Sconvolte le finanze siciliane

Per l’onore di Garibaldi. Capitolo 7

Per l’onore di Garibaldi

Racconto di Fausta Samaritani Partenza da Quarto

Capitolo

Depretis prodittatore

 

(continua dal numero 6)

Il 20 luglio 1860, alle cinque di mattina, l’Esercito Meridionale_ questo è il nome ufficiale assunto dai Cacciatori delle Alpi_ sferrò il primo attacco a Milazzo.

Poche ore più tardi, col postale da Genova arrivò a Palermo Agostino Depretis.

Aveva in tasca un regolare Decreto di nomina a prodittatore di Sicilia, firmato, per volere del conte di Cavour, dal re Vittorio Emanuele.

Depretis era deputato della Sinistra al parlamento Subalpino. Per la sua antica esperienza in qualità di amministratore delle immense proprietà della famiglia Arnaboldi, Cavour l’aveva scelto come governatore di Brescia. Era probabilmente l’unico esponente della Sinistra Storica di cui Cavour si fidasse. Veniva mandato ora a Palermo, con il preciso incarico di sollecitare l’Annessione della Sicilia al Regno di Sardegna.

Depretis era completamente a digiuno delle reali condizioni dell’isola. Chiamò subito da Torino l’amico Angelo Bargoni, perché gli organizzasse a Palermo la segreteria. Studiò insieme a Bargoni un sistema per convertire il ducato napoletano in lire italiane.

Il problema più urgente era riparare ai guasti inflitti alle casse del Tesoro: diminuivano gli introiti, perché dal mese di maggio Crispi aveva abolito l’odiata tassa sul Macino, mentre le spese per la guerra erano sempre altissime. Depretis emise Buoni del Tesoro, per 600 mila ducati, che furono immediatamente assorbiti dai risparmiatori.

Nella segreteria di Bargoni entrò anche un personaggio curioso: Raffaello Carboni. Era un garibaldino nato a Urbino, ma naturalizzato australiano; autore teatrale poco rappresentato, si vantava di essere poliglotta, musicista e anche poeta: aveva ideato un verso garibaldino.

_ La tempesta si addensa sull’Etna_ ripeteva Carboni_  le casse della Tesoreria sono vuote, anzi piene di conti e di buoni da pagare.

Raffaello Carboni avrebbe avuto una parte non secondaria, nella storia del naufragio dell’“Ercole”.

 

Il medico Agostino Bertani scrisse da Genova che il banchiere Levi offriva un prestito di 2 o 3 milioni di lire, purché fosse garantito da vaglia sul Banco di Sicilia (con questo nome indicheremo, da ora in poi, il Banco palermitano); ma era troppo, per le dissanguate finanze siciliane.

Arrivarono intanto a Palermo le prime cambiali sottoscritte da Bertani che venivano presentate all’incasso. Le scadenze erano brucianti. Depretis cadde dalle nuvole: ignorava l’entità complessiva del debito che Bertani aveva caricato sulla Sicilia e le scadenze delle cambiali non erano state con lui concordate.

Depretis negoziò col banchiere milanese Bellinzaghi un forte prestito, 20 o 30 milioni di lire, dietro emissione di Buoni sul Tesoro di Sicilia, garantiti dal governo di Torino. Cavour avrebbe accettato questo impegno gravosissimo, senza prima essere certo dell’Annessione della Sicilia?

Cavour perdeva tempo.

A fine agosto 1860 arrivò da Torino una lettera del conte di Cavour che sollecitava Depretis ad indire subito il Plebiscito. Insieme alla lettera mandava 25 carabinieri e un misero acconto di 1 milione e mezzo di lire. Prometteva altri 2 milioni, ma per fine settembre.

Spiccioli, per le necessità urgenti delle casse siciliane.

_ Di fronte alla questione dell’Annessione_ scriveva Cavour a Depretis_ tutte le altre sono secondarie e credo inutile parlarne.

_ Le nostre finanze sono nulla per il conte di Cavour_ si lamentò Depretis.

Scrisse subito a Torino, al conte:

_ Troppo poco e troppo tardi, forse, per la Sicilia. Le somme avute sono già esaurite e quelle promesse saranno insufficienti.

Depretis chiese anche impiegati onesti, altri carabinieri e navi da guerra per proteggere Palermo.

Dal recinto del suo potere, Cavour forse guardava alla Sicilia come merce di scambio con Napoleone III. In un’epoca in cui i potenti costruivano gli Stati con la riga e con la squadra, molti siciliani temevano che l’unione con il Piemonte significasse poi diventare a breve sudditi francesi; ma altri siciliani invece si fidavano ciecamente di Cavour.    

 

Alla partenza di Giovanni Acerbi per il campo di Milazzo, con gli uffici della Intendenza Generale, Nievo era rimasto a Palermo a capo della vice-Intendenza.

