Gli anni della produzione

teatrale di Ippolito Nievo

1852-1857

di Monica Montagnani

ll teatro di Nievo si realizza nell'arco di cinque anni, dal 1852 al 1857, toccando varie forme di azione scenica: il dramma, la tragedia, la farsa, la commedia. Nievo è stato uno sperimentatore, un interprete acuto ed originale della crisi dei generi teatrali. La prima metà dell'Ottocento è caratterizzata da una forte ansia di rinnovamento della drammaturgia che, avvertita come strumento immediato di comunicazione e d’impegno civile, testimonia un uso politico del teatro e si carica di toni propagandistici e spesso populistici. In Italia, dagli anni giacobini e per tutto il Risorgimento, si realizza un collegamento tra esigenze di libertà, avvenimenti politici, ridefinizione del ruolo delle classi sociali e produzione teatrale.
La drammaturgia d’Ippolito Nievo nasce e si sviluppa su un terreno che vede germogliare anche il problema della fondazione di un teatro nazionale. Il pubblico, nei confronti del quale la rappresentazione scenica assume intenti educativi, ha un ruolo fondamentale: può decretare o no il successo di un'opera, l'efficacia di un testo. Gli autori si pongono sempre più il problema della teatralità dei loro scritti.

Inserire la produzione di Nievo_tre commedie, due drammi, due tragedie_in questo ambiente storico-culturale non mi sembra operazione arbitraria; bisogna tuttavia operare una suddivisione interna, seguendo non solamente un criterio cronologico. I drammi e le commedie sono stati composti fra il 1852 ed il 1855, periodo in cui Nievo risiede a Mantova, è studente a Pavia e poi a Padova ed affronta l'impegno giornalistico, oltre a quello poetico e letterario. La commedia Le invasioni moderne, pur essendo del 1857, risponde ai canoni stilistici e ideologici delle opere teatrali precedenti. Le tragedie risalgono invece al 1857, anno in cui Nievo soggiorna per lunghi periodi a Mantova e a Udine. La loro composizione si colloca dunque a ridosso della stesura delle Confessioni. Questi due blocchi distinti sembrano indicare due tappe fondamentali nel cammino culturale ed umano di Nievo, che evolve da una produzione giovanile di drammi e di commedie, alla quale egli affida precisi messaggi sociali e civili, ad opere tragiche più impegnative, pausa di riflessione quasi obbligata, in previsione della stesura del romanzo maggiore. Gli studi sul teatro nieviano si concentrano sulle due tragedie, considerate talvolta dai critici come il necessario punto di passaggio verso le Confessioni, tralasciando quasi del tutto le commedie e i drammi, quasi fossero una sorta di sottoprodotto letterario del quale non si conosce bene la fonte. Pochi sono i critici che si sono occupati di questa produzione teatrale, considerata "minore". Tra questi, Dino Mantovani e Giuseppe Solito, autori di biografie legate all’esaltazione, di sapore risorgimentale, del mito nieviano. La prima e unica edizione completa delle opere teatrali d’Ippolito Nievo, stampata in tiratura limitata, risale al 1962 ed è stata curata da Emilio Faccioli.

La prova drammatica giovanile di Nievo non deve, a mio avviso, essere considerata una parentesi nella sua formazione letteraria e artistica. L'esperienza quarantottesca e il soggiorno in Toscana hanno lasciato non poche tracce nella produzione letteraria e in precise scelte civili di Nievo. Il 1852 è spartiacque, poiché a quell'anno risalgono sia l'esordio giornalistico di Nievo, sia la sua prima prova drammatica, L’Emanuele. Nievo, studente universitario a Padova, si sposta di frequente fra quella città e Mantova, dove risiede la famiglia. E se l'esperienza mantovana gli permette di entrare in contatto come spettatore con la vita teatrale, vissuta di stagione in stagione, a Padova Nievo stringe fondamentali rapporti con vivaci circoli culturali e con personalità legate al mondo del giornalismo e della letteratura. Proprio a Padova, il 6 aprile 1854, è rappresentata per la prima ed unica volta una sua opera teatrale, il dramma Gli ultimi anni di Galileo Galilei. Nievo non si limita a frequentare i teatri cittadini e a commentare con amici e familiari le opere alle quali assiste, ma dimostra una costante attenzione al mondo dello spettacolo. Pubblica articoli di critica teatrale o musicale sul giornale fiorentino "L'Arte" e sulla testata milanese "il Caffè". S’inserisce anche nel dibattito sulla fondazione di un teatro nazionale.

Se nel dramma l’Emanuele Nievo affronta l’antisemitismo, cioè una ben precisa tematica civile e sociale, in altre opere teatrali egli si pone il problema del ruolo dell'intellettuale, del poeta in particolare, nella società; oppure polemizza sull'arrivismo sociale e sulla formazione in Italia di una classe dirigente; o sulla moda esterofila, o sul matrimonio imposto, secondo ben precise regole di società. Pur ispirandosi alla tradizione goldoniana, Nievo tenta un’innovazione, all'interno dei generi teatrali, in un periodo in cui vengono a cadere i modelli del teatro tradizionale e la stessa terminologia dell’azione drammatica subisce stravolgimento di significati. I due drammi di Nievo, ad esempio, sono caratterizzati da un’estrema dilatazione del dato temporale. Le commedie, per il contenuto critico-sociale sembrano anticipare la produzione teatrale_"borghese" o "sociale" che dir si voglia _della seconda metà dell'Ottocento. Per queste caratteristiche innovative, in un periodo di passaggio per il mondo della drammaturgia, la produzione teatrale di Nievo incontrò non pochi ostacoli, nel tentativo di un allestimento scenico. La farsa Pindaro Pulcinella e la commedia Le Invasioni moderne, affidate alla lettura di due compagnie d’attori, la Dondini e la Pieri, non furono rappresentate.

Monica Montagnani

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