Un amico di Ippolito:
Vincenzo de Lutti
jr.
Tu cominci il tuo scritto, carissimo
Ippolito, parlandomi dei motivi che ti ritardarono a scrivermi, ed io dovrei
pur fare altrettanto, perché col desiderio sempre vivo di rammentarmi a te,
ho indugiato sin qui a farlo.
Con queste parole inizia la lettera inedita, spedita da Riva del Garda il 21 settembre 1854 da Vincenzo de Lutti jr. (1832-1896) a Ippolito Nievo. Questa lettera, un foglio listato a lutto (da poco era morto Vincenzo de Lutti senior, padre dello scrivente) e vergato su tre facciate, sembra sia lunico residuo della scarsa corrispondenza intercorsa fra i due amici. Mancano le lettere di Nievo a Lutti. I due erano coetanei e si erano conosciuti probabilmente allUniversità di Padova. Vincenzo aveva poi proseguito gli studi di Legge allUniversità di Innsbruck, ma la sua vera passione, ereditata dal padre, era la musica. Amici comuni erano Cesare Calabi e Angelo Eduino Vicentini, dei quali si conservano alla Biblioteca Civica Ioppi di Udine molte lettere scritte a Nievo. Interessante è la lettera, inedita, in cui Vicentini dà a Nievo notizie sul salotto milanese della contessa Maffei, noto ritrovo letterario e gastronomico. Abbiamo dunque la corrispondenza Calabi-Nievo; ma le risposte di Ippolito Nievo a Vicentini si ritengono perdute.
Continua lunica lettera conosciuta di Vincenzo de Lutti ad Ippolito Nievo:
Ommetterò
le scuse dicendoti solo che fui un po sconcertato da un disturbo intestinale
affinissimo al colera; senza questi due motivi, caro amico, Qual fora stata
al fallo degna scusa?
Laff.mo
tuo amico
V.
Lutti
Riva 21,
9, 54
Udine.
Biblioteca Civica Vincenzo Ioppi. Fondo Principale, ms. 2557/34.
Cesare Calabi il 30 ottobre 1856 scrive brevemente a Ippolito Nievo: Di Lutti ho notizie e salute: è in compagnia di Maffei e sta bene. Nievo forse non ha mantenuto la promessa fatta a Vincenzo de Lutti, perché di un suo viaggio a Riva del Garda nellautunno 1854 non abbiamo traccia alcuna.
In unaltra
lettera inedita di Calabi a Nievo, 30 maggio 1856, leggiamo questa frase:
Ne chiesi [notizie di te] a Lutti, il quale fu qui [a Verona]
un mese ma mi rispose dessere egli in debito di lettere verso di te.
Io veramente non posso lamentarmi, perché pigrone come egli è, mi scrisse
due volte in questi otto giorni, però il motivo impellente fu della musica,
chegli compose per dedicarmi in occasione del mio anniversario di nascita
che scade domani.
Questo cercarsi,
domandar affannosamente notizie, perdersi e ritrovarsi è uno dei motivi conduttori
de Le Confessioni dun italiano.
Ancora Cesare Calabi a Nievo, lettera inedita del 21 dicembre
1857: Dirai a Maestro Vincenzo che si faccia coraggio ed anziché lasciarsi
straziare dai rimorsi prenda la penna in mano e mi scriva e poiché lultima
volta che mi ebbe a favorire (maggio 1856) si fu per regalarmi una bellissima
sua Romaza, digli che se altro mezzo non vè a farlo di me occupato mi
adatterò ad un novello suo ricordo, e il soggetto potrebbe essere una scusa
per farlo scrivere, di cui dovresti farti il poeta ed egli il compositore
Musicale. Se non faccio il conto senza gli osti farei bene un bel conto questa
volta! Fa chio non abbia fabbricato un vano progetto; e frattanto salutami
Lutti e ricevi lamplesso migliore.
