Ippolito Nievo online
Libri
1 – Il piccolo formato
Ippolito Nievo, Emanuele. Dramma in quattro atti, a cura d’Emilio Faccioli,
Mantova, Gianluigi Arcari editore, 1991.
"Come dichiara esplicitamente il Nievo, nella dedica posta in capo all’Emanuele, quel suo "primo saggio drammatico" gli fu ispirato dall’amico sabbionetano Emanuele Ottolenghi, israelita di nascita e di famiglia, mentre Ippolito, a lungo pendolare tra Mantova e il Friuli, si trovava nel castello di Colloredo. […] Mantovani, per contro, appaiono l’ambiente, il contesto sociale, certa tipologia dell’Emanuele, mantovani certi frangenti ai quali si ricollegano l’atteggiamento non conformista del giovane scrittore e la stessa sua educazione d’intellettuale aperto ai principi del liberalismo e partecipe attivo dei nuovi movimenti".
Ippolito Nievo, Storia filosofica dei secoli futuri, Roma, Carlo Mancosu
editore, 1993. Introduzione di Plinio Perilli. Pubblicato nella collana "Lo
Scrigno".
Indice: Un capitolo
di storia. Un veglione-Delirio d’un pazzo. La vigilia delle nozze. San Marco
– Tradizione. Storia filosofica dei secoli futuri.
"Estroso, umorale, pirotecnico, inopinabile_il Nievo di questi
eccezionali, extravaganti racconti e capricci. Dall’anticonvenzionale Un
capitolo di storia al delirio d’un pazzo in Veglione; fino, soprattutto,
alla spassosa e sarcastica Storia filosofica dei secoli futuri. Di certo
il Nievo meno scontato, e anche meno investigato dalla critica. […] Un Nievo
[autore dell’Antiafrodisiaco per l’amor platonico] extravagante e spassoso,
mordace e insieme indignato, sulla migliore, eclettica linea d’una grande letteratura
che comprende, annovera e dà un senso a testi i più eterogenei,
inopinabili e strani (scomodi?), che si possano allineare: dagli aforismi politici
di Campanella alle più nude riflessioni baudelairiane dei Diari intimi
per non parlare del Leopardi più caustico, qua e là, dello Zibaldone
o delle Operette morali (pensiamo, come riferimento, a dialoghi quali
Galantuomo e Mondo, coll’intrigante, desublimata figura del Virtuoso
Penitente); naturalmente, una citazione al Flaubert di Bouvard et Pécuchet:
ottimismo o pessimismo, entrambi idioti e scombiccherati, nel considerare l’avvenire
dell’umanità".
Ippolito Nievo, Scritti giornalistici, a cura d’Ugo Maria Olivieri, Palermo,
Sellerio editore, 1996. N. 19 della collana "L’Italia".
Articoli attribuiti a Nievo, dei quali si pubblica il testo con note: Corrispondenza
della "Sferza". Gli studenti delle università italiane. Professor Alessandro
Racchetti. Studi sulla poesia popolare e civile massimamente in Italia. Corrispondenza
de "L’Arte" [1°]. Cronaca di Mantova. L’ "Ebreo" di Apolloni. Corrispondenza
de "L’Arte" [2°]. Storia d’Italia narrata alle donne italiane. "La Figlia
dell’Armajuolo" di Pier Ambrogio Curti. "Suor Maria" versi di C. B. "Rime burlesche
d’eccellenti Autori" raccolte da Pietro Fanfani. "Les Contemplations" di Victor
Hugo. Corrispondenza da Venezia – Atto I. Corrispondenza da Venezia_Atto II.
I morti del 1857_I vivi del 1858. Da Nizza [1°]. Da Nizza [2°]. Le compagnie
di Ventura e Giovanni dalle Bande Nere. Attualità. Dialogo della filosofia
con un nuovo stampo d’avaro.. "Il Catechismo del mio fattore" di Attilio Magri.
"Dopo il carcere" di Vittore Ottolini. Gingillino in prosa. La Russia. "Il Barone
di Strebor" di Giorgio T. Cimino. "Versi milanesi e italiani" di Giovanni Ventura.
"La giornata di Tagliacozzo" per Cletto Arrighi. "L’Eneide" di Virgilio tradotta
in ottava rima da Francesco Duca. Cronaca di Milano. Il mondo delle acque.
