Il 4 marzo 1861 al porto di Palermo

Per l’onore di Garibaldi. Capitolo 10

Per l’onore di Garibaldi

Racconto di Fausta Samaritani

Capitolo

Ultimo atto

 

(continua dal numero 9)

Ippolito Nievo, esauriti i giorni di congedo, arrivò a Napoli il 1° febbraio 1861.

Si sentiva un turista: visitò Pompei, salì sul Vesuvio, si spinse fino a Salerno. Per lui a Napoli il governo barcheggiava, il carnevale era fiacco, la reazione moribonda, il popolaccio simpatico. Sperava di rivedere suo fratello Carlo, che era nello Stato Maggiore del generale Cialdini e impegnato nel lungo assedio di Gaeta, dove si era rifugiato il detronizzato Francesco II.

_ Appena arrivato fra i “Maccheroni”_ scrisse il 2 febbraio a Bice_ sento che l’Esercito Meridionale è traslocato in Piemonte e noi a Torino.

Quel noi fa intendere che l’amico Giovanni Acerbi lo aveva inserito nell’Intendenza Generale che aveva sede a Napoli. Il 7 febbraio Acerbi firmò la nomina ufficiale di Nievo a segretario generale della Intendenza Generale: di fatto, lo sganciava dalla vice-Intendenza palermitana, anche se a Palermo rimase annotato nei registri che Nievo era in servizio nella vice-Intendenza e attualmente in permesso di congedo.

Poi, accadde l’imprevisto.

Il 9 febbraio Nievo scrisse a suo fratello Carlo che la mole di lavoro, la confusione in cui versavano gli uffici, la fretta gli rendevano impossibile ottenere un permesso per Gaeta. Sperava già di fare lì un salto, dopo aver sfollato a Torino il grosso dell’Intendenza, quando tra capo e collo gli era capitato l’ordine inaspettato di recarsi a Palermo il 15 febbraio.

_ Chissà se non possa nel ritorno far scalo a Napoli e venirti a trovare, anziché tirar dritto per Genova e Torino, come sarebbe l’ordine_ concludeva Nievo.

In una lettera alla madre, scrisse:

Ebbi l’ordine di partire il 15 per Palermo a prendervi tutta la contabilità e trasportarla a Torino, operazione che mi porterà via altri 15 giorni almeno e mi proibirà al ritorno di passare per Napoli. Scrivo oggi stesso a Carlo tutta questa trafila di disgrazie, colla lusinga che a Palermo non mi possano dare l’imbarco per Genova e che io debba ancor far scalo qui.

Che dispiacere, tagliar via Napoli al ritorno!

In una lettera a Bice, l’11 febbraio, dava altri particolari:

_ Ricevetti invece il malaugurato ordine di fare una passata di sette giorni a Palermo, per mettere in sesto definitivo gli affari di colà. Ti giuro che feci il possibile per ribellarmi, ma rimasi fulminato come Lucifero dalla preghiera d’un amico. Siccome arriverò a Genova solo, avrò agio di rubare ventiquattr’ore, e congiurando coi treni “espresso” di passare per Milano prima di seppellirmi a Torino.

Si è sempre creduto che l’amico che l’aveva pregato fosse Giovanni Acerbi; ma forse si tratta di un’altra persona perché Acerbi, come intendente generale, doveva comandare e non pregare.

L’ordine l’11 febbraio era dunque di tornare solo e con la diretta Palermo_Genova, senza ripassare per Napoli.

Il 9 febbraio Acerbi aveva chiesto un foglio di via Palermo-Torino per Nievo, Serretta e Maiolini che erano da lui incaricati di recarsi a Torino per aiutarlo a redigere il resoconto contabile, da consegnare al ministro della Guerra Fanti. Era corretto chiedere un foglio di via Palermo-Torino per Nievo e Maiolini che quel 9 febbraio si trovavano a Napoli? Oppure era una precauzione, perché non fossero costretti a restare a Palermo, come sarebbe probabilmente accaduto agli altri garibaldini che si trovavano in Sicilia?

