Un amico dIppolito Nievo:
Romeo Bozzetti
Permettetemi o signori chio dispieghi lacerba doglia di cui sono tutto compreso, raccomandando alla memoria vostra il mio nobile amico, e chiamandovi a partecipare del mio dolore.
Con queste parole inizia uno scritto inedito di Romeo Bozzetti, vergato su carta intestata Intendenza Generale dellArmata e decorata con bandiere italiane e croce Savoia, e che è conservato tra i documenti di casa Bozzetti. E il brogliaccio di un elogio funebre, probabilmente tenuto a Torino davanti agli impiegati dellex Intendenza garibaldina, da pochi giorni trasferiti nella Capitale per Decreto del Ministro della Guerra Manfredo Fanti. La notizia del naufragio del vapore a ruota "Ercole", a bordo del quale viaggiava Ippolito Nievo con altri impiegati dellIntendenza, era data ormai per certa. Romeo Bozzetti fu incaricato di tenere un discorso commemorativo, di cui nulla oggi sapremmo, senza questo raro e fin qui inesplorato documento.
Romeo Bozzetti Nievo. O Vesuvio che fosti. Versi inediti
La
mia voce non si alzerà verso lEterno a maledire perocché
sia stolta cosa il voler penetrar nei disegni della provvidenza, ma concedetemi
almeno che io non sia rassegnato, perché io non posso esserlo e lanima
mia protesta continuamente contro fato così miserando.
Nò io non posso rassegnarmi. Egli era giovine e già lItalia
lo numerava fra suoi poeti; non aveva che poco più di cinque lustri ed
aveva il senno maturo della vecchiaja. Egli era ricco ed onorato, egli era teneramente
amato da bellissima donna e tutto lasciò per correre col più
prode dei capitani la ventura della più avventurosa e meravigliosa delle
imprese che raccontino le storie. Nò io non posso rassegnarmi. E se la
mia voce non si leva sacrilegamente al trono dellEterno per rampognarlo
daver permesso che una sì nobile esistenza venisse così
miseramente troncata, pure io mi lamenterò sempre, io piangerò,
e alzerò la voce a Dio: e dal mio cuore oppresso dal dolore non potranno
uscire benedizioni.
Vi domando mercè pel mio dolore o signori; deh! non vogliate in queste
mie parole ravvisare che ciò che il cuore mi detta sopra tanto infortunio.
Certamente egli, che a Varese e a Como non fu tocco dalle nemiche palle, egli
che era sfuggito meravigliosamente ai pericoli dogni maniera della memoranda
spedizione di Sicilia, egli che a Calatafimi uscì illeso da una lotta
di giganti, egli che non fu tocco dal tempestar dei projettili della bombardata
Palermo certamente io dico non poteva attendersi di perire così immaturamente,
senza il conforto di cadere sopra un campo onorato dinanzi ai nemici della patria
e senza la gioia daver confortato le ultime ore della vita delle grida
di vittoria dei guerrieri dItalia!
Alcune parole fanno pensare che Romeo Bozzetti abbia raccolto le confidenze dIppolito Nievo. La donna bellissima è sicuramente Beatrice Melzi dEril, alla quale Nievo scrisse da Palermo lunghe lettere, che restano testimonianza rara e vivissima della fortunata campagna garibaldina dei Mille.
E
vero! limmenso mare in cui ha trovato la tomba, e il ruggito dellonda
agitata sono tomba e musica funebre non indegna della sua grande anima: e forse
lanima sua nel dipartirsi dalla spoglia mortale ha potuto godere di trovarsi
dapprima faccia a faccia collo spirito della tempesta.
Ma chi ci consolerà della sua dipartita immatura? chi asciugherà
le lagrime della madre sua infelice? chi prenderà il suo posto nella
schiera eletta e già tanto diradata dei Mille? chi potrà raccontare
con più nobile e veritiera penna le imprese stesse di cui fu tanta parte?
Povera madre! anche tu avevi i tuoi tre figli tutti combattenti per la patria
e la libertà_e già la vittoria aveva onorato la nostra bandiera
di una splendida aureola, e quietata ogni cosa avevi dato tregua allansie
mortali del tuo cuore materno ed eri certa riabbracciar tutti i tuoi cari che
la provvidenza sembrava voler ricondurti sani e salvi fra le braccia
Oh
questo è dolore ineffabile!
Io non posso procedere più_ho voluto dare questa estrema prova daffetto
al morto amico: ma non mi basta la lena per tesser un elogio compiuto come la
sua virtù e il suo ingegno meriterebbero.
Lasciate chio desista_Il dolore mopprime troppo, perché sia
sollievo bastante il chiamarvi a parteciparlo. Lasciate chio vi avvolga
intieramente nel fosco mantello del dolore, lasciatemi piangere non ho
altro conforto.
Romeo
Bozzetti con il bresciano Enrico Rechiedei a fine daprile del 1860 raggiunse
Garibaldi a Genova: ma la partenza dei Mille era rinviata. Garibaldi
li pregò di tornare a Milano e di avvertire tutti i volontari, disposti
a correre il pericolo di una nuova avventura. Pochi giorni più tardi,
Bozzetti riceveva un telegramma in cifra che lo invitava a tornare Genova con
"la merce" raccolta. Una settantina di volontari, comandati da Filippo
Migliavacca che poi morì a Milazzo, lasciarono Milano il 5 maggio, con
lultimo treno per Genova. Tra questi cerano Bozzetti, Rechiedei
e Nievo. E possibile che Ippolito Nievo li conoscesse bene, perché
Enrico gestiva con i fratelli una tipografia milanese che funzionava anche come
casa editrice, e Romeo esercitava a Milano la professione di giornalista.
A Talamone, Garibaldi organizzò il Corpo della Spedizione. LIntendenza
fu affidata a Giovanni Acerbi, aiutato da Paolo Bovi e da Maestri. Poiché
Acerbi aveva facoltà di scegliersi altri aiutanti, nellIntendenza
entrarono il veneziano Enrico Uziel, Nievo, Bozzetti, Rechiedei ed altri. Nessun
documento attesta uno stretto legame damicizia fra Nievo e Acerbi prima
dellarrivo a Palermo, quando Acerbi propose Nievo come suo vice-Intendente.
Al contrario, una lunga memoria inedita, raccolta allinizio del Novecento
da Stefano Bozzetti dalla viva voce di suo padre Romeo, evidenzia il legame
di amicizia che, durante la marcia di avvicinamento a Palermo, si stabilì
tra Nievo, Bozzetti e Rechiedei, i quali diventarono inseparabili.
Dei tre, Enrico Rechiedei morì a Palermo, ucciso insieme ad Uziel da
una delle ultime cannonate sparate dai napoletani; Ippolito Nievo scomparve
il 4 o il 5 marzo 1861 nei gorghi del basso Tirreno, mentre andava a Torino
con i resoconti contabili dellIntendenza garibaldina in Sicilia; Romeo
Bozzetti entrò nellEsercito regolare e andò in pensione,
pluridecorato, col grado di Tenente Generale. Si spera che siano presto pubblicate
le sue Memorie, il brogliaccio del resoconto contabile della Campagna
garibaldina nel Meridione da lui scritto dopo la morte di Nievo e ad altri importanti
documenti garibaldini inediti.
F. S.