Articoli attribuibili a Nievo, dei quali si pubblica il testo con note: Polemica.
I furti campestri. Sull’Idropsicoterapia.
"La nota erudita, la presentazione di monumenti o di avvenimenti
culturali sono sempre funzionali allo sviluppo economico e civile. Nievo è
sempre attento a cogliere la connessione organica tra la microstoria locale
e il più vasto ambito nazionale, in pagine che ricordano per impostazione
gli scritti di Cattaneo sull’economia lombarda. Questa dialettica tra piccola
patria nativa e grande patria nazionale è rivisitata a partire da una
condizione esistenziale e culturale tutta particolare: "In verità io
non sono a rigor di termine né di Mantova, né di Padova, né
del Friuli, che anzi, per questo mio vagabondaggio, sono venuto formandomi in
capo l’idea di una patria alla mia maniera ".".
L’articolo I morti del
1857_I vivi del 1858, pubblicato sull’ "Almanacco del Pungolo per
il 1858" e firmato "Fantasio", deve essere attribuito a Michele Uda Bayle. L’articolo
I furti campestri, pubblicato con la firma "N.", sigla che si trova anche
sulla "Gazzetta di Mantova" di quegli anni, sovente in calce ad articoli che
trattano di diritto, è attribuibile al mantovano Isacco Angelo Norsa,
noto per un opuscolo dal titolo Sul divieto imposto ai privati frontisti
di tagliare e raccogliere l’erba degli argini regi nella provincia di Mantova.
Osservazioni, Mantova, Tip. Mondovì, 1871. Nell’articolo Sull’Idropsicoterapia
sembra al contrario evidente la mano di Nievo.
2 – I Saggi
Paolo Gaspari, Terra patrizia. Aristocrazie terriere e società rurale
in Veneto e Friuli, Udine, Istituto Editoriale Veneto Friulano, 1993.
Indice: Venezia e il Veneto. L’Ottocento e la formazione delle
nuove aristocrazie terriere. La formulazione di una "religione civile" e la
logica del profitto nei poderi modello. Le aristocrazie terriere fra bonifiche
e crisi agraria. Da terra patrizia a "terra contadina".
"Il Frammento sulla Rivoluzione nazionale [d’Ippolito Nievo]
è una interpretazione sociale e politica che portava alle estreme conseguenze
il ruolo civilizzatore delle aristocrazie terriere giungendo ad una chiarificazione
quasi profetica del ruolo del clero rurale nella formazione di una base di massa
per la nuova nazione, così come si realizzerà all’epoca della
grande agitazione agraria cinquant’anni dopo la sua morte. […] L’inciviltà
irreparabile della plebe rurale era infatti nell’opinione comune delle classi
dirigenti venete la causa dell’avversione dei contadini verso di loro, per cui
i compiti filantropici da attuare erano l’alfabetizzazione e l’educazione, ma,
afferma il Nievo: "Prima di istruire, prima di educare, bisogna procurare quell’assetto
di vita comoda, indipendente, dignitosa che rende possibili istruzione ed educazione".".
I patrizi veneti, i nobili friulani e i
borghesi arricchiti hanno modellato il paesaggio veneto e friulano, popolandolo
di ville e di castelli, di parchi, di canali navigabili, di fattorie, di vigneti.
Sullo sviluppo economico e sociale della zona, queste classi dirigenti hanno
esercitato un controllo diretto, sostenuto da una fitta rete di parentele. Verso
le popolazioni rurali, esse hanno sviluppato un’etica che cercava di addomesticare,
più che educare il contadino. Innovativa si presentava dunque l’etica
civile d’Ippolito Nievo, che elaborò le linee guida di un progetto che
avrebbe portato i contadini ad una diretta partecipazione alla vita politica.
In questo modo "la rivoluzione politica", inglobando anche le classi rurali,
si sarebbe trasformata in una vera "rivoluzione nazionale".
Maurizio Bertolotti, Le complicazioni della vita. Storie del Risorgimento,
Milano, Feltrinelli, 1998.
Indice: Introduzione. Castellaro 1848. I Nuvolari. La congiura
dei fittavoli. "Lasciategli dunque i suoi preti". Il gentleman farmer
e lo scimmione.
