Nievo vice intendente dei garibaldini

Per l’onore di Garibaldi. Capitolo 8

Per l’onore di Garibaldi

Racconto di Fausta Samaritani

Capitolo

I dolori del giovane vice-intendente

 

(continua dal numero 7)

Agostino Depretis era stretto tra due fuochi: impossibile ottenere da Garibaldi il permesso per indire immediatamente il referendum sull’Annessione e, senza Annessione, impossibile avere dal conte di Cavour i denari occorrenti per risanare le finanze siciliane.

Risse quotidiane, fra uomini della Destra e della Sinistra, fra crispini e lafariniani, fra progressisti e conservatori lo costrinsero alle dimissioni che presentò dopo aver fatto un estremo tentativo, incontrando a Napoli Garibaldi.

A metà settembre 1860 il Generale tornò per poche ore a Palermo, per accompagnare Antonio Mordini, il nuovo prodittatore della Sicilia da lui stesso nominato.

 

Ippolito Nievo avrebbe preferito seguire l’Esercito, a Milazzo, poi in Calabria, quindi a Napoli; ma il Generale gli disse, battendogli una mano sulla spalla:

_ Resta a Palermo, sei molto più utile lì.

Mentre lEsercito garibaldino proseguiva la sua marcia vittoriosa, Nievo rimase a capo della vice-Intendenza palermitana.

A fine luglio arrivò in Sicilia Alessandro , il minore dei tre fratelli Nievo, insieme ad un gruppo di volontari, quasi tutti lombardi, capitanati da Sacchi. C’era anche il mantovano Paride Suzzara Verdi, giornalista e scrittore, che si fermò qualche tempo a Palermo come direttore del Collegio Militare per gli Adolescenti, voluto da Garibaldi.

Nella vice-Intendenza palermitana entrarono due esuli romani: Luigi Salviati, di 54 anni, discendente da una antica famiglia nobile, e Achille Maiolini che fu nominato Cassiere. Nel ’48-’49 avevano operato insieme nella amministrazione militare, partecipando anche alla difesa di Roma. Erano stati poi espulsi dalla città, perdendo anche la cittadinanza.

Ippolito Nievo comandava ora un esercito di circa cento impiegati nella sola Palermo, oltre a tanti altri sparsi in uffici periferici, in varie località della Sicilia. Il suo impegno diventava ogni giorno più gravoso e si caricava di nuove responsabilità. Non dissimulava una certa antipatia per Salviati; Maiolini invece, suo conetaneo, gli era simpatico.

Scrisse alla madre:

_ Una ressa di lavoro indescrivibile e sì ti assicuro che se c’è sulla terra Intendente idrofobo son io certamente quello. Vi son giornate nelle quali la mia vita è una serie ininterrotta di gridate e di strapazzate. Lo Stato trovò in me un Cerbero adattissimo pel suo Tesoro. Di tre giorni due stiamo senza denari e io pago a insolenze. Il Tesoriere fece senza prestiti mediante il mio valido ajuto; e a forza di dir no, ho perduto il movimento verticale del capo.

Voleva andarsene a Napoli: era stufo della Sicilia, che chiamava Paradiso senza alberi; ma prima di partire doveva ultimare i conti di cinque mesi di gestione, dal 2 giugno al 31 ottobre.

A novembre sarebbe entrato in funzione un nuovo sistema di pagamenti, con buoni emessi direttamente dalla Tesoreria palermitana: allora non avrebbe avuto più responsabilità alcuna.

A Giovanni Acerbi, che ad ottobre 1860 l’aveva ufficialmente richiamato a Napoli, Nievo rispose che non poteva partire prima del 4 o 5 novembre.

Acerbi gli chiese anche un resoconto, dal 2 giugno al 19 luglio, giorno in cui aveva lasciato Palermo per recarsi al campo a Milazzo.

_ Spero di portarti io stesso il resoconto_ gli scrisse Nievo_ sul quale scriverò un succoso rapporto. Tutto sarà limpido come l’acqua. Intanto abbiamo la soddisfazione che in tanto diluvio di accuse, di processi e di recriminazioni, nessuno ha osato toccar noi.

