Ora c'è tregua, a Palermo, ma fino a quando?

Per l’onore di Garibaldi. Capitolo 4

Per l’onore di Garibaldi

Racconto di Fausta Samaritani Ippolito Nievo

Capitolo

Segreti di Garibaldi

 

(Continua dal numero 3)

Crispi dichiarò che in quei primi, convulsi giorni a Palermo, gli rubarono una valigetta con carte preziosissime: tante scuse, se non poté dare conto di alcuni passaggi del suo ministero.

Ma in tasca Francesco Crispi  aveva un taccuino riservato che oggi si conserva a Roma, nel Fondo Crispi_AS Palermo dell’Archivio Centrale dello Stato. Ecco un passo interessante:

_ E’ permesso di uscire ai furgoni coi viveri custoditi dentro il Banco, per trasportarli a Castellamare, scortati da due Pionieri e da una guardia cittadina. Palermo 1 giugno 1860.

Dal verbale di consegna del Banco non risulta che ci fossero viveri al palazzo delle Finanze. I generi alimentari venivano trasportati a dorso di mulo e non dentro furgoni che, ieri come oggi, sono chiusi e blindati. I rifornimenti dell’Esercito napoletano era custoditi a Castellamare, il forte che funzionava anche da base logistica. Che bisogno c’era allora di ammassare lì altri viveri, quando invece bisognava distribuirli ad altri presidi della città? Crispi apparentemente autorizzava un trasporto inutile. C’è un detto popolare: portare vasi a Samo. Ma è verosimile che il carico fosse diverso da quello dichiarato.

 

In quei giorni ci fu un altro movimento sospetto di furgoni: il permesso di questo transito era intestato al medico dei matti Salvatore Daita e a Paolo Amari che era uno dei tre governatori e il presidente del Banco ed anche presidente del Manicomio cittadino.

Che c’entra, ora, il Manicomio?

C’entra anche il Manicomio di Palermo che era rimasto tagliato fuori, oltre le linee dei napoletani.

Il generale Lanza segnalò a Garibaldi il caso pietoso: nessuno si prendeva cura dei poveri matti che avevano penuria di cibo. Lanza mandò a Garibaldi un salvacondotto, a nome di P. Amari e di S. Daita, perché passassero le linee napoletane con i furgoni diretti al Manicomio: furgoni dunque, cioè carri chiusi e blindati. Dall’esterno era impossibile vederne il contenuto.

Per questo trasporto di viveri era davvero necessaria la presenza del presidente del Banco? Non bastava il medico Daita? Ma se Lanza scriveva a Garibaldi per impietosirlo sulla situazione dei matti e contemporaneamente gli mandava anche il salvacondotto già compilato con i cognomi degli incaricati al trasporto, è presumibile che ci siano stati accordi preliminari. Una regia di Crispi, che ben conosceva l’ambiente palermitano, è fuori di dubbio, anche perché le poche carte che si riferiscono a questo sospetto passaggio di furgoni rimasero nelle sue mani ed ora sono all’Archivio Centrale dello Stato.

 

Ecco un altro passo, tratto dal taccuino riservato di Crispi:

_ Regalato 50 ducati a ciascuno degli uomini disertati dal nemico e venuti sotto le nostre bandiere.

Un’altra brillante idea crispina: dare una bella mancia ad ogni soldato napoletano in cambio della sua diserzione. Gli ufficiali nemici non avevano forse chiesto a quanto ammontasse il soldo pagato agli ufficiali garibaldini?

Pochi giorni dopo la presa di Palermo, Garibaldi firmò un regolare Decreto, in cui si diceva che 50 ducati sarebbero stati pagati a chi proveniva dalle file nemiche, ma dopo la fine della guerra. Crispi aveva solo anticipato i tempi: lo prova l’appunto che vergò sul suo taccuino.

Da quale cassa Crispi prelevava questi importi al nero? in che ufficio li contabilizzava? il movimento anomalo dei furgoni nascondeva forse pagamenti non dichiarabili? e a chi?

Se c’era tanta penuria, in quei giorni, nelle casse della Tesoreria, se i ricevitori delle imposte avevano sospeso l’invio a Palermo del ricavato delle tasse, dove prelevava Crispi tutti questi ducati tangentizi? che fondi utilizzava, per corrompere la parte avversaria? chi era a conoscenza e chi collaborava alla realizzazione di questi occulti movimenti di denaro?

 

Il 2 giugno 1860 Giovanni Acerbi riorganizzò a Palermo, a palazzo Pretorio, gli uffici dell’Intendenza. Chiuse i conti della prima Spedizione, da Quarto a Palermo, e riconsegnò a Garibaldi 16.000 lire, risparmiate sulle 90.000 avute alla partenza. Garibaldi mandò questa somma a Genova, al medico Agostino Bertani.

Ippolito Nievo fu nominato capitano e restò nellIntendenza.