"La strategia conoscitiva basata sulla biografia e sulla ricostruzione
di reti di relazioni sociali è l’asse portante di questo libro. […] La
microstoria mette sotto il naso fatti e circostanze che inducono a rileggere
i dossier della macrostoria. […] Lo studio del Quarantotto castellarese ha offerto
spunti per riconsiderare questioni di portata via via più generale, dall’interpretazione
della congiura mazziniana di Belfiore, al problema dei rapporti tra democratici
e contadini nel Risorgimento.".
La storia di Castellaro (oggi Castel d’Ario)
in provincia di Mantova, ricostruita nel suo archivio Comunale, con le carte
della Polizia, i fascicoli relativi al culto e i registri dell’Anagrafe, s’intreccia
con la "macrostoria" del 1848 e della congiura di Belfiore. Viste dall’ottica
di un piccolo centro di campagna, le linee portanti della storia, così
come sono state interpretate da testi considerati fino ad oggi "sacri e venerati
come verità inconfutabili", assumono connotazioni diverse da quelle comunemente
accettate. L’autore espone il pensiero di Nievo che, idealizzandoli, considera
i contadini dotati di pazienza e serenità, doti che, secondo Nievo, spesso
mancano ai cittadini. Bertolotti analizza in particolare questi scritti nieviani:
la novella La nostra famiglia di campagna, gli Studi sulla poesia
popolare e civile massimamente in Italia, e il frammento noto come Rivoluzione
politica e rivoluzione nazionale.
Dalle riviste
Patrizia Zambon, Per l’edizione degli "Scritti giornalistici" di Ippolito
Nievo, in "Quaderni Veneti", 1991, f. 14. Con indice degli articoli di Nievo
reperiti.
"Delle trecento e nove collaborazioni realizzate da Ippolito Nievo,
tra il 26 gennaio 1853 e il 16 febbraio 1861, a giornali e periodici, […] esclusi
i testi narrativi e poetici pur usciti in periodico che in altre sedi hanno
già trovato ottima sistemazione, ed esclusi, fin dal conteggio, anche
i testi redatti per le Srenne di Capodanno, immotivamente catalogati
qualche volta in quest’ambito, che in altra sede dovranno invece trovare pertinente
sistemazione, cento e trentaquattro, per centoquindici titoli, sono, pur nelle
variate forme che si danno nella storia di questa intensa attività di
partecipazione al dibattito "periodico" dell’attualità contemporanea,
scritti giornalistici".
Partendo dal fondamentale contributo di
Corrado Jorio, Nievo giornalista pubblicato nel 1935, Patrizia Zambon,
su indicazione d’Igino De Luca, ha escluso dall’elenco degli scritti giornalistici
di Nievo la recensione ai Racconti poetici di Alessandro Puskin. Ha aggiunto
invece gli articoli apparsi sulla rivista "La Lucciola" con la firma "Quirina
N.", un curioso pseudonimo di Nievo, ed altri scritti firmati "Senape". Ha identificato
alcuni articoli, pubblicati senza firma sulle riviste di Lampugnani "La Ricamatrice"
e "Giornale delle Famiglie", attribuendoli a Nievo grazie ad alcuni frammenti
manoscritti, privi di titolo, conservati ad Udine. Qualche perplessità
ha mostrato sul Resoconto amministrativo della prima spedizione in Sicilia,
pubblicato il 23 luglio 1860 a firma "Acerbi" su "La Perseveranza", Resoconto
che è stato sempre attribuito con certezza alla penna di Nievo. L’elenco
di Patrizia Zambon deve essere aggiornato, togliendo a Nievo sette articoli
firmati "Fantasio", pseudonimo di Michele Uda Bayle, sei pubblicati su riviste
e uno su almanacco. Per ammissione dello stesso Nievo, prima del 27 marzo 1858
egli aveva collaborato al "Pungolo" con dodici articoli giornalistici, tre dei
quali non sono stati ancora individuati.
Simone Casini, recensione a: Bruno Falcetto, L’esemplarità imperfetta.
Le "Confessioni" di Ippolito Nievo, Venezia, Marsilio, 1998, in "Studi Italiani",
anno X, f. 2, luglio-dicembre 1998. pp. 206-210.
"Una lettura sensibile e attenta, sistematica e metodologicamente
robusta, condotta in modo quasi esclusivo sulle Confessioni. Il contesto,
storico e culturale, è riassunto nel primo capitolo_dedicato a Nievo
narratore_del quale viene ripresa in sostanza la categoria della "transizione"
per descrivere la complessa crisi della cultura italiana nel decennio precedente
l’unità; la storia serve comunque da sfondo, e non è utilizzata
ai fini dell’interpretazione".
