Un amico di Ippolito:

Vincenzo de Lutti jr.

di Fausta Samaritani

Tu cominci il tuo scritto, carissimo Ippolito, parlandomi dei motivi che ti ritardarono a scrivermi, ed io dovrei pur fare altrettanto, perché col desiderio sempre vivo di rammentarmi a te, ho indugiato sin qui a farlo.

 

Con queste parole inizia la lettera inedita, spedita da Riva del Garda il 21 settembre 1854 da Vincenzo de Lutti jr. (1832-1896) a Ippolito Nievo. Questa lettera, un foglio listato a lutto (da poco era morto Vincenzo de Lutti senior, padre dello scrivente) e vergato su tre facciate, sembra sia l’unico residuo della scarsa corrispondenza intercorsa fra i due amici. Mancano le lettere di Nievo a Lutti. I due erano coetanei e si erano conosciuti probabilmente all’Università di Padova. Vincenzo aveva poi proseguito gli studi di Legge all’Università di Innsbruck, ma la sua vera passione, ereditata dal padre, era la musica. Amici comuni erano Cesare Calabi e Angelo Eduino Vicentini, dei quali si conservano alla Biblioteca Civica Ioppi di Udine molte lettere scritte a Nievo. Interessante è la lettera, inedita, in cui Vicentini dà a Nievo notizie sul salotto milanese della contessa Maffei, noto ritrovo letterario e gastronomico. Abbiamo dunque la corrispondenza Calabi-Nievo; ma le risposte di Ippolito Nievo a Vicentini si ritengono perdute.

 

Continua l’unica lettera conosciuta di Vincenzo de Lutti ad Ippolito Nievo:

Ommetterò le scuse dicendoti solo che fui un po’ sconcertato da un disturbo intestinale affinissimo al colera; senza questi due motivi, caro amico, Qual fora stata al fallo degna scusa? * Ora finalmente posso dirti che mi hai fatto gran piacere dandomi tue nuove, e che ho goduto della tua allegrezza per esserti finalmente liberato dalla noja dell’Università, libero da quei pesi potrai occuparti a tuo talento, e dedicherai, speriamo gran parte del tuo tempo all’arte per cui sortisti sì felici disposizioni. Per narrarti qualche cosa di me ti dirò che ora godo buona salute e la compagnia di alcuni amici fra i quali [Andrea] Maffei che ricambia cordialmente i tuoi ricordi. Sarei ben lieto se tu pure fossi fra questi; non ti dirò quanto mi spiacque il sentire che si frapponessero ostacoli alla tua buona disposizione di venir a vedermi, ma nota che tengo cara e  sicura la promessa che mi dai di venire entro l’autunno a passar qualche giorno con me. Spero che Cesare [Calabi], al quale mi ricorderai di cuore, ti sarà compagno nella gita. Sono dubbioso riguardo alla direzione di questa lettera, ma penso far meglio coll’indirizzarla a Mantova, da dove ti sarà sicuramente spedita, se mai non ti trovassi in quella città. Rammentami a tuo fratello Carlo. A te le cose più affettuose e la preghiera di non dimenticare di farmi saper tue nuove

L’aff.mo tuo amico

V. Lutti

Riva 21, 9, ’54

Udine. Biblioteca Civica Vincenzo Ioppi. Fondo Principale, ms. 2557/34.

* Purgatorio, X, 6.

 

Cesare Calabi il 30 ottobre 1856 scrive brevemente a Ippolito Nievo: Di Lutti ho notizie e salute: è in compagnia di Maffei e sta bene. Nievo forse non ha mantenuto la promessa fatta a Vincenzo de Lutti, perché di un suo viaggio a Riva del Garda nell’autunno 1854 non abbiamo traccia alcuna.

In un’altra lettera inedita di Calabi a Nievo, 30 maggio 1856, leggiamo questa frase: Ne chiesi [notizie di te] a Lutti, il quale fu qui [a Verona] un mese ma mi rispose d’essere egli in debito di lettere verso di te. Io veramente non posso lamentarmi, perché pigrone come egli è, mi scrisse due volte in questi otto giorni, però il motivo impellente fu della musica, ch’egli compose per dedicarmi in occasione del mio anniversario di nascita che scade domani.

Questo cercarsi, domandar affannosamente notizie, perdersi e ritrovarsi è uno dei motivi conduttori de Le Confessioni d’un italiano.

 

Ancora Cesare Calabi a Nievo, lettera inedita del 21 dicembre 1857: Dirai a Maestro Vincenzo che si faccia coraggio ed anziché lasciarsi straziare dai rimorsi prenda la penna in mano e mi scriva e poiché l’ultima volta che mi ebbe a favorire (maggio 1856) si fu per regalarmi una bellissima sua Romaza, digli che se altro mezzo non v’è a farlo di me occupato mi adatterò ad un novello suo ricordo, e il soggetto potrebbe essere una scusa per farlo scrivere, di cui dovresti farti il poeta ed egli il compositore Musicale. Se non faccio il conto senza gli osti farei bene un bel conto questa volta! Fa ch’io non abbia fabbricato un vano progetto; e frattanto salutami Lutti e ricevi l’amplesso migliore.

