Bizzarrie 1860
Giornali e giornalisti a Milano

di Fausta Samaritani

"La Gazzetta del popolo di Lombardia", diretta da Emilio Treves che scriveva su "L’Uomo di Pietra" con lo pseudonimo "Il Piovano", pubblicò il 28 febbraio 1860, a pagina 230, nella rubrica Bizzarrie, un curioso elenco in versi dal titolo: Rivista alfabetica dei giornalisti. Il nuovo corso politico che aveva seguito la liberazione di Milano dagli Austriaci aveva moltiplicato le testate e concesso una certa libertà "vigilata" di stampa e di critica, di cui i giornalisti approfittavano, anche per mettere in ridicolo i propri colleghi. Alla lettera "N" c’era Ippolito Nievo che ebbe rapporti con molti giornalisti.
Il testo era questo:

A Avignone col suo "Conciliatore"
Concilia il sonno in nome del Signore.
B Berlan dacché ha perduta la "Bandiera"
Brama assai, nulla teme, e poco spera.
C Castiglia ha l’incredibile talento
Di spacciar mille fole in un "Momento".
D De-Castro per mostrarsi liberale
Ha ucciso la "Patria" in un giornale.
E Ezio Castoldi cerca inutilmente
Resuscitare la "Latina Gente".
F Fortis facendo il mentore a Cavour
Si prepara un alloggio da Dufour.
G Gualtieri duca, o mostruoso eccesso!
La nobiltà collega col "Progresso".
I Introna apprende ai popoli ed ai re
Dello zucchero il prezzo e del caffè.
L Lampugnani dottor, col suo giornale
Fa da medico ai Marzi e da speziale!
M Mistrali in vario stil, con forma varia,
Loda la propria moglie comprimaria.
N Nievo in romanzi, articoli e leggende
Lucciole per lanterne a tutti vende.
O Omnis scopo santissimo raggiunge:
Brama i "Popoli Uniti" e li distrugge.
P Parera-Sancio in onta alla Castiglia
Fulmina il papa e tutta la famiglia.
Q Quando avrà Italia di cercar virtù
Un giornalista che cominci con la Q?
R Rovani, dacché il fecero appplicato
S’applica molto men che nel passato.
S Susani in ogni tempo e vero e medio
"Perseverante" apportator di tedio.
T Tenca fece un error proprio majuscolo
Quando al mattino ristampò il "Crepuscolo".
U Uda, perché indulgenza a lui si accordi
Loda a cielo anche i drammi più balordi.
V Valussi emulator del gran Segàto
Quattro giornali ha già pietrificato.
Z Zappert la guerra nuovamente brama
Per non scrivere più nel "Cosmorama".