Fausta Samaritani, Nievo e i suoi amici ebrei nella antica Sabbioneta,
in "Bollettino della Comunità Ebraica di Milano", a. LIV, n. 2 (Febbraio
1999), p. 22.
"I Nievo, padre e figlio, affittarono a Sabbioneta una casa di
proprietà di Aronne Ottolenghi e Ippolito divenne amico del giovane Emanuele
Ottolenghi. […] Nulla oggi sapremmo del legame d’amicizia fraterna fra i due
ragazzi, se nell’aprile 1852 Ippolito non avesse scritto un dramma in quattro
atti, intitolato Emanuele. […] Il luogo ideale [per metterlo in scena
per la prima volta] potrebbe essere il cinquecentesco teatro Olimpico di Sabbioneta,
opera insigne dello Scamozzi."
Atti di Convegni
Patrizia Zambon, Le cronache musicali di Ippolito Nievo, in Letteratura
italiana e musica II. Atti del XIV Congresso A.I.S.L.L.I. (Odense 1-5 luglio
1991), Odense University Press, 1997, pp. 899-909.
"Estroso, umorale, determinato ad una scrittura fortemente inventiva,
mobilissima, annotativa ed inquieta, questo giovane Nievo della maturità
butta là osservazioni, sensazioni, stroncature (a cantanti e impresari,
raramente ad autori) così rapide e annotative quest’ultime, da suggerire
il sospetto che il gusto dell’invenzione linguistica, della boutade, vi abbia
un ruolo non irrilevante".
Amava il melodramma e andava spesso a teatro.
La famiglia Nievo aveva un palco al Teatro Sociale di Mantova, che sorge a pochi
passi da Palazzo Nievo. Alla Scala di Milano, Ippolito era invitato nel palco
dei Melzi d’Eril. Note gustose su rappresentazioni di melodrammi sono frequenti
nelle lettere di Nievo. Scrive l’1 febbraio 1855 all’amico Arnaldo Fusinato.
"Prima andò in scena Il Convitto di Baldassarre d’un maestro Buzzi_convitto
dove per quanto si mangiasse poco, more teatrali, pure buscavansi i poveri
spettatori delle tremende indigestioni; successe Il Nabucco, perché
l’impresario, per utilizzare il più possibile i lenzuoli coi quali ammanta
i sacerdoti babilonesi, ha giurato di farci passare in Assiria tutto l’abbonamento".
Marina Beer, L’Italia degli italiani nell’opera di Ippolito Nievo, in
Italia e Italie. Immagini tra Rivoluzione e Restaurazione. Atti del Convegno
di Studi (Roma, 7-8-9 novembre 1996), Roma, Bulzoni Editore, 1999, pp. 67-89.
Indice: La geografia italiana: l’Italia linguistica negli articoli
e nei saggi. Il viaggio in Italia: tra piccola patria e patria nazionale nelle
novelle e nei romanzi.
"Il primo modello, dominante nelle narrazioni "campagnole", è
il modello del viaggio manzoniano, il viaggio degli "umili", di chi, come i
protagonisti manzoniani, è costretto "per forza" a lasciare la sua "piccola
patria" per affrontare un ignoto che gli si presenta nella forma ostile ed estraniata
del grande mondo urbano. […] L’ingenuo Barone di Nicastro, viaggia invece dalla
periferica Sardegna alla ricerca della virtù e per trovarla percorre
i cinque continenti. […] Non essendo riuscito a incontrare la virtù,
ma avendo fatto conoscenza con molti vizi, il barone tornato in patria si vedrà
costretto a tramutare il motto di famiglia "Pensare, pesare" in " Pesar poco,
pensar nulla"".
Un vagabondo, un inquieto come Nievo esprime
sovente l’ansia di conoscenza, in testi in cui il viaggio è uno strumento
per nuove ed essenziali esperienze di vita. Nella sua novella Il Milione
del bifolco il vecchio contadino ricorda così il suo primo viaggio
da Rodigo a Mantova, venti chilometri di strada percorsi da ragazzo sopra un
carro trainato da buoi: "Figuratevi qual batticuore n’ebbi qui dentro appena
ebbi sentore di questa fortuna! … Io andare a Mantova!… e così solo,
proprio come un uomo!"
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