Le spie del conte di Cavour

Per l’onore di Garibaldi 5

Per l’onore di Garibaldi

Racconto di Fausta Samaritani

Capitolo

Quel perfido La Farina

(Continua dal numero 4)

La mattina del 6 giugno 1860 il generale borbonico Ferdinando Lanza, con le sue truppe, abbandonò palazzo Reale. Gli fu tributato l’onore delle armi.

Il colonnello Von Mechel, che comandava i mercenari svizzeri che tanti guasti avevano prodotto a Palermo, bestemmiava in tedesco e in italiano, maledicendo quel generale pecorone che lo costringeva ad arrendersi di fronte ad un branco di ragazzacci logori e ad una spregevole popolaglia.

Il colonnello Ferdinando Bosco aveva scritto a Napoli, direttamente al re Francesco II, chiedendo il supremo comando ed illustrando come avrebbe riconquistato Palermo, ma non ebbe mai una risposta.

Il re di Napoli, in un proclama alla Nazione, scrisse più tardi di aver fermato la mano dei suoi generali che stavano distruggendo Palermo; ma in privato disse che si era amaramente pentito di non aver dato retta al fedelissimo Bosco.

_ Tutta colpa di Von Mechel!_ insisteva Ferdinando Bosco_ Se non avesse ritardato, per pura pigrizia, la marcia, saremmo tornati da Corleone molto prima dell’armistizio del 31 maggio.

Lanza chiese perdono al suo re, lamentandosi però dei generali Letizia e Bonopane:

_ Pensavano solamente a prolungare tregue. Loro, al sicuro sulle fregate, a pranzare e a dormir bene, io invece a palazzo, a dividere coi miei soldati i pericoli della guerra.

 

Di tutti i garibaldini che ancora possedevano un fucile, Nino Bixio fece due squadre, una di 130 e l’altra di 168 uomini, schierandole ai lati della via Toledo. Tra questi due veli di garibaldini, laceri e male armati, passarono le truppe fresche di Lanza che andavano a chiudersi a Castellamare: davanti i tamburi e le fanfare, poi gli ufficiali a cavallo con i pennacchi, dietro la truppa armata fino ai denti.

Girava per Palermo una vignetta satirica dell’Esercito napoletano: soldati con la testa a posto, ufficiali con la testa d’asino, generali senza testa.

Nievo osservò che i napoletani erano avvezzi alle parate, ma che le fatiche e i pericoli li trovavano del tutto impreparati.

Garibaldi si installò a palazzo Reale. L’Intendenza, il 12 giugno, prese in consegna i locali della ex Intendenza Militare borbonica. Il medico chirurgo Ripari trasformò in ospedali militari i due collegi dai quali erano stati espulsi i gesuiti. Oggi questi edifici ospitano le due grandi biblioteche palermitane.

 

A Torino il conte di Cavour ignorava quel che stava accadendo giù a Palermo. Le pochissime notizie, trapelate via Malta, erano state trasmesse segretamente da Crispi a Bertani e riguardavano la vittoria di Garibaldi a Calatafimi.

Cavour convocò allora un suo uomo di fiducia, il messinese Giuseppe La Farina, e gli chiese di andare in Sicilia, sotto il falso titolo di diplomatico inglese, e di riferire al più presto.

Il 2 giugno, durante una sosta a Cagliari, La Farina scrisse a due suoi amici, scusandosi per aver lasciato precipitosamente Torino: andava a Palermo in gran segreto. A Cavour trasmise quella notte stessa la sua prima corrispondenza riservata che conteneva un parere negativo sul comandante del “Governolo” e questo curioso parere positivo sull’ammiraglio Persano che comandava la Marina da Guerra sarda:

_ Sono innamorato di Persano!

Il 6 giugno la “Maria Adelaide”, la nave ammiraglia della Flotta sarda comandata da Persano, toccò il porto di Palermo. Ne scese Giuseppe La Farina.

La città era in festa, per la resa dei napoletani.

Pochi compresero che La Farina era un inviato di Cavour, ma questo non sfuggì a Crispi.

Nelle settimane successive La Farina scrisse a Torino lunghissime e dettagliate lettere su tutto quanto vedeva e udiva, tirando a bruciapelo sul governo Dittatoriale di Garibaldi.

_ Il paese vorrebbe cacciati i garibaldini Mario e Mordini. I più accaniti mazziniani sono coalizzati colla feccia della società. Gli anarchisti hanno in mano milioni sottratti al Banco.