Con i primi 120 mila ducati ricevuti dalla Tesoreria, Acerbi iniziò una nuova contabilità: pagò il soldo alle squadre dei picciotti e anticipò somme per i primi ordini di armi, munizioni e divise.

Il 28 maggio Salvatore Calvino aveva presentato a Crispi due suoi amici palermitani: Salvatore Serretta, capo contabile con 21 anni di anzianità, e il giovane scritturale applicato alla contabilità Giuseppe Fontana. Crispi, prima li accolse nella sua segreteria particolare poi, il 2 giugno, li mandò all’Intendenza.

Il 7 giugno si installò il primo gabinetto della Dittatura garibaldina. Il 14 giugno il neo ministro della Guerra Orsini chiese un elenco dettagliato degli ufficiali addetti all’Intendenza, con le rispettive cariche e mansioni. Lo scrisse di suo pugno Nievo e Acerbi lo firmò.

Tra i presenti risultava anche Luigi Naselli Flores, che non era militare ma civile. Entrato nella Intendenza, il 6 giugno, per ordine di Acerbi, aveva assunto il delicato incarico di Ispettore contabile presso le squadre dei picciotti. All’arrivo di Garibaldi, Naselli Flores ricopriva l’incarico di segretario della Legazione francese a Palermo. Salvatore Calvino lo aveva presentato a Crispi come un esperto in amministrazione militare: negli anni di esilio a Tripoli, Naselli Flores aveva infatti lavorato nella Intendenza Militare francese.

Nell’elenco degli ufficiali, scritto da Nievo, compare dunque il nome di Luigi Naselli Flores, cioè di un civile; manca invece quello di Salvatore Serretta, anche lui un civile.

Sulla posizione di Serretta è illuminante questo passo di un documento inedito, conservato a Marsala nel Fondo Naselli Flores:

Osservazioni sullo stato del Personale dell'Intendenza

Salvatore Serretta. Non appartiene al Commissariato di Guerra, essendo stato assimilato con Decreto Prodittatoriale ad Ufficiale di carico del ministero, e poi con Ministeriale a Capo Divisione.

Con un apposito Decreto di Garibaldi, il 21 giugno Serretta fu nominato direttore della Contabilità dell’Intendenza. La posizione dei civili, negli uffici dell’Intendenza, fu più tardi equiparata a quella dei militari; ma per molto tempo quella di Serretta non fu chiara: dipendeva dall’Intendenza o da un ministero? nella seconda ipotesi, da quale ministero? e in che ufficio avevano lavorato il capo contabile Salvatore Serretta e lo scritturale Giuseppe Fontana?

La domanda rimane, per ora, sospesa.

A bordo di quello sfortunato vapore, naufragato misteriosamente nel Basso Tirreno, insieme a Nievo c’erano anche Serretta e Fontana.

 

Caduto il Banco e la Tesoreria in mano di Garibaldi, Francesco Crispi cercò ogni mezzo per far moneta, e il più presto possibile. Studiò un prestito, espresso in Buoni del Tesoro a favore della Sicilia, ma ce n’erano già tanti in circolazione e non voleva svalutarli.

Garibaldi considerava come suoi tutti i ducati custoditi nel Banco, anche quelli appartenenti ai privati cittadini e che costituivano la maggiora parte delle riserve: questo forse egli aveva capito dalle operazioni di Crispi e di Peranni, o forse questo gli era stato detto.

Tra le carte di Luigi Naselli Florese, conservate a Marsala, cè un conteggio sui pagamenti alle Squadre dei picciotti, datato ai primi di giugno 1860. In margine, di mano del Generale, cè scritto: Si paghi. Garibaldi. Questo solo esempio dimostra che il Generale non perdeva il suo tempo, così prezioso, a controllare i conti e si fidava dei suoi collaboratori.

 

Agostino Bertani

 

Il 3 giugno Garibaldi scrisse infatti al medico Agostino Bertani, rimasto a Genova allo scopo di raccogliere fondi ed organizzare nuove spedizioni di volontari:

_ Non solo vi autorizzo a qualunque prestito per la Sicilia, ma anche a contrarre qualunque debito, poiché abbiamo qui immensi mezzi da poter soddisfare a tutto il mondo. Mandateci armi, munizioni e armati.

Più cauto del generale Garibaldi, il suo ministro Crispi scriveva a Bertani:

_ Ci fu reso il Banco e l’amministrazione del Debito Pubblico. Potremo comprare sei vapori, occupatevene: vapori di seconda vita. Il denaro è a vostra disposizione.

 

A Genova Bertani raccolse centinaia di migliaia di lire, frutto di contributi volontari provenienti da quattro Continenti. Ma non bastavano, e non c’era tempo da perdere. Scrisse a Palermo:

_ Già tre navi a vapore sono in mia mano. Spero una quarta. Conto sui vostri denari. Intanto apro un prestito, ma la cosa è lunga. Si farebbe più presto, mandando qui denaro. Vi manderei subito il transatlantico “Torino”, con 2 mila uomini e con armi.