Non conosceva personalmente Depretis, ma il prodittatore era un vecchio amico della famiglia Cairoli, cui Nievo era molto legato.

Depretis mandò a chiamare il giovane vice-intendente. Con la sua voce chiara e potente, sottolineata da una lieve inflessione lombarda, il prodittatore pose a Nievo due importanti questioni, sulle quali chiedeva una sollecita risposta:

_ Quanto era stato speso, complessivamente, dal 1° giugno 1860?

_ Quanto si spendeva, al giorno, in quello scorcio di fine luglio?

Nievo promise uno specchio esemplificativo delle spese di due giornate, sottoscritto da lui e dal direttore della Contabilità Serretta.

In quanto alla prima domanda, poteva fornire il dato esatto, ma ufficiosamente.

Il 2 agosto Nievo tornò da Depretis con lo specchietto promesso. Era ricopiato in bella e firmato da lui e dal Serretta. Oggi si trova a Roma, all’Archivio Centrale dello Stato, Fondo Depretis.

Il 30 luglio erano stati spesi esattamente 28.740,76 ducati e il 31 luglio 20.134,43 ducati. Una media dunque di 24.437,60 ducati giornalieri.

_ L’Intendenza è cara_ disse Depretis_ inviterò il ministro della Guerra a contenere le spese. E dal 1° giugno, quanto avete speso?

Nievo gli disse a voce la cifra. Depretis, di sua mano, appuntò sul retro di quello specchietto queste parole:

_ Dal 1° giugno al 2 ag. D. 1.665.406.

Questo appunto è inedito. Lo specchietto invece è stato da me riprodotto in fotografia.

 

Qualunque cosa abbiano poi detto o scritto Nievo e Acerbi, di tre cose possiamo essere certi:

_ Alla fine di ogni giornata Nievo sapeva esattamente quanto era stato speso.

_ Conosceva esattamente l’entità delle spese sostenute dal 1° giugno al 2 agosto.

_ La nuova contabilità non era iniziata dal 2 giugno, giorno in cui Acerbi aveva ritirato 120.000 ducati dalle casse della Tesoreria, bensì dal giorno precedente.

Perché su determinate spese, la contabilità di Acerbi è lacunosa?

AllArchivio di Stato di Torino (Archivio Militare di Sicilia, m. 172) ci sono le disposizioni del Comitato di Guerra di Palermo, dal 27 maggio a tutto il 13 giugno. Vi si legge:

5_ Acerbi. Si dispone il pagamento ai Signori d'Ondes e [ ? ] di 400 ducati per soddisfo del premio ai disertori bavaresi e altre disposizioni. 2 giugno.

Sotto che voce Acerbi poteva giustificare questi pagamenti?

Prima di partire per Milazzo, Acerbi aveva presentato a Garibaldi il resoconto della Prima Spedizione, cioè dal 5 maggio al 1° giugno. Lo vediamo riassunto in questo appunto, vergato a mano da Crispi, e che si trova all’Archivio Centrale dello Stato, Fondo Crispi_AS Palermo:

Date ad Acerbi a Genova                    90.000,00 lire

In Sicilia, dalle casse                            3.390,58 lire

Totale                                                   93.390,58

 

A Gibilrossa restavano                        32.463,00 lire

Introito a Palermo                                 1.800,00 lire

Totale                                                   34.263,00 lire

 

Consegnato al dittatore                      16.048,67 lire

Speso a Palermo                                  18.214,33 lire

 

Acerbi aveva incaricato Nievo di scrivere un succoso articolo per raccontare alla distesa le varie tappe e i disagi della Prima Spedizione (da Quarto a Palermo) e fornire i dati contabili fino al 1° giugno. L’articolo uscì a firma Acerbi il 23 luglio 1860, sul giornale milanese “La Perseveranza”. Le cifre dichiarate da Nievo sono identiche a quelle che si ricavano dall’appunto manoscritto di Crispi.

Fino a tutto il 1° giugno 1860 non si poteva quindi addossare all’amministrazione garibaldina alcuna irregolarità di cassa. Venne poi a galla qualche spreco, per colpa di Paolo Bovi Campeggi, ma erano spiccioli. Paolo Bovi, purtroppo, fece nuovamente parlare sfavorevolmente di sé: Garibaldi diede allora ordine di sollevare Bovi da qualunque incarico nell’Intendenza. Questa lettera inedita di Garibaldi ad Acerbi si conserva a Marsala, nel Fondo Naselli Flores:

Palermo li 11 luglio 1860

_ Pesando un'accusa sfavorevole al Commissario Bovi per parte del Commissario Manari, sospendete ambidue dalle loro funzioni sinché diano ragione soddisfacente di loro.

