press, 1997. Studio sulle qualità letterarie di Nievo, nella veste di critico musicale. Per i testi dei due articoli finora noti, pubblicati su LArte il 7 marzo e il 16 maggio 1855 a firma N. e segnalati da Corrado Jorio nel 1935, vedi: Ippolito Nievo, i giorni sommersi a cura di Fausta Samaritani, Fondazione Ippolito Nievo-Marsilio, 1996 e Nievo, Ippolito Scritti giornalistici a cura di Ugo M. Olivieri, Marsilio, 1996.
[10] Tavola che, insieme al telaio, costituisce la parte mobile della porta
[11] Serratura.
[12] Vetro spesso, opaco.
[13] Stipite della porta.
[14] Spianata.
[15] Appannata.
[16] Per raccogliere il fumo.
[17] Chiodo, bulletta.
[18] Luigi Fochessati, figlio di Giuseppe e di Beatrice Gobio, sorella di Marianna la nonna paterna dIppolito, aveva sposato Selene Bonoris, una ricca ereditiera mantovana.
[19] Un tratto di Corso Umberto I.
[20] Nievo, Ippolito, Consuelo. Melodramma in tre atti, a cura di Emilia Mirmina, Regione Friuli-Venezia Giulia_Centro Studi Nieviani, 1979. In Scritti in onore di Lucio Campiani (1822-1914), edito dal Conservatorio Statale di Musica "Lucio Campiani" di Mantova, Simone Casini ha pubblicato il saggio Nievo librettista, in cui non risolve il problena dell'identità del musicista, per il quale Nievo scriveva il libretto.