Nellepistolario di Ippolito Nievo sono rari i riferimenti a Vincenzo de Lutti. Egli annota, con una punta di polemica, a Cesare Calabi, da Mantova, il 16 luglio 1856: Se scrivi a Lutti ricordami a lui il quale non si ricorda di nessuno. Un altro accenno a Vincenzo de Lutti si trova nella lettera che Nievo da Colloredo spedisce a Cesare, il 9 febbraio 1857. Da un appunto inedito sappiamo che Nievo regalò a Vincenzo de Lutti e a Andrea Maffei un esemplare del suo libro di poesie Le Lucciole.
In vena di chiacchiere
amene Nievo, il 9 dicembre 1857, da Milano scrive a Cesare Calabi: Senzaché
in fatto di penitenti non son solo qui a Milano, e cè anche Lutti il
quale è straziato dai rimorsi pel suo lungo silenzio; eppur non gli dà il
coraggio di romperlo, abbandonando anche per una sola mezzora le crome
e le semicrome.
Vincenzo sta scrivendo la musica dellOpera Berengario di Ivrea (o Adelaide di Borgogna) che sarà programmata in primavera alla Scala.
Nievo risponde
a Calabi, il 14 gennaio 1858: Quanto alla Romanza io te ne scriverei una
due tre o dodici anche, alloccorrenza, ma Lutti è così occupato per
la sua Opera che non potrebbe musicare un sol verso. L Adelaide
di Borgogna fu accettata dallImpresa Manzi ed andrà in scena in
Quaresima alla Scala.
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E arrivato il gran giorno del debutto alla Scala di Milano del Berengario dIvrea di Vincenzo Lutti, musicato su libretto del poeta Antonio Gazzoletti. Scrive Ippolito Nievo ad Arnaldo Fusinato, il 22 marzo 1858, scusandosi per non averlo raggiunto a Castelfranco Veneto: La medesima scusa serva anche per me_ ché io stava sempre col baule pronto ma né la mia carne né il mio spirito erano così pronti come il baule, e da ciò venne che prima laspettatissima sentenza inappellabile del Supremo che non capitava mai, [sentenza di una causa contro Nievo, per diffamazione a mezzo stampa] ed ora il Berengario del Lutti che capiterà finalmente questa sera, mi erano pretesto a qui rimanere.
Da questa lettera sappiamo che Ippolito Nievo assistette allinfelice debutto del Berengario dIvrea, che fu un fiasco. ne dà notizia La Fama del 25 marzo 1858 che attribuisce linsuccesso a freddezza del librettista e a mediocre esecuzione da parte degli artisti.
Cè un
ultimo accenno di Nievo a Lutti, in una lettera scritta a Pier Ambrogio Curti
il 26 novembre 1858; lettera molto citata, perché Nievo chiede a Curti di
trovare un editore per Le confessioni dun italiano.
A Riva del Garda divenne celebre il salotto letterario e musicale, che si riuniva nelle due ville de Lutti, frequentato da Aleardo Aleardi, da Andrea Maffei, da Jacopo Cabianca e da Giovanni Visconti Venosta. Maffei orientò la vocazione poetica di Francesca de Lutti (1831-1878) come sostenne l'impegno musicale e poi politico di Vincenzo de Lutti. A Riva del Garda sorse un Teatro dell'Opera, dove furono rappresentate opere di Verdi. Cittadina della musica, ancora oggi Riva, con il suo Conservatorio Musicale, porta avanti una lunga tradizione.
Il settimanale Il Pungolo diretto da Leone Fortis, testata alla quale Nievo collaborò con numerosi articoli, dedicò al Berengario una pagina intera di vignette satiriche, disegnate dal celebre Arimane.
Il titolo è:
Lapparizione di un Berengario al Teatro alla Scala. Reminiscenze
di Arimane.
Le didascalie sono:
Adalberto
accenna al Solitario la piccola finestra della torre ovè rinchiusa Adelaide
Sta di Canossa
il Sir!!!
Adelaide:
Ecco un angel che savanza
Il re Ottone
fra i grandi del suo regno
Coro: Et
verbum caro factum est
La morte
vera o apparente di Adalberto
Fausta Samaritani
5 Novembre 2001
Ippolito
Nievo online. Sito della memoria Ippolito Nievo Ippolito Nievo online