Questo dettagliato resoconto, dal 2 giugno al 19 luglio, Nievo lo scrisse veramente e lo presentò, in un registro redatto in bella copia, direttamente al Ministero della Guerra (a Palermo). Oggi si trova all’Archivio di Stato di Torino, insieme ad 12 altri registri con resoconti ufficiali che la vice-Intendenza palermitana presentò ufficialmente al Ministero della Guerra oppure al comandante Militare dell’Isola e che abbracciano un periodo che va dal 2 giugno 1860 al 28 febbraio 1861.

Il primo registro fu presentato da Acerbi (2-15 giugno 1860), dal secondo al sesto furono presentati da Nievo (16 giugno-30 settembre 1860), dal settimo al nono da Salviati (ottobre, novembre, e prima settimana dicembre 1860), il decimo da Maiolini (7-31 dicembre 1860), undecimo da Salviati (1-31 gennaio 1861) e l’ultimo (1-28 febbraio 1861) fu presentato senza firma.

 

Il 25 ottobre Ippolito Nievo comunicò a Giovani Acerbi un suo piano: terminato il resoconto della gestione palermitana di Acerbi (2 giugno-19 luglio) l’avrebbe portato di persona a Napoli, con in tasca un permesso di congedo per un mese. Avrebbe affidato le redini della vice-Intendenza a Luigi Salviati, che era il dirigente più anziano.

A Napoli Nievo avrebbe poi registrato i dati che si stavano là raccogliendo, sulla gestione Acerbi, da Milazzo al Volturno. Ai primi di dicembre, dopo il periodo di congedo, sarebbe tornato in Sicilia, ad ultimare il resoconto della gestione palermitana della vice-Intendenza, dal 20 luglio fino al 31 ottobre. Nell’inverno avrebbe pubblicato su giornali un resoconto complessivo di tutta la Seconda Campagna garibaldina, da Palermo al Volturno.

Qualcosa accadde, che sconvolse i piani di Nievo.

 

A Palermo si attendeva l’arrivo del re Vittorio Emanuele. La vice-Intendenza fu pregata di traslocare, per lasciare liberi i locali occupati che erano assegnati al seguito del re. La nuova sede era in un ex convento di monache, dove le scale erano pericolanti: Nievo protestò ufficialmente.

Scoppiò poi una grana, quando Salviati cadde in una retata della Polizia: in una casa semi diroccata era stato organizzato un ritrovo clandestino di donne di facili costumi, frequentato anche da Salviati. Si ritenne che il decoro dei volontari garibaldini fosse stato macchiato.

Nievo si recò dal ministro della Guerra Nicola Fabrizi, per sottoporgli una lettera in cui invitava Salviati a dimettersi. Ma era la goccia che aveva fatto traboccare il vaso: per una questione che riguardava il Casermaggio, di cui Salviati era responsabile, c’erano state aspre polemiche con il colonnello garibaldino Cenni che comandava la Piazza di Palermo, tanto che Fabrizi il 19 novembre aveva deciso di riformare completamente il servizio di Casermaggio. Documenti inediti su queste vicende, già di proprietà della famiglia Naselli Flores, si trovano oggi in un archivio a Marsala.

 

Rotta Palermo-Napoli

Rotta commerciale Palermo-Napoli. Da una Carta d'Italia del 1871, edita a Milano da F. Artaria (part.) (Collezione Fausta Samaritani)

Luigi Salviati il 22 novembre scrisse a Fabrizi una memoria ufficiosa, dicendosi pronto a presentare un esatto rendiconto della sua gestione, ma direttamente all’intendente generale Acerbi, dal quale riteneva di dipendere in linea diretta. La lettera è inedita e si conserva a Roma, al Museo del Risorgimento.

Su invito di Nievo, Fabrizi nominò una Commissione di tre membri, per giudicare la gestione Salviati del Casermaggio.