"Il Conciliatore" nulla aveva in comune con l’omonimo giornale scientifico e letterario, ideato a suo tempo da Silvio Pellico. Lo dirigeva il canonico Giovanni Battista Avignone (1821-1864) che vi pubblicò a gennaio 1861 Del matrimonio civile, proposto anche in opuscolo. Era una testata neoguelfa, con indirizzo antitemporalista. Su questa linea, nel 1870 Avignone pubblicò La Chiesa senza il potere temporale.
Il veneziano Francesco Berlan (+1886) aveva diretto a Venezia nel 1848, insieme ad Augusto Giustinian, il giornale politico ed umoristico "Sior Antonio Rioba", stesso nome della locale statua parlante, che corrisponde al Pasquino di Roma e all’Uomo di Pietra di Milano. Nel 1860 Berlan diede alle stampe un opuscolo dal titolo La Cessione di Nizza. A Milano scriveva su "La Bandiera".
Benedetto Castiglia (+1877), palermitano, direttore de "Il Momento", dantista celebre, antiromantico e critico acerrimo di Manzoni, era considerato un bizzarro, uno stravagante. Negli ultimi anni si avvolse dentro nebulose elucubrazioni mistico-politiche.
Ezio Castoldi nel 1859 dirigeva "Gente Latina", su cui scrivevano Pietro Viganò e Cristoforo Bonavino che si firmava Ausonio Franchi ed era un ex gesuita passato alla Massoneria. Castoldi fu autore dei mediocri Canti filosofici.
Vincenzo De Castro (1808-1886), già professore di Letteratura e d’Estetica all’Università di Padova, era stato redattore dell’ "Educatore", quindi del "Giovinetto Italiano" dal 1849 al 1853. Fondò a Milano nel 1855 "Il Caffè", sostituito da "Panorama Universale". Per la novella di Nievo L’Avvocatino, pubblicata su "Panorama Universale", De Castro fu coinvolto in un processo per diffamazione e subì alcuni mesi di carcere, mentre Nievo fu condannato ad un’ammenda. Pubblicò il trattato Del bello e dell’arte e la Storia della guerra del ’59. Suo figlio Giovanni De Castro (1837-1897), drammaturgo e novelliere, redattore del "Politecnico" dal ’62 al ’66, nel 1881 pubblicò per i tipi Vallardi la Storia d’Italia dal 1799 al 1814 e nel 1875 Arnaldo da Brescia e la rivoluzione romana del XII secolo. I suoi Proverbi lombardi illustrati uscirono a dispense. Collaborò al "Momento", al "Pungolo", a "Gente Latina". Aggiunta 19 maggio 2007: il giornale "La Patria" fu ideato e diretto da Giovanni De Castro e non da suo padre Vincenzo. Se ne conosce un solo numero, conservato a Milano a Museo del Risorgimento. Lo abbiamo letto e ne riportiamo alcune frasi sul nostro nuovo sito Ippolito Nievo informa www.ippolitonievo.info/LaPatria_giornali1859.htm
Il triestino Leone Fortis (1824-1898), che utilizzava pseudonimi luciferini come "Asmodeo", oppure "Dottor Verità", aveva studiato Legge a Padova. Nel 1847 pubblicò il dramma La Duchessa di Praslin che gli valse la sua prima espulsione. Collaborò a "Caffè Pedrocchi" e alla "Rivista Euganea". Nel ’48-’49 era a Firenze e scriveva sull’ "Alba". Fondò a Venezia nel 1855 "Quel che si vede e quel che non si vede" che, soppresso dopo dieci numeri "per essere sceso nel terreno della politica", fu sostituito a Milano prima dal "Pungolo" poi da "Panorama". Espulso da Milano a Natale 1858, per aver ironizzato sul tentativo conciliatorio del granduca Massimiliano d’Austria, riparò a Trieste dove diresse per pochi numeri "La Ciarla". Tornato a Milano dopo la liberazione, riprese a pubblicare il "Pungolo", che per molti anni è stato il giornale più amato dai milanesi, soppiantato alla fine dal "Corriere della Sera". Fortis, uno dei giornalisti più prolifici del nostro Ottocento, divenne l’influente critico teatrale dell’ "Illustrazione Italiana". Dal 1877 al 1890 ripubblicò, sul settimanale "Conversazioni della Domenica", una selezione di suoi articoli. E’ stato direttore della Scala e autore di drammi di successo. Nievo collaborò a "Quel che si vede e quel che non si vede" con poesie, e al "Pungolo" con articoli giornalistici e con poesie.
Il quotidiano "Il Progresso", uscito a Milano a fine giugno 1859, dal 20 dicembre si chiamò "La Vanguardia". Vi collaborava dal 10 settembre Luigi Gualtieri (1825-1901), più noto come "Conte di Brema". Fu autore d’interminabili e stucchevoli romanzi storici, come L’Innominato per commento ai Promessi Sposi, del 1857, e I Misteri d’Italia, e di drammi come Silvio Pellico, del 1862. Era considerato una vera fabbrica letteraria e s’ispirava alla monumentale Storia d’Italia di Cesare Cantù.

Alessandro Lampugnani, dopo aver esordito con la rivista illustrata "Cosmorama Pittorico" che ebbe vita breve, pubblicava a Milano, insieme alla madre Giuditta, riviste dirette ad un pubblico femminile: "Corriere delle Dame", "Le Ore Casalinghe", "Giornale delle Famiglie". Nievo vi scrisse articoli, a volte senza firmarli. I Marzi erano una Compagnia teatrale, delle cui produzioni anche Nievo si è interessato.

