I Villani ![]()
Dipinture morali di Ippolito Nievo
(2 Continua dal numero
precedente) Note a fine pagina[i]
_A casa mia, Signori, se loro non dispiace!_rispose il vecchio contadino
additandoci una capannuccia lontana un cento passi.
_O che siete fabbro, falegname e carrozzaio voi?_ridimandai.
_Si, Signore!_soggiunse gravemente; poi siccome io pareva sorprendermi di
quella sua calma, riprese sorridendo, che si sarebbe ingegnato a raggiustare
ogni cosa. Già nulla restava a fare di meglio, onde caricati sul biroccio i
frantumi della ruota, e facendone noi le veci dall’un lato, ci traemmo verso la
casuccia; ma il vecchio dopo breve tratto, vedendo la poca pratica che ci
avevamo in quell’esercizio, volle mettersi lui a quella bisogna, e i nostri
piedi cittadini poterono avanzarsi più spediti senza tema di sdrucciolare.
VII_E voi, mio bravo galantuomo v’immiserite qui a far ghirlande
alle viti con tanto ingegno e buona pratica di falegname che ci avete?
_Cosa vuole?_mi risponde[vi] il vecchio, ribattendo il cerchio sulla ruota già rimessa
in modo da non parerci più segno di rottura _cosa vuole? non mi ci trovo io a
lavorar pei Signori!
Io diedi un soprassalto_Oh, per chi lavorate? sclamai_pei poveri diavoli che
non hanno di che pagare?
_Lavoro per tutti, io;_soggiunse il vecchio_ma dico di accomodarmi
difficilmente con certi signori[vii] , perché essi, vedete, comperano le nostre braccia, e
intendono che mandiamo al diavolo il cuore e la testa!
In verità io non capiva quel gergo, e il contadino se n’accorse vedendomi tutto
sospeso, onde contnuò:
_Veda, io sono vecchio, eppure a certi ordini non mi ci seppi ancora adattare.
Quando mi allogano un lavoro, eccoteli subito a gridarmi; ricordati, veh, che
per sabato deve essere fatto! Io mi ho le mie settimane! per esempio, in quella
or ora passata non poteva indurmi a toccar una sega, e mi convenne uscir sempre
in campagna a zappare, a mettere[viii] in assetto i vitigni, a pulire le siepi, e in quel
lavoro mi si rinfiancavano le forze; mentre chiudendomi qui nel cortile a
piallar assi e a martellar chiodi, credo che sarei morto!
_Ah! ora vi capisco!_feci io_gli è che voi amate la libertà, e perciò
difficilmente ve la intendete con chi pretende[ix] lavoriate a tempo fisso come un giumento. Ma ditemi un
poco, e perché avviene che i poveretti si[x] siano meglio indulgenti, e che voi v’impegniate più
volentieri con essi?
_Non saprei davvero_soggiunse il vecchio_ma il fatto sta.[xi]
_Però_continuai a voce alta_voi ve la passerete molto agiatamente con
quest’arte tra mano?
_Eh! intanto si campa!_fece mestamente il vecchio.
_Come? il mestiere e la campagna non vi procacciano i vostri comodi?
_Il mestiere_rispose_mi aiuta di molti crediti in questi anni di carestia; la
campagna mi dà assai lavoro e poco poco da mangiare.
_Ma ci avete molta famiglia? qui non vedo nessuno!
_Ho moglie e due ragazze da marito.
_E dove le sono ora?
_Sono giù alla bassa in cerca di lavoro; e Dio no ’l voglia torneranno con
quelle benedette febbri, che già noi ce le pigliamo sempre in quelle risaie!
_E come mai siete venuto in tali strettezze?
_Cosa vuol mai, mio buon Signore!_rispose tranquillamente il vecchio
rimettendomi la ruota al biroccio_non la poteva andare altrimenti colla peste
dell’uva[xii] che ci impedisce dal pagare gli affitti; e sarà peggio
l’anno venturo, perché il padrone non può più anticiparmi li frumentone, e
dovetti vendere le bestie, onde sarò ridotto ad assoldarmi per bracciante, se
ci trovo un sito; o a vivere alla giornata; e sì nell’uno che nell’altro caso,
voi sapete la buona vita che si mena durante l’inverno! Ma già Dio ha voluto
così, ed è inutile il pensarci sopra!