Ce l’aveva a morte coi mazziniani. Scriveva ancora a Cavour:

_ Garibaldi è raggirato: tutta gente di bordello e di coltello è ammessa alla sua confidenza.

C’era da disperare, perché La Farina non poteva essere di aiuto e salvar così la patria, assumendo nelle sue mani il governo della città. Vedeva Garibaldi in potere di una camarilla, di un’orda di selvaggi e di assassini:

_ Il governo garibaldino cerca partigiani fra gli uomini perduti. In Sicilia non ci sono più leggi, né magistrati; ma disordine, violenza e furto. Degli onesti liberali nessuno è tenuto in pregio. I bricconi, gli usciti di galera sono compensati con impieghi e gradi militari.

Cresceva, dunque, l’eco delle colpe garibaldine, trasmesso a Cavour da La Farina che gli scriveva:

_ Mettono le mani nei depositi dei privati esistenti al Banco, cosa che non osò il governo borbonico. E non trovando partigiani nel partito liberale, li cercano fra gli uomini più odiati.

In quanto al governo Dittatoriale, di cui Crispi era presidente del Consiglio dei ministri, questo era il parere di La Farina:

_ A Palermo ha una misera minoranza che vive della corruzione governativa lasciata dai Borboni, accresciuta a cento doppi dalla Dittatura, con i ladri, gli evasi, i saccheggiatori e gli assassini, introdotti nelle guardie di Finanza e nei Ministeri: cangrena schifosissima. Guglielmo Cenni, con lusso di barbarie, fa sgomberare le scuole. Il medico Ripari arde la biblioteca dei Gesuiti. Acerbi è nominato Tesoriere e Gran Pagatore di Sicilia, come se l’isola non sappia che cosa sia amministrazione.

Quest’ultima era, davvero, una notizia interessante.

Le accuse, esasperate dall’animo avvelenato di quell’uomo di parte, calato a Palermo con l’illusione di prendere in mano la situazione a nome di Cavour e che invece vedeva tutti i posti più ambiti già occupati da suoi avversari politici, furono depurate di qualche eccesso e pubblicate sul giornale torinese “L’Opinione”, che era portavoce di Cavour. A Roma, “La Civiltà Cattolica”, organo dei gesuiti, gongolava se poteva virgolettare le parole de “L’Opinione”. E il danno all’immagine del governo Dittatoriale cresceva.

 

Francesco CrispiIn quei giorni arrivò in gran segreto a Palermo una spia, un certo Giacomo Francesco Griscelli, corso di origine, ex agente segreto di Napoleone III, di Cavour, di Francesco II di Borbone, del cardinale Antonelli, dell’imperatore d’Austria, e di chissà chi… Aveva fatto il doppio, il triplo, il quadruplo gioco.

Personaggio bizzarro e non privo di fascino, si faceva chiamare il barone di Rimini. Fu schedato dalla Polizia di mezza Europa, ma di lui non esistono fotografie.

Era stato coinvolto in un grave scandalo, mai chiarito fino in fondo.

Una notte, Napoleone III si era recato dalla bellissima contessa di Castiglione. Griscelli, che era di guardia, insospettito da un’ombra uccise un uomo: ma si trattava di un altro corso, anche lui guardia del corpo dell’imperatore. Si scoprì così la tresca di Napoleone e l’imperatrice Eugenia, infuriata, ottenne che Griscelli fosse espulso dalla Francia. Bandito dalla sua Patria, Griscelli viaggiò per l’Europa offrendosi come agente segreto. A Napoli promise solennemente alla parte borbonica di uccidere Garibaldi, e al conte di Villamarina, ambasciatore del Regno sardo presso il re di Borbone, di far arrestare coloro che volevano uccidere Garibaldi. Arrivato a Palermo, Griscelli fu riconosciuto ed arrestato. Crispi l’avrebbe volentieri impiccato, oppure rispedito a Cavour come contro spia. Ma Garibaldi si oppose.

Il 7  luglio, per volere di Crispi, La Farina fu espulso dalla Sicilia insieme a Griscelli e ad un’altra spia di Cavour.

Il fatto che il suo inviato La Farina era stato pagato con la stessa moneta con la quale erano state liquidate due volgari spie offese profondamente il conte di Cavour. Ma l’unità d’Italia era il bene sommo e il suo scopo finale: ben più alto delle mezze verità e delle mezze bugie che gli aveva scritto La Farina, ben più alto dell’odio acerbo che il suo inviato speciale nutriva per Crispi e che Crispi ampiamente ripagava.