Luigi Gualtieri, drogato dallo "sciroppo Cantù",
sogna i personaggi dei suoi romanzi

Dall' Almanacco del "Pungolo" per il 1858, a cura di Leone Fortis, Vallardi, 1857 (Roma - Biblioteca Storia Moderna e Contemporanea. 21.7.B.33_autorizzazione del 16.5.2000)

Franco Mistrali, autore di racconti storici come I Briganti di Calabria ovvero i Borboni di Napoli, e di resoconti come Da Caprera, ad Aspromonte, a Varignano, del 1862, fondò a Bologna "Il Gazzettino Rosso" che meritò gli strali di Carducci.
Nel curioso elenco delle Bizzarrie, Ippolito Nievo
è inserito come autore di un libro di poesie intitolato Le Lucciole, in parte già uscite su giornali.
Vincenzo Brusco Omnis (1822-1888), sardo, mazziniano e legato alla Massoneria, aveva esordito con le poesie Fiori di maggio. Dopo aver diretto il giornale milanese "I Popoli Uniti", dall’ottobre 1860, insieme al massone Filippo De Bonis, diresse "Il Popolo d’Italia", organo dell’Associazione Unitaria Nazionale, fondata da Mazzini. Questo giornale usciva a Napoli, con scritti di Giovanni Nicotera e d’Aurelio Saffi. Partito con i Mille, Brusco Omnis abbandonò Garibaldi a Talamone, per non voler aderire al programma politico: "Italia e Vittorio Emanuele".
Iacopo Parera, che si firmava "Don Sancio", era uno dei più famosi illustratori delle testate milanesi del tempo.
Giuseppe Rovani (1818-1874), precursore della "Scapigliatura" ed autore di romanzi storici, è stato importante anche come critico d’arte. Pubblicò a puntate, dal ’56 al ’64, sull’Appendice della "Gazzetta Ufficiale di Milano", di cui dal 1859 era comproprietario, il romanzo ciclico Cento Anni che è considerato il suo capolavoro. Si diceva a Milano che, sulle colonne della "Gazzetta", Rovani parlava "en habit paré". Allievo dell’abate Pozzone, era stato da lui iniziato al culto di Manzoni e di Parini. Scrivano alla Biblioteca di Brera, pubblicò nel 1845 il suo primo romanzo storico, Lamberto Malatesta, seguito l’anno successivo da Manfredo Pallavicini o I Francesi e gli Sforzeschi. Nel ’48-’49 fu a Roma e a Venezia, poi seguì Mazzini e Pisacane in esilio in Svizzera. Collaborò a "Italia Musicale" e a "Letture di Famiglia". Portava sempre il cilindro obliquo sul capo e vestiva un abito color cenere, con ampio collo di pelliccia.
Susani nel 1860 dirigeva "Il Perseverante".
Carlo Tenca (1816-1883) interrotti gli studi in Seminario, divenne giornalista ed insegnante. Considerava la letteratura un fondamentale veicolo di coesione e di erudizione, che doveva essere esteso a tutti. Nel 1840 pubblicò il suo primo romanzo storico, La Ca’ dei cani. Dal 1838 al 1843 collaborò al "Corriere delle Dame". Scrisse anche su "Cosmorama Pittorico", su "Italia Musicale", su "La Fama" e su "La Ricamatrice". Dal ’45 al ’47 diresse la "Rivista Europea", su cui pubblicava una rassegna comparativa delle letterature europee, e nel ’48-’49 "Il 22 Marzo", testata che prese il nome dal primo giorno d’indipendenza di Milano. Collaborò anche al giornale mazziniano "L’Italia del Popolo". Esule in Svizzera e a Firenze, scrisse su "La Costituente Italiana", diretta da Giuseppe Montanelli. Tornato a Milano, nel 1850 ideò il "Crepuscolo", chiamando a collaborare Carlo Cattaneo. Ebbe fama d’autorevole critico letterario e i suoi giudizi erano rigidi, scrupolosi e un po’ austeri. Scrisse di lingua, di poesia, di letteratura erudita. Era del parere che ci fosse un nesso profondo tra arte e utilità pratica e che la letteratura non avesse una funzione edonistica, bensì etica e nazionale. Importanti i suoi saggi su Niccolini, su Grossi, su Prati, su Heine. Nel ’60 si era avvicinato alla politica di Cavour. E’ noto il suo legame con la contessa Clara Maffei.