VIII_"Le annate peggiorano, e le prediali[xiii] ingrossano e le famiglie e i bisogni pur anco; in
mezzo a questo le brinate a malmenare i gelsi, le gragnuole a tempestar il
frumento. E l’uva?_Dio del Paradiso, quando ci consentirete un dito di vino
buono e genuino a tavola? e que’ bei soldi che s’intascavano anni addietro
sulle vendemmie? Via! facciamoci sopra un crocione … E la seta? quella sì vuol
costar molto ora che c’è questo diavolo di muffa[xiv] in volta! Basta! bisognerà stringere[xv] , e vedere fin dove si possa arrivare!"_Questo
ragionamento sono sett’anni che lo ripeti prima di coricarti, o povero lettore,
come una massima d’Epitteto[xvi] o una giaculatoria favorita. In questi sette anni sei
ingrassato come un tordo, e ti si sono rincolorite le guancie; in questi sette
anni la tua casetta si è tutta ringiovanita all’aspetto, e i rabeschi
dell’umile imbianchino furono coperti da carte tutto oro e velluto; le seggiole
d’abete impagliato[xvii] si ritrassero modeste alla cucina, cacciate da una
irruzione di poltroncine elastiche[xviii] , o almeno di scranne di noce; i candelieri d’ottone
si fecero di bronzo o d’argento; all’inverno le finestre si vestono di doppie
invetriate e le stuffe ti sgelano le dita; all’estate il tuo giardinetto vede
le camelie e i rododendri sostituirsi ai gerani e al rosmarino soli adornamenti
d’una volta; t’è cresciuto un bel cavallo alla stalla e l’avito sediolo[xix] giace polveroso in fondo alla rimessa, colle stanghe
rivolte pietosamente al cielo, mentre tu batti il paese in un elegante
calessino a doppie suste[xx] _E dimmi un po’ in coscienza, di quanti giorni
allungasti la tua quaresima per ottenere simili prodigi?_In verità, se
comparvero mai grassi capponi, o agnelli arrostiti o superbe spalle di maiale
sulla tua tavola, ciò avvenne per fermo in questi anni malaugurati. Né la tua
campagna si smagrì di nulla per tenerti in carne: chè i rivali[xxi] sono folti di pioppi, d’olmi e di gelsi, i solchi
negri di concime, le carreggiate fondate di fresco, arieggiate e popolose le
stalle, copiosa la vaccheria, morbidi d’erba i prati, ricise ornatamente le
siepi, vagamente disposte le viti._Ora dove hai tu messo ad opera quel tuo
consiglio di stringere, di stringere, per difendere gli agi tuoi dallo spendìo
delle annate?_Tu lo sai in fondo in fondo, o accorto lettore, e lo sanno tutti,
e io pure lo so, se mi propongo dirtelo in quattro parole. Vendendo caramente
le tue derrate, diminuendo il numero de’ tuoi spesati e raddoppiando sovr’essi
di stimolo, nutrendoli con grano semiguasto, né avvantaggiandoli in nulla,
impedendoli anzi in quelle abitudini che in anni d’abbondanza senza tuo danno
recavano loro assai frutto, angariandoli, spiluccandoli fino all’ultimo soldo
di debito, con tali pratiche tu giungesti a buon porto; né secondo le leggi è
delitto questa tua regola di condotta, sibbene prudenza e avvedutezza, anzi
oltreché guadagno, ne hai lode. Ma Iddio, la tua coscienza, se è viva, ed io
per quanto posso ci leveremo in coro contro te, imprecando a una tal massima di
risparmiare sul necessario degli altri per accrescere i comodi propri. Codesta
tua pratica abominevole, nata dal calcolo che il centesimo di tutti i giorni fa
le lire a fin d’anno, è veramente una guerra sorda e inesorabile fatta a coloro
de’ quali per obbligo di giustizia, di morale, di religione devi educare
l’anima e conservare il corpo; io soglio chiamarla la Guerra del quattrino,
né stimo che quella di Crimea vada superba d’un maggior numero di vittime.
(2 Continua nel prossimo numero)
Ippolito Nievo online Ippolito Nievo online
[i] Si riporta qui la redazione
finale, corretta da Nievo e pubblicata postuma e in sette puntate sulla rivista
"I Contadi", nel 1868. In nota si evidenziano le differenze con la
prima edizione, pubblicata nel 1855 sulla rivista mantovana "La Lucciola",
con il titolo La nostra famiglia di campagna.
[ii] Aveva scritto:
"variandone".
[iii] Aveva scritto: "una più
comoda".
[iv] Anfibologia o amfibologia:
discorso equivoco che si presta a diverse interpretazioni.
[v] Aveva scritto: "me la spiccio".
[vi] Aveva scritto. "mi rispose".
[vii] Aveva scritto: "coi signori".
[viii] Aveva scritto: "e zappare, e mettere".
[ix] Aveva scritto: "ve la intendete coi ricchi, che
pretendono".
[x]
Aveva scritto: "vi siano".![]()
[xi] Risulta cancellato questo
brano, presente nell’edizione del 1855:
"_Oh si! il fatto sta!_io pensava intanto fra me;_e vuoi saperlo perché
sta? Perché i Signori oltre l’arroganza del denaro che danno o promettono in
mercede, hanno per giunta la prepotenza di tutto quello che dorme nello
scrigno, e perciò ti saltano addosso, e vogliono quello che vogliono, e ti
comandano a vociate, come l’asino del fornaciaio! Ma i poverelli invece sapendo
di essere dappoco, vengono quasi pregando, e conoscendoti galantuomo e facile a
far credenza, non guardano pel sottile sui ritardi e non ti danno sulla voce
col piglio dell’aguzzino! Perciò, o buon vecchio, tu fai presto e bene l’opera
allogatati da questi, mentre nel lavoro commesso dal ricco senti il peso della
schiavitù, e ci avanzi male e a rilento".
[xii] La crittogama.
[xiii] Prediali: imposte sui
terreni.
[xiv] Aveva scritto:
"guerra", riferendosi a quella di Crimea, in atto nel 1855.
[xv] Aveva scritto:
"stringere, stringere più che si può".
[xvi] Epitteto: filosofo greco stoico del I secolo.
[xvii] Aveva scritto:
"seggiole d’abete impagliate".
[xviii] Elastiche: molleggiate.
[xix] Sediolo: carrozzino simile a
quello che si usa per le corse al trotto.
[xx] Susta: molla.
[xxi] Rivale: riva, sponda.
Mantovano rival, friulano rivâl.