 

Il 17 novembre Nievo firmò un manifesto, da affiggere ai muri di Palermo, in cui invitava chiunque possedesse oggetti di Casermaggio appartenenti alle disciolte truppe borboniche, a farne consegna immediata al magazzino della vice-Intendenza sito in piazza della Fonderia: in caso contrario, sarebbe stato denunciato al Tribunale e punito a norma di legge. Il manifesto, di cui non si aveva notizia, è stato da me rintracciato e pubblicato.

Nievo aveva incaricato il contabile Baseggio di rivedere la fatturazione del Vestiario dal 4 luglio al 12 settembre, presentata dai Commissari Paolo Bovi, Lorenzo Manari, Luigi Canzi e Sabbioni. Sui primi tre saltarono fuori gravi irregolarità contabili. Bovi aveva retto il magazzino dal 26 giugno, ma i registri partivano dal 30 giugno: probabilmente egli aveva portato con sé, sul Continente, una parte della documentazione.

Nievo scrisse allora ad Acerbi una missiva urgentissima, comunicandogli i dati di questa revisione e invitandolo a prendere su Bovi, Manari e Canzi tutte le misure che riteneva necessarie. Acerbi trattenne questa lettera_ che è stata più volte pubblicata_ tra le sue carte personali e oggi si trova nel Fondo Acerbi, all’Archivio di Stato di Mantova.

 

A dicembre 1861, un anno dopo i fatti fin qui narrati, Acerbi ebbe un feroce dissidio con Paolo Bovi. A placare gli animi intervenne di persona Garibaldi. Perché tante polemiche atroci, si lamentava Garibaldi  scrivendo a Depretis, quando c’è ancora tanto da fare, per completare l’unità d’Italia?

Intanto Nievo era morto, il 4 o il 5 marzo 1861, in un misterioso naufragio nel Basso Tirreno.

Quanto a Luigi Salviati e ad Achille Maiolini erano sulla lista d’imbarco di quel vapore disgraziato, partito da Palermo la mattina del 4 marzo 1861 e mai arrivato a Napoli. Salviati e Maiolini si persero insieme a Nievo, a Serretta e a Fontana, e insieme a carte contabili dell’Esercito garibaldino.

 

Dopo questa breve parentesi, riprendiamo il filo del nostro racconto.

Il 15 dicembre 1860 Nievo poté finalmente lasciare la Sicilia.

Dal 26 novembre, ricomposta la vicenda Salviati, era pronto alla partenza, quando ricevette questo messaggio:

_ Per ordine del Prodittatore [Mordini] Ella in vista si recherà al Consiglio dei Segretari di Stato che è digià riunito, per affari interessanti di servizio.

L'Ufficiale del Segretariato

Il documento è inedito e si trova all’Archivio di Stato di Torino (Archivio Militare di Sicilia, m. 19, f. 7).

 

Il re Vittorio Emanuele arriva a Palermo

Vittorio Emanuele sbarca dalla "Maria Adelaide", ancorata davanti a porta Felice, accompagnato dai ministri Fanti, Cassinis, Cordova e La Farina. Mordini gli va incontro su una barca. Da: Giacomo Oddo Il Brigantaggio, 1869

 

Era accaduto che un gruppo di lafariniani aveva recapitato al re un biglietto velenoso con gravi accuse al prodittatore Mordini, ma che investivano anche la gestione della vice-Intendenza. Mordini ordinò a Nievo di fermarsi a Palermo fino all’arrivo di Vittorio Emanuele, che era atteso per il 1° dicembre. Dopo il congedo sarebbe tornato a Palermo, per ultimare il resoconto, così come gli era stato ordinato da Acerbi.

Un particolare curioso: la minuta dell’ordine di Mordini a Nievo è stata scritta da Nievo stesso. Anche questo documento, inedito, si conserva all’Archivio di Stato di Torino.

