I Villani ![]()
Dipinture morali di Ippolito Nievo
(3 Continua dal numero
precedente) Note a fine pagina
L'anima
lumaca
IX _Vedi
essere per me gran fortuna, o stizzito lettore, che il nostro colloquio succeda
solo nell’immaginativa, giacché altrimenti nel capitolo passato m’avresti
tempestato le spalle di pugni sonori. Ma non già perché tu creda di aver ragione,
sibbene anzi perché hai torto e ti da noja questo spiattellartelo al pubblico.
Ora io tirerò innanzi sullo stesso piede, e guardati bene dal gridare alla
calunnia, poiché essendo tu un essere composto di ottimi, di buoni, di cattivi
e di pessimi, io ho scelto fra i mezzani e più comuni il tipo che ti rappresenti;
e tale è precisamente l'animale conosciuto nel mondo per un accorto galantuomo.
L'anima di tale specie di bimani così numerosa e stimata, io la chiamo anima
lumaca, né ella è propriamente uno spirito, bensì qualche cosa di carnale
e polputo, che si informa presso a poco dallo stampo d’una cipolla.
Gli strati per altro non si estendono
[i]
tutti all'intorno, ma sono come anelli disposti
l'uno dentro all'altro, in modo che un punteruolo può scendere e toccare il
più riposto, senza dar noja agli esteriori; ma tuttavia involge il tutto una
pellicola trasparente e sensibile ad ogni buffo d’aria, chiusa con tutta
gelosia; e solamente in un canto per un bucherello quasi invisibile si penetra
all'interno, e per quanto minimo sia, pure sembra s'impiccolisca sempre più,
sicché un giorno o l'altro quell'involto torrà certamente ogni respiro a tutto
il restante.
Questa cotal pellicina così dilicata e tenace contiene sulle sue papille esterne,
per dirlo alla tua maniera, il senso dell'interesse, mentre gli anelli che
stanno entro compongono tutta la scala delle virtualità e passioni umane.
Il primo si è l'amore della giustizia, il secondo l'affetto di famiglia, il
terzo la religione, il quarto la carità fraterna, e così via via fino al ventiquattresimo,
che è il più chiuso, il più cieco, il più piccino di tutti, e si trova essere
per avventura la scienza del bene e del male. Vedi che tutte queste doti sono
eccellenti, e che avendoti ammobigliato l'animo d'ogni virtù pagana e cattolica,
io rendo giustizia a quello che si chiama il tuo buon fondo; ma solamente
si frappone, a guastar il tutto, quel maledetto ostacolo dell'interesse, dacché
i buoni movimenti di quelle facoltà sorgenti a migliaja, come i funghi dopo
la pioggia, per premere che facciano quella sua vescica non possono spuntarla
d'uscire; e parimenti il forellino per l'affollarsi tumultuoso di tutti que'
prigionieri non dà passaggio intero ad alcuno, ed è miracolo se ne sbuca fuori
alle volte uno de' più meschini, e tutto smembrato e svigorito. Così pure
i fatti esterni non commovono mai addirittura le parti interiori di quell'apparato;
ma solo quell'involucro diafano dal quale prendono tono e colore e traspajono
all'interno; tuttavia i primi degli anelli, per qualche commercio serbato
coll'aria libera mediante il bucherello sopra notato, possono dire di vivere
col resto del mondo; il che non credo si possa dire degli anelli inferiori,
e non è certamente dell'ultimo: anzi quella povera scienza del bene e del
male, confinata là al bujo, racchiusa nelle sue elucubrazioni, e tolta affatto
dalle pratiche cui anela, va fantasticando dietro certi sistemi che ad esprimerli
farebbero ridere. Immaginatevi come s'abbia a trovare in quella nicchia la
coscienza, e come possa navigare senza bussola in quel mare di tenebre! Per
me credo che la ci sia morta, o almeno uscita di cervello!
