Poesie giovanili di Ippolito Nievo

La Lucciola poesia di Nievo

Una Lucciola fa poesia

Ippolito Nievo online

Alle mie figlie

Lucciolette che ronzate
Pei crepuscoli ideali,
Care stelle forviate
Da vostr’orbite immortali,
Forse ancor del ciel natìo
Affatìcavi il desio?
Io vi sciolgo l’ali al volo,
Lucciolette cattivelle;
Ite pur lambendo il suolo
Colle timide fiammelle,
Giàcche i cieli a voi contese
Legge improvvida e scortese.
Ai romiti casolari
Nel silenzio dei villaggi
Pei giardini solitari
Seminate i vostri raggi,
Fra le tenebre dei chiostri
Seminate i raggi vostri.
Pei tumulti delle feste
Melanconiche volate,
Sol palesi alle modeste
Ciglia, e all’alme addolorate,

Onde vengan esse poi
Meditando dietro a voi.
A chi stanco si risente
Della stolida allegria
Rischiarate santamente
L’annebbiata fantasia,
Perché al cor gli venga e al viso
D’altro oprar più maschio riso.
Lucciolette, anco un momento,
Ed il pugno che vi accoglie
Vi darà libere al vento.
Vinto han già le vostre doglie
Il ritroso animo mio.
Lucciolette addio, addio!…

Ippolito Nievo

Questa poesia di Nievo, apparsa nel numero del 23 gennaio 1855 della rivista "Il Caffè" con il titolo "Le lucciole", fu ripubblicata con alcune varianti nel canzoniere "Le Lucciole", stampato come strenna per l’anno 1858. Notare il verso "d’altro oprar più maschio riso" che contiene un chiaro messaggio politico e patriottico. Gerolamo Fontanella (Reggio Emilia ? — Napoli 1644), autore della poesia "Alla lucciola", scrisse tre raccolte poetiche: "Ode", "I nove cieli", "Elegie". E’ il più sensibile e sincero tra i poeti marinisti. I suoi versi sono armonici, velati di melanconia, con qualche accento verista. Dodici versi di Attilio Bertolucci, scritti negli anni Trenta o Quaranta, prendono il titolo dal primo: "Come lucciola allor ch’estate volge". Rimasti inediti fino alla morte dell’autore, sono stati pubblicati da Stefano Crespi sull’inserto del "Sole-24 Ore" di domenica 18 giugno 2000. La luce fioca della lucciola è presagio della fine di una vita.

Come lucciola allor ch’estate volge
All’ardor di luglio, stanca posa
Sull’erba che la vide errare quando
Più temperate sere il cielo invia,
Dov’è caduta luce tramortita
E fioca, e così sola nella notte,
Così l’anima giace poi che il curvo
Giro degli anni a suo fine declina.
Una stellata notte allor consoli
Nostra tremante quiete, quale questa
Che s’apre dolce e silente
Su te, lucciola morente.

Attilio Bertolucci



Alla lucciola

Mira incauto fanciul lucciola errante
Di notte balenar tremola e bella,
Che di qua, che di là, lieve e rotante,
Somiglia in mezzo al bosco aurea fiammella.
Va tra le cupe ed intricate piante,
Stende la man pargoletta e bella,
E credendo involar rubino o stella
Va de la preda sua ricco e festante.
Ma poi che ’l nostro orror l’alba disgombra,
Quel che pira gli parea gemma fatale,
di viltà, di stupor gli occhi l’ingombra.
Così bella parea cosa mortale!
Ma vista poi che si dilegua l’ombra,
Altro al fine non è ch’un verme frale.

Gerolamo Fontanella

Vedi: Corrado Govoni Lucciole e ragnanelle del Berigo

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