Il 3 dicembre Nievo diede finalmente le consegne a Luigi Salviati. Scrisse quel giorno stesso ad Acerbi una lettera ufficiale, in cui precisava che si sarebbe recato a Napoli appena lo consentissero le condizioni politiche di qui. Il 4 dicembre mandò una lettera alla Tesoreria, indicando in Salviati il funzionario dell’Intendenza cui dovevano fare riferimento. Dal 5 dicembre 1860 Luigi Salviati firmò le carte di ufficio a nome del vice-intendente Nievo, dichiarandone l’assenza per ragioni di servizio.

Non ci restano dunque documenti della vice-Intendenza, sottoscritti da Nievo dal 5 al 15 dicembre 1860. Come avrà passato il tempo? a scrivere il suo prezioso Diario, iniziato nel 1847, oppure il libro intitolato Costumi dei siciliani? Non lo sappiamo, perché questi due manoscritti sono scomparsi con lui, nel naufragio dell’“Ercole”.

 

Il 15 dicembre Nievo si imbarcò proprio sul vapore mercantile “Ercole”. Il tempo era pessimo. La nave impiegò 28 ore per arrivare a Napoli. Nievo si fermò lì tre giorni. Convenne con Acerbi i dati finali contabili di tutta la Spedizione garibaldina, da Palermo al Volturno, in modo da pubblicarli sul quotidiano milanese “La Perseveranza”. Il resoconto, firmato “N”, uscì il 31 gennaio 1861.

_ Giornali ciarlieri e pettegoli hanno anticipato dati non precisi_ scrisse Nievo in questo suo resoconto.

Sulla edizione napoletana del giornale milanese “Il Pungolo”, su cui scriveva anche l’amico mantovano Paride Suzzara Verdi, il 28 novembre 1860 era uscita una anticipazione del bilancio della Spedizione garibaldina, da Palermo al Volturno. E’ curioso che questo articolo sia sfuggito agli storici. Alcuni dati di questo resoconto coincidono, al centesimo, con quelli che ufficialmente Acerbi comunicherà al ministero della Guerra, ad agosto 1862; altri invece, risultano gonfiati rispetto al resoconto Acerbi del 1862.

Il costo della Campagna garibaldina (da Palermo al Volturno) che era stato pubblicato su “Il Pungolo” era superiore, di circa un milione di ducati, anche rispetto a quanto indicato da Nievo su “La Perseveranza” del 31 gennaio 1861.

Ritorna a galla un “tesoro” nascosto, il cui valore varia da 600 mila a un milione di ducati. Su “Il Pungolo” era celato dentro gli importi gonfiati delle spese di trasferimento dalla Calabria a Napoli. Chi poteva verificare? In Calabria non c’erano tesorieri: Acerbi trasferiva a dorso di mulo i ducati presi in prestito dalle casse della Tesoreria distaccata di Messina.

 

E’ verosimile che l’articolo de “Il Pungolo” rappresenti un tentativo, fatto dallo stesso Acerbi, mantovano e democratico al pari di Paride Suzzara Verdi, per giustificare sotto altra voce spese che non potevano essere contabilizzate nella sua regolare gestione palermitana. Era anche il tentativo fatto da Acerbi per mascherare l'introito a Milazzo di 1200 ducati, somma predata a fine luglio 1860 dalla corvetta “Veloce” al mercantile postale l’“Elba” e versata ad Acerbi. Ne riparleremo. Da notare che il quotidiano “Il Pungolo” era di proprietà di Leone Fortis e derivava dalla rivista, con identica testata direzione e proprietà, cui Nievo aveva collaborato nel 1857-1858. La edizione napoletana era diretta dal cognato di Leone Fortis.

Questo tentativo era poi abortito e quindi era stato disconosciuto.

Si percorse dunque una diversa strada: quelle spese non erano mai esistite.

Che responsabilità aveva avuto Acerbi nei pagamenti al nero? era lui che decideva? e in che veste operava?

Ma Nievo aveva dormito sopra le cassette piene di ducati d’argento, e sapeva.

Il resoconto che pubblicò su “La Perseveranza” il 31 gennaio 1861 potrebbe essere falso, riguardo ad una parte degli esiti in Sicilia: falso perché incompleto, falso ma concordato con Acerbi.