X _Un giorno quell'anima lumacosa di Tommaso passeggiava
per la viuzza del cimitero; e fosse l'ora del tramonto, o la solitudine e
la mestizia del luogo o la lenta digestione, i grilli sentimentali gli brulicavano
pel cervello: sapeva egli d'essere un buon diavolo, poiché l'era voce comune,
e così prendeva beatamente sul serio le poetiche oscillazioni de' suoi anelli
spirituali. In quel momento poi tanto leggiero era il suo volo nel modo
dei sogni, e così libero il respiro dell'anima in quel viaggio gratuito, da
non accorgersi quasi del sordido sacco entro il quale per costume affogava.
Camminando oltre, allo svolto della via s'incontrò in una mendicante, ma così
sparuta, e piena tanto di dolore negli occhi e nelle guancie, e così amorevole
nel serrarsi al petto il suo bimbo, che ogni sospetto d'impostura era tolto
al solo guardarla. Mormorava più colla mente che colle labbra una preghiera,
e tendeva quasi vergognando la mano; ma quando egli le passò dinanzi incoraggiata
alquanto:
_Signor Tommaso, gli dice con voce affaticata e rotta dalla tosse, signor
padrone, per carità, per amor di Dio e de' suoi morti faccia qualche cosa
per la mia creatura· guardi come siamo ridotti! e ci basterebbe una cameruccia
e una bracciata di paglia!
Il nostro galantuomo sorpreso alle prime coll'anima tutta in vapore di sensibilità,
riconoscendo in colei la vedova d'un bracciante caduta in quello stremo per
essere stata cacciata da lui un mese prima, sentì quasi la puntura d'un rimorso,
e le si era volto con piglio d'amore; ma ad un tratto quella preghiera venne
ad urtarlo così spiacevolmente nella parete dell'interesse che il capo gli
si rivolse precipitosamente all'altra banda: se non che tre o quattro di quelle
supplichevoli parole avevano trovato modo di penetrare per l’angusto
orifizio nell'interno, ove avvertito lievemente l'amore della giustizia, scivolarono
lunghesso l'amore di famiglia, e punto acutamente lo scrupolo religioso, giunsero
a svegliare la carità fraterna. Immaginatevi qual parapiglia successe in quei
fondacci a un avvenimento così inusitato! Ne nacquero issoffatto una profonda
pietà per la povera vedova, e un saldo proposito di porvi riparo; ma quando
pietà e proposito si provarono ad uscire, il canaletto s'era contratto in
maniera, che, dopo uno sforzo imponente, solo la millesima parte di que' buoni
movimenti giunse a liberarsene. E fu allora che Tommaso appressatosi ancora
alla povera, e messe le due dita al taschino depose nella sua mano paralitica
un solduccio tosato. La povera donna guardò quella moneta con occhio rassegnato,
e una lagrima, ultimo sforzo de' suoi occhi aridi e infossati, vi cadde sopra;
mentre il padrone la dava a gambe fuggendo i pericoli d'un nuovo accesso di
tenerezza.
XI _Domanderete ora: e che ci ha a fare questa tua freddura dell'anima
lumaca con quell'ubbia della guerra del quattrino; ed anima e guerra
che c'entrate col vecchio campagnuolo che t'accomodò la ruota del birroccio?
Tutto è fior di logica, o arguto lettore; perché le anime lumache appunto,
sanno condurre imperturbata e con più sottile strategia la guerra del quattrino;
e quel padrone, di cui si lagnava, se ti ricordi, con nobile temperanza il
buon contadino, aveva per avventura una di queste animacce.
_Pare impossibile, ripresi io, che quel vostro padrone sia tanto cattivo da
negarvi quel po' di polenta!
_Cattivo?_rispose il vecchio tutto scandolezzato
[ii]
_non dica questo, veda! ché non ne conosco di migliori
di lui, e negli anni d'abbondanza ci ajutava da vero cristiano, e solamente
per le gravezze dei tempi fu costretto a dimostrarsi quasi di malanimo inverso
noi, il che è per lui, ne son sicuro, la disgrazia più dolorosa! Ma non è
cattiveria, no; e avendo famiglia e figliuoli agli studii bisogna che la fili
sottile anche lui! Si sa poi che prima si pensa e si provvede al proprio sangue,
e poi se ne avanza, all'altra gente di fuori!