Le parole semi-deliranti di La Farina avevano un fondamento di verità. Ma è difficile oggi decifrare il limite tra autentico e falso. L’epistolario di La Farina era il campanello d’allarme che molte cose, in Sicilia, non andavano per il verso giusto e qualche cosa di grave stava accadendo nella amministrazione del Pubblico Tesoro. Di questo qualcosa erano certamente responsabili Crispi, alcuni esponenti della Sinistra più estrema che era al potere, ed alcuni ex amministratori borbonici, passati in un batter d’occhio dalla parte di Garibaldi.

 

Il 18 giugno Francesco Crispi convocò Acerbi e gli notificò che da quel giorno in poi all’Intendenza doveva bastare un fondo cassa di 1.000 miseri ducati giornalieri. Per cifre superiori il ministro delle Finanze Peranni pretendeva una esplicita richiesta scritta da parte del suo collega della Guerra.

_ Certi uomini_ esclamò Nievo _ con troppa facilità passano da un campo all’altro, portando dappertutto l’animo pieno dei vecchi vizi. Questo diritto di proporre, disporre, e comandare io lo riconosco difficilmente a taluni che non so dove fossero, quando noi eravamo a Marsala e a Calatafimi!

Il neo ministro Peranni gli era particolarmente antipatico.

Il giorno successivo Crispi ricevette una lettera riservatisma: era firmata da Acerbi, ma era stata scritta da Nievo, di suo pugno, e forse ispirata anche da Luigi Naselli Flores.

Le nuove disposizioni volute da Peranni umiliavano di fatto l’Intendenza Militare, relegandola al ruolo di un ufficio che firma i buoni proposti da Commissariati minori e li trasmette alle casse della Tesoreria Generale. Acerbi chiedeva a Crispi di riconsiderare la proposta di Peranni e di restituire all’Intendenza tutta la fiducia e la liquidità, delle quali non poteva fare a meno.

Arrivarono immediatamente 25 mila ducati di fondo spese.

I documenti rimasti e conservati in parte a Roma all’Archivio Centrale dello Stato, in parte all’Archivio di Stato di Torino, attestano che ci furono rapporti difficili tra Peranni e l’Intendenza Militare. Diffidenza e freddezza c’erano, diffidenza e freddezza rimasero.

Fino ad un certo punto l’Intendenza aveva goduto di massima fiducia, massima possibilità di manovra e tutta la disponibilità possibile di fondi; ma da un determinato giorno in poi Peranni decise di umiliarla, declassandola ad un ruolo subalterno. Che cosa accadde, che le carte superstiti non dicono?

All’Archivio di Stato di Torino (Fondo Esercito Italia Meridionale, m. 18) si conservano i registri contenenti gli estratti delle risoluzioni del Consiglio di Guerra, con le nomine e le disposizioni. Nella pagina del 25 giugno si legge:

Si propone il Sig. Paolo Bovi a Commissario di 1° classe con le funzioni d'Intendente Generale dell'Esercito in luogo del Sig. Acerbi attuale Intendente Generale che ha richiesto altre funzioni. Si propone inoltre Giovanni Battista Pagano attuale capo di sezione della Tesoreria Generale a funzionare provvisoriamente da Direttore della Segreteria e Contabilità della detta Intendenza Generale. Il Consiglio approva l'una e l'altra proposizione.

Acerbi doveva quindi essere allontanato dall’Intendenza. Ma la risoluzione del Consiglio di Guerra non fu applicata.

 

Fausta Samaritani

(continua 6)

© 2002-2011 Fausta Samaritani

Messo in rete il 16 gennaio 2011

Ippolito Nievo online. La Nuova Repubblica Letteraria www.repubblicaletteraria.net

Per l'onore di Garibaldi, racconto lungo basato su ricerche personali svolte nell'arco di 11 anni in archivi e biblioteche, è stato pubblicato il 15 luglio 2002 (II edizione, aprile 2005), in questa stessa veste editoriale, sul CD-Rom fuori commercio Sito della memoria Ippolito Nievo, n. 2 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, e donato a Archivi e a Biblioteche italiane. La lunga ricerca aveva portato a diverse redazioni, rimaste dattiloscritte, con tre diversi titoli: Naufragio al marsala, Ercole, addio!, Il Tesoro di Garibaldi. Il titolo definitivo è stato concordato con Stanislao (Stanìs) Nievo. La Presentazione di Stanìs Nievo è tuttora inedita. F. S. Tutti i diritti sono riservati. Vietato creare collegamenti e copiare testo e immagini di questa pagina.