 

Quando “La Perseveranza” pubblicò quel resoconto di Nievo, si erano appena svolte le elezioni per la prima Camera dell’Italia unita. Nelle settimane successive si sarebbero svolti i ballottaggi.

I cavouriani potevano cogliere una occasione ghiotta per attaccare i garibaldini e la Sinistra; ma in quel clima politico rovente, nessuno sembrò accorgersi del resoconto Nievo, né per lodarlo, né per censurarlo.

Nello scegliere “La Perseveranza” Nievo aveva dimostrato un raffinato intuito politico.

Conosceva da tempo il direttore, il friulano Pacifico Valussi che nel 1856, quando dirigeva “L’Annotatore Friulano” gli aveva pubblicato la novella Il Varmo e gliene aveva più tardi commissionata un’altra, proprio per “La Perseveranza”.

Valussi da tempo era in contatto con Cavour, cui anni prima aveva spedito nascostamente un dettagliato rapporto sulle reali condizioni del Friuli, beffando la censura austriaca. Pubblicava su “L’Annotatore Friulano”articoli di un immaginario corrispondente dal Piemonte, firmandoli “A B”. Dopo la guerra del ’59 e la liberazione di Milano, Valussi con altri si era recato a Torino per perorare la causa del Friuli, abbandonato a se stesso dopo la Convenzione di Villafranca. A Milano, grazie a finanziamenti di amici di Cavour, a novembre 1859 Valussi  aveva fondato “La Perseveranza” che si qualificò subito come il quotidiano milanese filo-governativo.

Questo è il motivo per cui nessuno sembrò accorgersi del resoconto Nievo: la Sinistra filo-garibaldina tacque, perché erano le spese della Campagna garibaldina; la Destra filo-cavouriana tacque, perché il resoconto era pubblicato su “La Perseveranza”.

 

Ippolito Nievo passò a Milano il Natale 1860, l’ultimo della sua vita e rivide Bice; andò poi a Rodigo dalla madre, quindi in Friuli ad abbracciare il padre.

Tornò al caffè milanese Cova, a gustar la cotoletta. Quasi, si annoiava. Era convinto di essersi ormai spicciato d’ogni responsabilità e di non dover mai più mettere piede in Sicilia.

Ma si parlava già di guerra: era il tempo delle attese.

Cialdini spediva truppe al confine con l’Austria, lungo il corso del Mincio che dai tempi dei Romani è sempre stato teatro di battaglie. Trasferire in tutta fretta l’Esercito dal Napoletano ai confini con l’Austria era un problema logistico non indifferente. (Epistolari Cialdini-Cavour e Cialdini-Fanti che riguardano operazioni militari e problemi dell’Esercito del Regno di Sardegna si conservano a Roma, nellArchivio dello Stato Maggiore dellEsercito)

I più informati sostenevano che la rivoluzione contro l’Austria sarebbe partita dall’Ungheria.

(continua 9)

Fausta Samaritani

© 2002-2011 Fausta Samaritani

Messo in rete il 16 gennaio 2011

Ippolito Nievo online. La Nuova Repubblica Letteraria www.repubblicaletteraria.net

Per l'onore di Garibaldi, racconto lungo basato su ricerche personali svolte nell'arco di 11 anni in archivi e biblioteche, è stato pubblicato il 15 luglio 2002 (II edizione, aprile 2005), in questa stessa veste editoriale, sul CD-Rom fuori commercio Sito della memoria Ippolito Nievo, n. 2 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, e donato a Archivi e a Biblioteche italiane. La lunga ricerca aveva portato a diverse redazioni, rimaste dattiloscritte, con tre diversi titoli: Naufragio al marsala, Ercole, addio!, Il Tesoro di Garibaldi. Il titolo definitivo è stato concordato con Stanislao (Stanìs) Nievo. La Presentazione di Stanìs Nievo è tuttora inedita. F. S. Tutti i diritti sono riservati. Vietato creare collegamenti e copiare testo e immagini di questa pagina.