E così, o la fenice dei padroni, pensava io intanto, mancherà il desinare
a questo disgraziato, prima che il cigaro al tuo primogenito; e ancora esso
non avrà cuore di lamentarsene! Oh il perfetto codice che è questo, e quanto
bene avrebbe fatto il Vangelo dichiarando per generi e specie quell'immenso
regno del superfluo, e quanto maggior numero di eretici andrebbe allora meritatamente
dannato! Un orecchino, un anello di tua moglie basterebbe a togliere d'affanno
per sei mesi i tuoi coloni, ma la miseria di questi, penetrando gli occhi
[iii]
e pegli orecchi dentro di te, o anima lumaca,
s'incontrata col saccone dall'egoismo, e lì ha perduto ogni persuasiva di
carità: né il forellino del sentimento s'è aperto ai lagni di quei poveretti,
anzi s'è contratto per subito ribrezzo, e il tuo fondo buono è rimasto
tutto stagnante nella sua ignara e sterile bonaccia!
Intanto il buon vecchio seguitava narrandomi le virtù di quel suo padrone,
e le limosine largite sull'uscio, e l'affabilità della sua buona Signora._E
mi creda, soggiungeva, mi creda, che se giovar ne potesse col buttarsi nelle
fiamme, lo farebbe di tutto cuore; ma già non c'è verso, e quando Iddio vuole
martellarci, bisogna star quatti, e soffrire per lo meglio; né io di questo
mi lagno!
O anima semplice e ingannata, continuava io fra me stesso, tienti pur salda
questa tua fede negli uomini e in Dio, che ti fa più grande d'ogni filosofo
mondano; ma ciò non toglie che tu non calunnii la provvidenza accagionandola
di mali, ch'ella non pensò né volle giammai.
XII_Ora avvenne che mentre il vecchio finiva d'attaccare il cavallo,
ed io m'affaccendava a riscuotere il mio compagno da un sonnetto che aveva
trovato modo d'appiccare sur una panchetta, tre donne entrassero nel cortile,
tutte stanche e polverose, ma allegre negli atti e nel viso. Una più vecchia
stava dietro alcuni passi, le altre giovinette brune e non ancora avvizzite
dalle fatiche contadine correvano verso il vecchio, e lì, a dirvi gli abbracci
e la consolazione di quelle quattro creature, ci vorrebbe la penna d'un angelo.
Bastivi sapere che le erano sua moglie e le figliuole, le quali giunte a un
paesotto della pianura poco discosto, avevano trovato impiego in un filatojo,
e il padrone aveva loro avanzato qualche denaro finché la stagione del lavoro
giungesse. L'allegria di quelle anime si comunicò anche a noi, e loro si leggeva
negli occhi la fiducia in Dio e nei loro simili cresciute di tre doppii per
quella ventura, onde ogni parola era insieme un inno alla gioja e un ringraziamento
al cielo; e se un poeta m'avesse letto allora allora qualche sua Ode d'analoghi
sentimenti, certo l'avrei consigliato a rifarla.
XIII _Una piccola parte delle benedizioni di quella famigliuola le
avemmo anche noi; e ripigliammo la via così rappacificati cogli uomini che
io più non ricordava le mie tetre dottrine sull'anime lumache, e il
mio compagno sorrideva tutto all'intorno come se la natura fosse divenuta
ad un tratto la sua buona amica. Infatti, io reputo che questa gran madre
nostra troppo a torto accusata, quasi a compenso delle sgradevoli sensazioni
procedenti dai disordini fisici e morali, prolunghi l'influenza delle sue
armonie sulle anime nostre con lunghissima beatitudine; sicché dipartendosi
da alcuna deliziosa scena di bellezza o d'amore il godimento ce ne resti nell'anima,
e di sé colori le impressioni ricevute dappoi, onde celestiali le soavi, e
meno disarmoniche per tale incanto le cattive, appariscono
[iv]
. Né questa verità la trovo confortata dalla esperienza
meglio di quanto mi stolgo dalla rusticale famiglia, per tornarmi alle sconciature
cittadinesche; perché, quello che ai giorni prima sembravami schifoso e intollerabile,
lo squadro allora senza ribrezzo, e spargo più a larga mano la compassione,
né lo sdegno e il dispregio mi illividiscono il cuore. E ben sapevano questo
i nostri sommi poeti, i quali per ricondurre le virtù dal cielo alla terra,
tentarono sempre richiamarci alla vita libera e campagnuola, onde Virgilio
disse fortunati i coloni che sanno la propria ventura
[v]
, e Parini cantava l'etere vivace delle campagne
che gli spiriti accende e le forze rintegra e l'animo rallegra
[vi]
e Leopardi benedice
[vii]
:
[...]