Michele Uda Bayle, cagliaritano, (1832-1900), firmava con lo pseudonimo "Giovanni Micheli" gli articoli scritti in collaborazione con Giovanni De Castro. Aveva lasciato la Sardegna al seguito di una Compagnia, sedotto dalle grazie di un’attrice, e si era messo a scrivere per il teatro. A Genova e a Milano frequentò gli ambienti della Scapigliatura e divenne un apprezzato critico teatrale. Sulle testate di Fortis si firmava "Fantasio" oppure "Uriel". Pubblicò nel 1853 Voti e speranze, nel 1855 L’Otto Settembre e nel 1877 Melodie Intime.
Il friulano Pacifico Valussi (1813-1893), già direttore de "Il Friuli", poi redattore capo dell’ "Annotatore friulano", dove uscì la novella di Nievo Il Varmo, e prima ancora, nel 1848 a Venezia, direttore di "Fatti e parole", a novembre 1859 aveva fondato a Milano, finanziato da amici di Cavour, il giornale filo-governativo "La Perseveranza", sul quale Nievo avrebbe dovuto pubblicare la novella Il Pescatore d’anime, rimasta purtroppo incompiuta. Valussi era un esponente del partito liberale moderato e con "La Perseveranza", strutturata sul tipo del parigino "Journal des Débats", tentava d’imporre una dialettica politica dai toni smorzati e basata sui contenuti e non sull’invettiva.
Francesco Zappert (1827-1898) era direttore e proprietario di "Cosmorama". Scrittore elegante ma non prolifico, viaggiatore irrequieto e sempre stanco di tutto, era un abile cavallerizzo e passava per impenitente donnaiolo. Garibaldino nel ’59 e nel ’62, pubblicò Da Palermo ad Aspromonte. Divenne il decano dei critici teatrali milanesi.
Ma quanti nomi, di giornalisti e di letterati che scrivevano su giornali di Milano, mancano nell’elenco delle nostre Bizzarrie! Carlo Baravalle (pseudonimo Anastasio Buosenso), Bernardino Bianchi (Vattelapesca), il friulano Teobaldo Cicconi (Baldoria), Domenico Fadiga (Dottor Bugia), il commediografo Paulo Fambri (Molosso), Filippo Filippi raffinato critico musicale di Ricordi (Effe Effe), il poeta Arnaldo Fusinato (Fra Fusina), Carlo Mascheroni (Follia), Giovanni Rajberti (L’Ignorante), Carlo Righetti che per primo parlò sui giornali di Scapigliatura (Cletto Arrighi), Temistocle Solera insieme a Francesco Maria Piave librettista di Verdi (Menimpippo), Leopoldo Pullé innamorato delle sorelle Ferni, cantanti liriche, Niccolò Tommaseo che disseminava articoli in giornali di mezza Italia, Vincenzo Broglio pubblicista dell’ "Eco della Borsa", il poeta mazziniano Giulio Uberti venerato da Carducci, l’attore Gustavo Modena mazziniano caustico e un po’ anarchico, Emilio Broglio e il poeta Antonio Gazzoletti che fondarono "La Lombardia", lo storico Pier Ambrogio Curti, Picozzi poeta in vernacolo che pubblicava "El Milanes", Vittore Ottolini redattore de "La Stampa" (Ambrogio Scuriada), Andrea Maffei poeta innamorato del Garda, lo scrittore mantovano Paride Suzzara Verdi (Sordello), il poeta Antonio Guadagnoli che ce l’aveva tanto con la crinolina, il romanziere del sentimento a buon prezzo Giulio Carcano e Antonio Ghislanzoni che, abbandonata la carriera lirica per un abbassamento della voce, aveva fondato "L’Uomo di Pietra".
Su tutti brillò Carlo Cattaneo, che con "Il Politecnico" si batteva per un’idea d’unità tra la cultura filosofico-storico-letteraria e la cultura tecnica e scientifica. Alla guida del gruppo neo-illuminista milanese, Cattaneo, che aveva assorbito la lezione di Vico, sulla scia del positivismo francese rifiutava l’idealismo tedesco che negava un nesso tra filosofia e scienza.
Per non tacere delle scrittrici: Giannina Milli dai versi facili e delicati, la pedagoga e poetessa Emilia Fuà Fusinato che trovò un editore per le Confessioni di Nievo e la principessa Cristina Trivulzio Belgioioso che su "L’Italie" stampava articoli di commercio e di legislazione amministrativa.
Infine i due fratelli Ignazio e Cesare Cantù: sembra che fossero i soli, nella Milano del 1860, ad essersi arricchiti con il giornalismo e con un pizzico di letteratura.

Fausta Samaritani

Francesco Maria Piave, librettista di Verdi

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