Con lettera del 15 febbraio Acerbi incaricava ufficialmente Nievo di recarsi immediatamente a Palermo a raccogliervi le contabilità coi relativi documenti e a raggiungerlo a Torino.  

Curioso quel plurale: le contabilità.

 

Ippolito Nievo e Achille Maiolini lasciarono Napoli diretti a Palermo la sera del 17 febbraio 1861, col vapore “Elettrico” della Compagnia Florio, una nave ad elice, tutta in ferro e con due soli anni di vita, in grado di coprire la rotta Napoli-Palermo in 13-15 ore. La stessa Compagnia, che aveva la sede a Palermo in via Matarazzari, possedeva i vapori Archimede, “Corriere Siciliano”, “Etna” e “Diligente”.

Il 19 febbraio, da Palermo, Nievo scrisse a Bice che non aveva potuto ritirare i guanti ordinati a Napoli per lei e per sua sorella Catterina, perché la partenza per l’isola dei Barbari era giunta inaspettata:

_ Consola Catterina colla lusinga che il mio ritorno succeda per la via di Napoli. I garibaldini qui in Sicilia pare che non debbano venire cogli altri in Piemonte. Io ho preso prima le mie precauzioni e sulla fine del mese sarò in viaggio per ritornare.

Ecco perché Acerbi, il 9 febbraio, aveva chiesto il foglio di via Palermo-Torino per Nievo, Serretta, Maiolini. Il 19 febbraio gli ordini non erano stati quindi variati: Nievo sarebbe tornato solo e con la diretta Palermo-Genova, anche se aveva manifestato il desiderio di fermarsi qualche giorno ancora a Napoli, per ritirare i guanti promessi e per fare un salto a Gaeta dal fratello Carlo. Ma l’avrebbe poi trovato? Gaeta era caduta il 12 febbraio, quando Ippolito Nievo era ancora a Napoli.

L’ultima lettera di Nievo a Bice porta la data del 23 febbraio:

_ Dicono che l’inferno è tutto selciato di buone intenzioni. Io non lo credo, perché vi ha tanta copia di cattive e orribili azioni nel mondo, tanta abbondanza di assassini, di imposture, di tradimenti che non rimarrà posto laggiù per un pavimento di mezzo carattere.

Il malumore derivava anche dal digiuno epistolare cui la mamma e Bice lo condannavano.

_ Quando mai_ continuava Nievo_ la Provvidenza  m’ha stampato così scioccamente schiavo del dovere, ch’io mi inducessi a ravvolgermi di nuovo in queste pastoje dopo essermene così felicemente liberato?

Palermo gli faceva un effetto deprimente:

_ Per fortuna giovedì [28 febbraio] alla più lunga domenica [3 febbraio] questa vitaccia sarà finita, e rivedrò Napoli e Genova e Milano.

Nievo concludeva invitando Bice ad indirizzargli a Napoli due righe di risposta.

Quello stesso 23 febbraio partiva da Napoli per Genova una nave con 300 garibaldini. A bordo prese posto anche Giovanni Acerbi con gran parte dell’Intendenza Generale. A Genova la nave, che era aspettata, fu accolta sulla banchina con la banda e gran tripudio di popolo. Romeo Bozzetti lasciò Napoli il 25 febbraio.

Gaeta era caduta il 12 febbraio e forse Carlo, come gran parte dell’Esercito italiano, era sulla via del ritorno in Piemonte. Che motivo aveva Nievo dunque per viaggiare via Napoli? per ritirare due paia di guanti?

L’ordine di ripassare per Napoli, di prendere con sé dirigenti della vice-Intendenza e in più lo scritturale Giuseppe Fontana aveva raggiunto Nievo a Palermo, tra il 19 e il 23 febbraio: da chi era venuto? In quei giorni arrivò da Napoli  il mercantile “Ercole”. Portava un ordine per Nievo?

 

L’ultimo messaggio di Ippolito Nievo a Giovanni Acerbi è inedito. Si tratta di un telegramma, spedito da Palermo la sera del 21 febbraio alle ore 9 e 30 e arrivato a Napoli il 22 febbraio alle 9 della mattina, che dice:

_Prego autorizzarmi subito la venuta con noi a Torino dello scrivano Fontana, indispensabilmente pel reso conto.