 

Nell’epistolario di Ippolito Nievo sono rari i riferimenti a Vincenzo de Lutti. Egli annota, con una punta di polemica, a Cesare Calabi, da Mantova, il 16 luglio 1856: Se scrivi a Lutti ricordami a lui il quale non si ricorda di nessuno. Un altro accenno a Vincenzo de Lutti si trova nella lettera che Nievo da Colloredo spedisce a Cesare, il 9 febbraio 1857. Da un appunto inedito sappiamo che Nievo regalò a Vincenzo de Lutti e a Andrea Maffei un esemplare del suo libro di poesie Le Lucciole.

In vena di chiacchiere amene Nievo, il 9 dicembre 1857, da Milano scrive a Cesare Calabi: Senzaché in fatto di penitenti non son solo qui a Milano, e c’è anche Lutti il quale è straziato dai rimorsi pel suo lungo silenzio; eppur non gli dà il coraggio di romperlo, abbandonando anche per una sola mezz’ora le crome e le semicrome.

Vincenzo sta scrivendo la musica dell’Opera Berengario di Ivrea (o Adelaide di Borgogna) che sarà programmata in primavera alla Scala.

Nievo risponde a Calabi, il 14 gennaio 1858: Quanto alla Romanza io te ne scriverei una due tre o dodici anche, all’occorrenza, ma Lutti è così occupato per la sua Opera che non potrebbe musicare un sol verso. L’ “Adelaide di Borgogna” fu accettata dall’Impresa Manzi ed andrà in scena in Quaresima alla Scala.

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E’ arrivato il gran giorno del debutto alla Scala di Milano del Berengario d’Ivrea di Vincenzo Lutti, musicato su libretto del poeta Antonio Gazzoletti. Scrive Ippolito Nievo ad Arnaldo Fusinato, il 22 marzo 1858, scusandosi per non averlo raggiunto a Castelfranco Veneto: La medesima scusa serva anche per me_ ché io stava sempre col baule pronto… ma né la mia carne né il mio spirito erano così pronti come il baule, e da ciò venne che prima l’aspettatissima sentenza inappellabile del Supremo che non capitava mai, [sentenza di una causa contro Nievo, per diffamazione a mezzo stampa] ed ora il “Berengario” del Lutti che capiterà finalmente questa sera, mi erano pretesto a qui rimanere.

Da questa lettera sappiamo che Ippolito Nievo assistette all’infelice debutto del Berengario d’Ivrea, che fu un fiasco. ne dà notizia La Fama del 25 marzo 1858 che attribuisce linsuccesso a freddezza del librettista e a mediocre esecuzione da parte degli artisti.

C’è un ultimo accenno di Nievo a Lutti, in una lettera scritta a Pier Ambrogio Curti il 26 novembre 1858; lettera molto citata, perché Nievo chiede a Curti di trovare un editore per Le confessioni d’un italiano.

 

Dopo l’insuccesso della sua Opera, Vincenzo de Lutti tornò alla natia Riva del Garda: non rinunciava alla musica, ma al successo, perché continuò a comporre. La sua produzione ha destato di recente un rinnovato interesse.

A Riva del Garda divenne celebre il salotto letterario e musicale, che si riuniva nelle due ville de Lutti, frequentato da Aleardo Aleardi, da Andrea Maffei, da Jacopo Cabianca e da Giovanni Visconti Venosta. Maffei orientò la vocazione poetica di Francesca de Lutti (1831-1878) come sostenne l'impegno musicale e poi politico di Vincenzo de Lutti. A Riva del Garda sorse un Teatro dell'Opera, dove furono rappresentate opere di Verdi. Cittadina della musica, ancora oggi Riva, con il suo Conservatorio Musicale, porta avanti una lunga tradizione.

 

Il settimanale Il Pungolo diretto da Leone Fortis, testata alla quale Nievo collaborò con numerosi articoli, dedicò al Berengario una pagina intera di vignette satiriche, disegnate dal celebre Arimane.

Il titolo è: L’apparizione di un Berengario al Teatro alla Scala. Reminiscenze di Arimane.

Le didascalie sono:

Adalberto accenna al Solitario la piccola finestra della torre ov’è rinchiusa Adelaide

Sta di Canossa il Sir!!!

Adelaide: Ecco un angel che s’avanza

Il re Ottone fra i “grandi” del suo regno

Coro: Et verbum caro factum est

La morte “vera o apparente” di Adalberto

 

Fausta Samaritani

5 Novembre 2001

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