Un groviglio di interessi sulla scia dello sfortunato vapore Ercole

Nota al racconto Per l'onore di Garibaldi

Per l'onore di Garibaldi
Nota introduttiva

Un viaggio nell’abisso, sulle tracce del misterioso naufragio di una ottocentesca barca a ruote. Il gorgo è immenso, polveroso e arcano: non più d’acqua, ma di carte custodite negli archivi storici di cinque città. Nell’ultimo suo viaggio il vecchio postale “Ercole”, che faceva spola tra Palermo e Napoli, portava anche un impasto di storie, condensate dentro pacchi di ricevute, conti e resoconti dell’impresa dei Mille che, pochi mesi prima aveva aggregato al nascente Regno d’Italia un territorio immenso, dall’Abruzzo a capo Passero. Responsabile degli uffici amministrativi garibaldini in Sicilia era il giovane colonnello Ippolito Nievo. Lo videro sul ponte dell’“Ercole”, sorridente, insieme a altri quattro garibaldini. Poi una bufera, “neanche troppo furiosa” come riportò un giornale palermitano, lo inghiottì insieme agli altri quindici passeggeri, a 280 tonnellate di carico, ai marinai e al capitano Michele Mancino, trascinando a fondo, a poche miglia da Capri, anche pezze d’appoggio sulla regolarità amministrativa dei Mille, la più grande avventura del nostro Ottocento. Si sussurrò, e qualcuno oggi ripete, che a questo naufragio non fosse estraneo il governo di Cavour. Ma sulla scia dell’“Ercole” viaggiava un groviglio di interessi, alcuni poco chiari, che coinvolgevano faccendieri e segretari, finanzieri e armatori, borbonici e rivoluzionari, possidenti e banchieri, uomini politici vecchi e nuovi. Due massonerie, una repubblicana l’altra monarchica, aspiravano al titolo di Grande Oriente d’Italia. Un tesoro, chiuso nei forzieri del Banco di Sicilia, aveva atteso Garibaldi a Palermo. Le carte superstiti negli archivi raccontano come i garibaldini spesero quei cinque milioni di ducati d’argento che furono loro consegnati, dietro regolare ricevuta e in forza di un regolare armistizio. Qui si dice come 600 garibaldini, a piedi e male armati, sloggiarono da Palermo 25.000 borbonici che avevano caserme, ducati, cannoni, fortezze e fregate; come gli inglesi mediarono tra Garibaldi e il generale borbonico; come imprenditori emergenti ottennero commesse; come militari corrotti ebbero mance; come uomini oscuri costruirono una brillante carriera politica. Al colpevole silenzio di alcune gazzette rispose Alessandro Dunas padre che dalle colonne del suo giornale napoletano chiese la verità sull’“Ercole” e giustizia per gli annegati. Poi cadde l’oblio. Nessuno parlerebbe oggi di questo naufragio, se a Milano Nievo non avesse lasciato il manoscritto di un grande romanzo inedito, “Le confessioni d’un italiano”.

Fausta Samaritani

Indice dei capitoli del racconto Per l'onore di Garibaldi Documenti editi e inediti Giovanni Acerbi e Ippolito Nievo

© 2002-2011 Fausta Samaritani. Messo in rete il 12 febbraio 2011

Ippolito Nievo online. La Nuova Repubblica Letteraria

www.repubblicaletteraria.net

 

Per l'onore di Garibaldi, racconto lungo basato su ricerche personali svolte nell'arco di 11 anni in archivi e biblioteche, è stato pubblicato il 15 luglio 2002 (II edizione, aprile 2005), in questa stessa veste editoriale, sul CD-Rom fuori commercio Sito della memoria Ippolito Nievo, n. 2 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, e donato a Archivi e a Biblioteche italiane. La lunga ricerca aveva portato a diverse redazioni, rimaste dattiloscritte, con tre diversi titoli: Naufragio al marsala, Ercole, addio!, Il Tesoro di Garibaldi. Il titolo definitivo è stato concordato con Stanislao (Stanìs) Nievo. La Presentazione di Stanìs Nievo è tuttora inedita. F. S. Tutti i diritti sono riservati. Vietato creare collegamenti e copiare testo e immagini di questa pagina.

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