 

Il 31 gennaio 1861 Ippolito Nievo pubblicò un secondo articolo a firma “N”, con i dati della Seconda Spedizione, cioè dal 2 giugno al 31 ottobre 1860. Estraiamo da quell’articolo, più volte ripubblicato, anche recentemente, le cifre che riguardano la vice-Intendenza di Palermo, cioè l’ufficio di cui Nievo fu per molto tempo l’unico responsabile:

 

Dal 2 giugno fino alla partenza di Acerbi per Milazzo (19 luglio)       530.250 ducati

Da quell’epoca fino al 31 ottobre                                                           666.550 ducati

Pagati dalla Tesoreria per contratti stipulati prima del 31 ottobre      820.000 ducati

 

La cassa di Messina fornì ad Acerbi altri 483.000 ducati, che furono spesi per passare lo Stretto e arrivare fino a Napoli. Ma questo importo risultava estraneo alle spese della vice-Intendenza palermitana.

Ora facciamo, noi, i conti in tasca ai garibaldini.

 

Dal 19 luglio al 31 ottobre ci sono 104 giorni.

666.550 + 820.000 = 1.486.550 : 104 = 14.293,75 ducati di spesa media al giorno. Per 14 giorni, dal 19 luglio al 2 agosto = 200.112,5 ducati.

La spesa, dal 2 giugno al 2 agosto, dovrebbe essere di ducati 530.250 + 200.112,5 = 730.362,5 ducati.

Ma alla fine di luglio le spese per la guerra erano molto forti. Correggiamo dunque i nostri dati, assumendo come spesa giornaliera ducati 24.437,60 (media del 30 e 31 luglio) per 14 giorni. E’ uguale a ducati 342.126,4.

Rifacciamo ora i conti, secondo questo nuovo parametro:

530.250 + 342.126,4 = 872.376,4 ducati. Questa è all’incirca la cifra pagata dalla vice-Intendenza dal 2 giugno al 2 agosto. Adesso riprendiamo il dato che a voce Nievo comunicò a Depretis:

1.665.406 ducati di spese complessive, meno le spese ufficiali stimate pari a ducati 872.376,4 = 793.029,6 ducati di spese al nero che non era possibile contabilizzare.

Abbiamo calcolato in 600.000 ducati pagati al nero a Lanza. Non abbiamo considerato che, quando un capo si lascia corrompere, viene riconosciuta una mancia anche ad alcuni sottoposti. C’erano poi i 50 ducati, pagati ad ogni napoletano disertore.

Il cambio ducato/lira era pari a 4,261.

793.029,6 ducati x 4,261 = 3.379.099 lire.

Indicando il 6 milioni il prezzo del riscatto degli ostaggi, Dumas aveva esagerato in eccesso. Al suo solito, romanzava.

Ci resta ora un dubbio. Come mai i fondi neri della Tesoreria palermitana erano passati attraverso l’Intendenza? E come avevano fatto ad arrivare, in gran copia, quando il palazzo delle Finanze era ancora in mano ai regi?

 

Ci viene un inaspettato aiuto da un libricino rarissimo L’Almanacco del popolo Costituzionale di Sicilia, edito a Palermo nel 1849. A pagina 55, nell’elenco degli indirizzi di Palermo, si legge:

[…]

Palazzo Municipale, piazza Pretoria.

Accademia Nazionale di scienze, letteratura e belle arti dentro il detto Palazzo.

Banco Comunale, dentro il Palazzo Municipale.

Teatro Bellini, piazza Martorana n. 11

[…]

Non a caso, nella stessa notte in cui entrò a Palermo, qualcuno, certamente un siciliano, guidò Garibaldi ad impossessarsi immediatamente e a fissare il suo Quartiere Generale all’interno del palazzo Pretorio: lì c’era una cassa Comunale, probabilmente usata per piccole transazioni, di cui non avevamo ancora sentito parlare.

Fausta Samaritani

(continua 8)

© Fausta Samaritani 2002-2011

Messo in rete il 16 gennaio 2011

Ippolito Nievo online. La Nuova Repubblica Letteraria www.repubblicaletteraria.net

Per l'onore di Garibaldi, racconto lungo basato su ricerche personali svolte nell'arco di 11 anni in archivi e biblioteche, è stato pubblicato il 15 luglio 2002 (II edizione, aprile 2005), in questa stessa veste editoriale, sul CD-Rom fuori commercio Sito della memoria Ippolito Nievo, n. 2 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, e donato a Archivi e a Biblioteche italiane. La lunga ricerca aveva portato a diverse redazioni, rimaste dattiloscritte, con tre diversi titoli: Naufragio al marsala, Ercole, addio!, Il Tesoro di Garibaldi. Il titolo definitivo è stato concordato con Stanislao (Stanìs) Nievo. La Presentazione di Stanìs Nievo è tuttora inedita. F. S. Tutti i diritti sono riservati. Vietato creare collegamenti e copiare testo e immagini di questa pagina.