La richiesta di inserire lo scritturale Fontana tra i partenti era già stata fatta da Salviati ad Acerbi, con un telegramma del 17 febbraio 1861 che non aveva ottenuto alcuna risposta.

E’ verosimile che Acerbi, prima di partire, il 23 febbraio, per Genova, abbia trovato il tempo per rispondere a Nievo: in caso contrario lo scritturale Fontana, addetto alla contabilità, non sarebbe partito. Il telegramma di risposta di Acerbi non è stato rinvenuto: è verosimile che Nievo l’avesse con sé, sullo sfortunato vapore “Ercole”; ma la decisione di aggiungere il nome di Fontana è sicuramente nata in Sicilia.

Le parole di Nievo, la venuta con noi a Torino, fanno pensare che anche l’idea di partire tutti insieme sia maturata a Palermo. Questa circostanza potrebbe scaricare dalla coscienza Acerbi una parte di responsabilità sulla morte di Nievo e compagni.

 

Il 28 febbraio fu chiesto al Comando di Palermo un foglio di via per Napoli a nome di Nievo, Maiolini, Serretta, Salviati e Fontana. Quel giorno salpava per Napoli l’“Elettrico”, il gioiello  della casa Florio.

Per un vecchio contratto sottoscritto con i Borboni, Vincenzo Florio e suo figlio Ignazio avevano in concessione esclusiva i trasporti postali e militari via mare, intorno alla Sicilia e tra la Sicilia e Napoli, con facoltà di servirsi di altri armatori da loro raccomandati.

Se fossero partiti giovedì 28 febbraio, i cinque garibaldini dell’Intendenza si sarebbero dunque imbarcati sull’“Elettrico”. Ma nessuno di loro, quel giorno, partì per Napoli.

Il foglio di via fu concesso ai cinque garibaldini, proprio il 28 febbraio, ma per il primo vapore che andrà a partire per Napoli dalla prima di marzo in poi. Ai cinque partenti veniva anzi concesso di viaggiare in 1° classe.

Esista una lettera circolare inedita di Nievo, scritta ai responsabili della tre sezioni in cui era divisa la vice-Intendenza palermitana, ai Commissari di Guerra di città della Sicilia e al comandante della Piazza di Palermo, in cui Nievo informava della partenza sua e di Serretta , Maiolini e Fontana: mancava il nome di Salviati, come se in quel momento avesse rinunciato a partire, oppure Nievo avesse deciso di non portarlo con sé.

Lo stesso 28 febbraio Nievo scrisse ufficialmente a Serretta, a Maiolini e a Fontana dicendo loro di tenersi pronti per la partenza. Non risulta invece che abbia scritto a Salviati.

Anche nella richiesta ufficiale, fatta da Acerbi al Comando Generale di Sicilia, mancava il nome di Salviati. Eppure, il 9 febbraio, Acerbi da Napoli aveva scritto a Luigi Salviati, dicendogli che presto Nievo e Maioilini sarebbero tornati a Palermo, da dove, insieme con lei e con il Direttore Serretta, dopo aver dato sesto agli affari d’ufficio, muoveranno al più tosto direttamente verso Torino, con tutta la contabilità e documenti analoghi, del che scrivo oggi stesso al Comando Generale Militare di Sicilia.

Salviati dunque, prima sì, poi no, poi di nuovo sì; Fontana non era nel primo elenco, poi entrò nel numero.

 

Il 2 marzo Ippolito Nievo vergava di suo pugno l’atto conclusivo della missione in Sicilia, che è ritenuto l’ultimo suo scritto. Ma a Torino, dove esiste uno dei due originali di questo verbale, documento che non è stato mai segnalato (il testo finora noto è ricavato da una copia d’epoca) esiste la minuta di un altro documento che, veramente, è l’ultima cosa che Nievo abbia scritto.

Di questo documento parleremo più tardi.