i lievi nuvoletti e il primo
Degli augelli sussurro, e l’aura fresca
E le ridenti piagge·
Perché voi cittadine infauste mura
Vidi e conobbi assai, là dove segue
Odio al dolor compagno·
Ma il trabalzamento del cuore,
che intende l'arcano parlare della natura, e delle anime viventi con essa
in più stretta comunione, ne dice più assi d'ogni maggiore poeta.
XIV _Certo se il rigurgito delle genti campagnuole nella città potesse
invertirsi, ed espander invece queste nelle campagne, e dei vizii che vi nascono
pel fermento sperperare il fracido letto, grande ajuto ne verrebbe all'umanità;
ma se molti sospirano a questo, pochi s’avvisano dei mezzi; e mentre
alcuno blandisce le nostre superbie impossibile giudicando un tal fatto solo
pel raffinamento delle sociali virtù, nessuno osò proclamare alla scoperta
la sentenza della natura nostra, dichiarandola decaduta e impotente a raggiungere
di sbalzo quell’ideale d'operosa e libera convivenza. E a vero dire
sarebbe d'uopo a ciò d'uno sforzo universale e simultaneo, facile tanto a
pensarsi, quanto impossibile ad avere effetto fuori dell'immaginazione. Così
se qualche grande anima capita al mondo che per un mistero di natura abbia
potenza e desiderio di quell'ideale, succede a lei quello che avvenne alle
piante tropicali sorprese nelle terre polari dal raffreddamento terrestre,
che la vegetazione fu sospesa, e rimasero né morte né vive, esseri d’altro
tempo, d'altro clima, estranei affatto alla vicenda de' mondiali movimenti.
E di tali anime molte s'ascondono sotto la ruvida scorza de' nostri coloni,
ne' quali sembra trapassare per eredità e viver continuo lo spirito di qualche
remoto bisnonno; e noi tacciamo quei poveretti di morale obesità, mentre è
memoria intima d'un passato volto a diverso avvenire, e sfiducia rassegnata
nelle sociali sconcordanze. Si grida ovunque: educateli! Ma pur bisogna apprendere
prima di educare; ed io griderei: studiateli, amateli, imparate da essi: poi
apprendete loro quelle poche nozioni utili delle quali vi siete avvantaggiate
voi, o macchine civili, con tanta jattura di felicità e di giustizia! Ma soprattutto
non mandate loro missionarj parolaj, che insegnino la lettera, ma apostoli
che trasfondano in essi lo spirito, e professino la scienza della vita e la
religione della morale, non la dottrina dell'utile e la filosofia del tornaconto!
Verità e pratica, non sofisma e teoria! Ecco, se la volete, l'educazione delle
anime primitive che vivono più di tutto nel cuore.
Ed ora mi taglio le ali per amor tuo, o amico lettore, giacché sbadigli tanto;
e torno in quel mondo ove tu hai abbarbicata fino la fantasia. Forse desideri
sapere, ove il nostro cavalluccio fu cortese di trascinarci dopo la scesa
dei colli? Eccomi allora pronto a risponderti, che sul tramonto facemmo sosta
al Caffè di Giudizzolo, et nunc bene gaude.
Ippolito
Nievo
(3 Continua nel prossimo numero)
Ippolito Nievo online
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