Era troppo rischioso spedire per nave le monete d’argento, seppure nascoste dentro botti di legno, perché la Marina borbonica era in agguato. Garibaldi allora autorizzò Bertani a contrarre un prestito a Genova. Bertani rispose così a Crispi:

_ Occorre un Decreto Dittatoriale, che mi autorizzi a contrarre un prestito a nome di Garibaldi. Occorre dichiarare quale entrata ne sarà garante. Avrò facoltà di usare quel prestito, dando poi rendiconto al Generale Dittatore. Senza queste garanzie è impossibile trovare qui denari. I vapori saranno in Sicilia fra 15 giorni. Ho pensato alle fregate, ai cannoni. Ai vestiari, non pensate?

Solo un quinto dei garibaldini entrati a Palermo indossava la camicia rossa, tutti gli altri erano vestiti con abiti civili: le divise erano dunque uno dei problemi più impellenti per l’Esercito garibaldino che si stava riorganizzando.

Bertani cominciò a firmare cambiali su cambiali, ma era sempre sulle spine. Scrisse ancora a Crispi, insistendo su questo punto cruciale:

_ Ti raccomando di far onorare le mie cambiali e di mandarmi i Decreti proposti. Allora sarò forte e vedrete miracoli. Così non valgo un’acca.

Bertani chiese insistentemente l’esclusiva, come rappresentante di Garibaldi, e che la sua “Cassa per il Soccorso a Garibaldi” fosse dichiarata l’unico strumento riconosciuto, per convogliare e gestire sul Continente i finanziamenti all’impresa garibaldina. Questo non avvenne mai. Esistevano altri centri di raccolta di denaro: a Milano il “Fondo per un Milione di Fucili”, a Torino le riserve messe insieme dal conte Amari e la cassa della Società Nazionale che era nelle mani di La Farina, nemico acerrimo di Crispi. Questa divisione delle risorse generò non poca confusione.

Ancora il 23 giugno, Bertani scriveva chiaramente a Crispi:

_ Fa che Garibaldi mi spicci col prestito, coi decreti, colle tratte per tre milioni. Sono già fallito, se non mi soccorrete!

Insisteva anche con Acerbi, di cui era fraterno amico, perché perorasse la sua causa e convincesse Crispi che il solo rappresentante di Garibaldi sul Continente doveva essere lui, Bertani!

_ Unità è forza, denaro è potere_ scrisse Bertani ad Acerbi il 23 giugno_ Medici è un sonnolento, debole, sempre incerto politicamente. Qui fu più Lafariniano di La Farina.

La lettera, inedita, si conserva a Marsala, in un Fondo Naselli Flores. Secondo i piani di Bertani, Giacomo Medici doveva comandare una Spedizione contro gli Stati Pontifici, invece la sua nave, carica di volontari, sbarcò in Sicilia.

 

Arrivò finalmente a Genova la copia conforme del regolare Decreto di Garibaldi: il Banco riconosceva la firma di Bertani, sulle cambiali da lui sottoscritte a nome di Garibaldi. Egli ne firmò per 3 milioni di lire, a favore della Banca genovese dei Fratelli Rocca.

La garanzia di Garibaldi era stata quindi dichiarata lecita e Crispi rassicurò così Bertani:

_ Le tue cambiali verranno accettate. Conferirò con il nostro Ministro delle Finanze Peranni. Ma non caricarcene altre.

Già, Domenico Peranni, che in Sicilia era stato l’ultimo tesoriere di nomina borbonica, dal 7 giugno era ministro delle Finanze della Dittatura garibaldina.

Nei conti della Tesoreria palermitana si aprì una larga falla. Peranni e Crispi ricorsero ad espedienti pur di salvare la credibilità della Sicilia; ma col trascorrere del tempo il buco diventò una voragine.

(continua 5)

Fausta Samaritani

© 2002-2011 Fausta Samaritani

Messo in rete il 16 gennaio 2011

Ippolito Nievo online. La Nuova Repubblica Letteraria www.repubblicaletteraria.net

Per l'onore di Garibaldi, racconto lungo basato su ricerche personali svolte nell'arco di 11 anni in archivi e biblioteche, è stato pubblicato il 15 luglio 2002 (II edizione, aprile 2005), in questa stessa veste editoriale, sul CD-Rom fuori commercio Sito della memoria Ippolito Nievo, n. 2 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, e donato a Archivi e a Biblioteche italiane. La lunga ricerca aveva portato a diverse redazioni, rimaste dattiloscritte, con tre diversi titoli: Naufragio al marsala, Ercole, addio!, Il Tesoro di Garibaldi. Il titolo definitivo è stato concordato con Stanislao (Stanìs) Nievo. La Presentazione di Stanìs Nievo è tuttora inedita. F. S. Tutti i diritti sono riservati. Vietato creare collegamenti e copiare testo e immagini di questa pagina.