Leggiamo l’esordio della relazione finale della missione di Nievo in Sicilia, il cui testo è noto:

_ Essendo tornato in questo mio uffizio [a Palermo] dopo il richiamo a Napoli avuto dall’Intendente Generale, e dovendo per ordine e mandato scritto del medesimo Intendente Generale rilevare il Signor Serretta Salvatore Direttore Generale della Contabilità, i Signori Commissari di Guerra di prima Classe Luigi Salviati e Achille Maiolini, ed il Sig. Giuseppe Fontana scrivano di II Classe, e condurli meco a Torino coi Resoconti di contabilità ed analoghi documenti […]

La partenza di Fontana e di Salviati fu dunque ufficialmente autorizzata da Acerbi.

Leggiamo il finale, così come appare sulla copia d’epoca dell’atto:

_ Ho trovato di approvare il tutto e convalidarlo con questo verbale di cui un originale sarà consegnato in Archivio e l’altro spedito a Torino all’Intendente Generale Sig. Giovanni Acerbi per prova che il mandato affidatoci in Sicilia fu da noi esaurito fino alla fine.

Nell’originale, di mano di Nievo e finora inedito, ci sono piccole varianti. La più significativa è questa:

_ […] e l’altro domani spedito a Torino […].

 

Quel sabato 2 marzo, provenienti da Napoli, erano arrivati al porto di Palermo due vapori: il “Pompei” e l’“Ercole”. Sarebbero ripartiti per Napoli il 4 marzo. La partenza dell’“Ercole” era prevista per le ore 10 e 30 della mattina. Questo vapore sfortunato apparteneva alla Calabro-Sicula, una Casa raccomandata dalla Florio; l’altro vapore invece era di un’altra Compagnia marittima, in concorrenza con Florio.

Per il contratto della Casa Florio, una parte dei posti disponibili era riservata ai militari, ma la prenotazione, perché i posti fossero garantiti, doveva essere registrata almeno 12 ore prima della partenza. Le pratiche per spedire le carte della vice-Intendenza, che viaggiavano in franchigia postale, furono necessariamente anticipate a domenica 3 marzo, l’indomani del giorno in cui Nievo stese di suo pugno il verbale.

Perché sulla copia del verbale, che è stata fatta come vedremo dopo la morte di Nievo, manca la parola domani? Non si sa. Era questa una ulteriore prova che il 2 marzo Nievo aveva deciso di partire proprio il 4 e che la nave sarebbe stata l’“Ercole”.

Tutti sapevano dunque l’ora della partenza e il vapore scelto.

 

Nessun problema venne da parte delle autorità “piemontesi”. Acerbi richiese ufficialmente al Comando Generale Militare della Sicilia il trasferimento a Torino di quattro garibaldini della vice-Intendenza che dovevano raggiungerlo a Torino, portando carte contabili, per aiutarlo a stendere il resoconto della Spedizione garibaldina: erano Nievo stesso, Serretta, Maiolini e Fontana. Cibo-Ottone, che era direttore generale della Amministrazione Militare, il 27 febbraio scrisse a Nievo in merito alla partenza di cinque garibaldini (includendo Salviati) e all’affidamento della vice-Intendenza, dal 1° marzo in poi,  nelle mani di Domenico Marotta. Chi era costui lo sapremo più tardi.

(continua 11)

Fausta Samaritani

© 2002-2011 Fausta Samaritani

Messo in rete il 16 gennaio 2011

Ippolito Nievo online. La Nuova Repubblica Letteraria www.repubblicaletteraria.net

Per l'onore di Garibaldi, racconto lungo basato su ricerche personali svolte nell'arco di 11 anni in archivi e biblioteche, è stato pubblicato il 15 luglio 2002 (II edizione, aprile 2005), in questa stessa veste editoriale, sul CD-Rom fuori commercio Sito della memoria Ippolito Nievo, n. 2 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, e donato a Archivi e a Biblioteche italiane. La lunga ricerca aveva portato a diverse redazioni, rimaste dattiloscritte, con tre diversi titoli: Naufragio al marsala, Ercole, addio!, Il Tesoro di Garibaldi. Il titolo definitivo è stato concordato con Stanislao (Stanìs) Nievo. La Presentazione di Stanìs Nievo è tuttora inedita. F. S. Tutti i diritti sono riservati. Vietato creare collegamenti e copiare testo e immagini di questa pagina.