Io l’ho vista
La più bella fotografia d’Ippolito Nievo ha ispirato ad Enzo Siciliano questa frase:
Ippolito, a guardarlo dal dagherotipo che lo ritrae studente a Padova, appoggiato con le braccia in croce a uno schienale di sedia, l’ampia fronte stempiata, i baffetti, lo sguardo pungente, le belle mani sottili, ha un che, nella fisionomia, di penetrante, di giocosamente scanzonato, azzardato, e anche di pensoso. Questa mescolanza di pensiero e azzardo fanno di lui un singolare uomo di lettere e narratore. Attentissimo analista della realtà sociale, specie di quella contadina, parrebbe poi sorprenderlo una sorta di sventatezza creativa; ma è lì il suo fascino, per cui tanta attenzione e studio vengono assorbiti nello slancio del narrare.
E’
un Fondo donato di
recente_mi informava un funzionario dell’Archivio Storico di Mantova, consegnandomi
un fascicolo del Fondo Gobio. Cercavo in particolare le foto di famiglia. Ne
trovai un intero album. C’erano fotografie di Carlo Gobio, delle sue sorelle,
del fratello sacerdote, dei cognati; c’erano anche quelle dei cugini, delle
cugine e degli zii Nievo. Ma perché quell’ultimo incarto era così
pesante? Conteneva un oggetto rigido e rettangolare: era la lastra del dagherotipo
che ritraeva Ippolito Nievo "studente a Padova". Il tempo e l’imperfetta conservazione,
di cui l’Archivio non è certamente responsabile, avevano cancellato la
parte inferiore dell’immagine e in alto c’era un graffio: ma il viso di Ippolito
era intatto.
Nell’album c’è anche una fotografia, tratta da quel dagherotipo, che
è al contrario in perfetto stato di conservazione; quindi il restauro,
già segnalato ai responsabili dell’Archivio, è possibile.
Un’altra sorpresa mi attendeva. Sulla busta di carta che conteneva la lastra
del dagherotipo il nipote di Carlo Gobio, che recentemente ha donato il Fondo
all’Archivio, aveva tracciato a matita un appunto, in cui si affermava che a
scattare quella foto era stato proprio Carlo Gobio, cugino in primo grado d’Ippolito
e marito di Bice Melzi d’Eril.