Bibliografia

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Ippolito Nievo online

Libri

Arnaldo Di Benedetto, Ippolito Nievo e altro Ottocento, Napoli, Liguori Editore, 1996. Volume 33° della "Collana di testi e di critiche", diretta da Giorgio Petrocchi.
Indice: I racconti storici di Niccolò Tommaseo. Su D'Azeglio. Sulla narrativa campagnola. Su Nievo. Scapigliatura. Era un giorno di Festa di Carducci e una Lucciola di Ippolito Nievo. Appendice: Il fiore non visto. Considerazioni 1983 sui "minori".
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Dal punto di vista immaginativo, è evidente il comune spunto irriverente [...]; l'incorniciatura, in entrambi i poeti [Nievo e Carducci] della donna sotto la "volta"; l'irrompere del sole [...] ad avvolgerla, "all'improvviso", dice Nievo; e, se l'indicazione esplicita manca, improvvisa nondimeno è l'apparizione del sole anche nel testo carducciano. [...] In Nievo, conformemente alla sua religiosità naturale, [...] l'avventura era stata anche occasione per celebrare la gloria del cielo. In Carducci, non ancora giunto al vaporoso spiritualismo affiorante negli ultimi anni, [...] i santi e la Madonna sono attratti nel cerchio dei sentimenti mondani".

Ippolito Nievo, Le Confessioni d'un italiano, a cura di Sergio Romagnoli, Venezia, Marsilio Editori, 1998. Nella collana di classici italiani "Esperia", diretta da Cesare De Michelis e da Gilberto Pizzamiglio.
La sapiente ricostruzione del testo delle Confessioni, edito nel 1990, esce ora in edizione economica, a pochi mesi dalla prematura morte di Sergio Romagnoli.

Parchi letterari dell'Ottocento, a cura di Stanislao Nievo, Venezia, Marsilio Editore e Fondazione Ippolito Nievo, 1998.
Indice: Prefazione di Stanislao Nievo. Introduzione di Mario Luzi. Il paesaggio neoclassico di Mario Agrimi. Il paesaggio romantico d'Annamaria Torroncelli. Xavier De Maistre: la Torre di Aosta. Ugo Foscolo: i Colli Euganei. Carlo Porta: San Celso a Milano. Giacomo Leopardi: il colle di Recanati. Alessandro Manzoni: il Lago di Como. Giuseppe Gioachino Belli: la Roma di Campo Vaccino. Ippolito Nievo: la cucina di Fratta. Aleardo Aleardi: il Monte Circeo. Giosue Carducci: i cipressi di Bolgheri. Giovanni Verga: la Sicilia dei Monti Iblei. Matilde Serao: i vicoli di Napoli. Antonio Fogazzaro: il Lago di Lugano. Gabriele d'Annunzio: dalle Gole del Sagittario alla città del Piacere. Giovanni Pascoli: la torre, il Rio Salto, il cimitero.
Quando uno scrittore incontra la natura, sotto le vesti di paesaggio che conserva tracce di autenticità, lo scenario diventa un luogo dell'anima. Dove abita la letteratura, i personaggi occupano la scena, più delle persone reali. Questo libro sui Parchi letterari è un invito a visitare il paesaggio italiano, sulla scorta di pagine immortali. E' la guida nuova, per percorrere le strade segnate dal passo dei romanzieri e dei poeti.

Ippolito Nievo, Le Confessioni d'un italiano, a cura di Simone Casini, 2 vol., Firenze, Fondazione Pietro Bembo_Ugo Guanda Editore, 1999.
Biografia aggiornata ed esauriente, una ampia bibliografia delle edizioni di tutte le opere di Ippolito Nievo, dei commenti e degli interventi critici. Il testo delle Confessioni è riveduto sul manoscritto originale, conservato alla Biblioteca Teresiana di Mantova ed è corredato da copiosissime note. Questa nuova edizione critica e commentata esce nella collana "Biblioteca di scrittori italiani", diretta da Dante Isella e da Giovanni Pozzi
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Dalle riviste

Simone Casini, "Le Confessioni d'un italiano" di Ippolito Nievo, Saggio di edizione critica e commentata, nella "Antologia Vieusseux", a. iv, n. 11-12, maggio-dicembre 1998, pp. 33-107.
Sommario: L'"Università di Fratta". La stesura delle "Confessioni". Il problema editoriale. Prima stesura e copia in pulito. Come lavorava Nievo: "Angelo di bontà", le tragedie e "Il Conte pecorajo". Dal manoscritto all'edizione. Il commento. Bibliografia: Opere di Nievo, Opere critiche, opere storiche, commenti, vocabolari ecc.


"Le Confessioni d'un italiano" Capitolo primo. Apparato critico.
"E' probabile che egli scrivesse per i suoi contemporanei, prima che per i posteri. La stessa rapidità di scrittura induce a ipotizzare una stretta funzionalità con gli urgenti problemi di quel particolarissimo momento storico che fu l'indomani del 1848 e la vigilia dell'unità, quando lo stesso problema dell'unificazione si prospettava carico di attese e di contenuti ben diversi da quanto sarebbe poi avvenuto".

Patrizia Zambon, Le Confessioni d'un italiano, a cura di Sergio Romagnoli, in "Critica Letteraria", a. xxvii, fasc. ii, n. 103/1999, pp. 405-409.
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La nuova ipotesi di Romagnoli è che le particolarità grafiche, morfologiche e interpuntive del manoscritto non siano irriflessi errori della scrittura, ma rispecchino, al contrario, precise scelte linguistiche di Nievo.[...] A queste [oscillazioni grafiche e anomalie ortografiche] Romagnoli ha riservato completa menzione nell'apparato delle note, segnalandone l'identità, e con essa la propria convinzione che la loro conservazione meglio attribuisca a restituire al lettore le ragioni e i toni della scelta linguistica, culturale e narrativa del Nievo delle Confessioni ".

Dai giornali   

Vittore Branca, Com'è mediocre la borghesia italiana. Intelligenza politica e impegno sociale di Ippolito Nievo, ne "Il Messaggero", 6 gennaio 1995, p. 18.
"E' un'immagine romantica di generosità e di impeti giovanili: fra rivolte e processi e idilli sognati, fra cospirazioni segrete e gesta da paladino con Garibaldi e i suoi Mille, fino alla scomparsa misteriosa, alla Shelley, nel Tirreno tempestoso al ritorno dell'epica impresa siciliana, a appena trent'anni".

Carlo Carena, Così Nievo rivide le sue Confessioni, ne "Il Sole-24 Ore", 16 gennaio 2000, p. 29.
"La nuova edizione delle Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo [curata da Simone Casini] è uno di quei restauri testuali che tanto somigliano al restauro di un dipinto. [...] Come si sa, le Confessioni si reggono linguisticamente su due registri, quello della letteratura nazionale e quello del dialetto, riconoscendo o auspicando per il secondo influssi e contributi sostanziali alla prima. Così il dialetto "screzia", per usare un termine del Casini e continuare la nostra metafora, ed esalta il cromatismo soffuso del testo".

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