Una moderna azienda,

in pieno Settecento

di  Fausta Samaritani

 

Leopoldo Nievo, avo di Ippolito, morì all’inizio del 1764 lasciando sette figli, due maschi e cinque femmine e una solida posizione economica [1] . Giovanni Battista e Francesco [2] , eredi del patrimonio paterno in parti uguali, erano ancora minorenni. A Mantova, oltre al palazzo del conte Claudio Arrivabene, Leopoldo possedeva anche una casa in centro. Maria Tomaselli, vedova Nievo, morì il 3 novembre 1768.

Divenuto maggiorenne Giovanni Battista prese in mano le redini dell’azienda e fece da padre e da madre ai fratelli e alle sorelle. Il 5 dicembre 1768, quindi un mese dopo la morte della madre, Francesco Nievo entrava nel Collegio allo Studio di Bologna. Completò gli studi nel Seminario di Reggio. Giovanni Battista pagava le rette e riforniva il fratello di libri e di un corredo completo di vestiario e mobilia. Egli concesse a Francesco quello che né suo nonno Nicola, né il padre Leopoldo avevano avuto: un’istruzione completa e raffinata, secondo i canoni del tempo. 

Alla fine del 1774 Giovanni Battista propose al fratello minore, che aveva compiuto vent’anni, un progetto di divisione della eredità paterna e materna, in due lotti chiamati “Fede” e “Speranza”, invitandolo a scegliere.

Il lotto “Speranza”, del valore di 66.259 scudi, comprendeva la casa al centro di Mantova nella parrocchia San Barnaba, dove Leopoldo aveva abitato col una figlia Angela e col genero Giovanni Battista Mochen, il mulino di Ceresara sopra la Seriola Marchionale, una casa in Rodigo col torchio per olio, una seconda casa con botteghe nel centro di Rodigo, il fondo detto Camignana con case rustiche, il fondo detto Sacca a Goito con varie fabbriche, il fondo Cortazza nel Comune di Castellucchio, e in più alcuni mobili, compresa la scrivania che Francesco aveva usato in Collegio a Reggio. La parte passiva era costituita da un residuo prezzo di 2.000 scudi, sull’acquisto del fondo a Castellucchio.

Nel lotto “Fede”, del valore di 79.352 scudi, era compreso il palazzo a Mantova in Contrada Corta, il Feudo Fossato con casa, corte grande e terreni agricoli, il fondo detto Mirandola con casa e terreni, i libri, la maggior parte dei mobili dei quadri e degli arredi, dei bovini da carne e da latte, dei buoi, dei capitali. A fronte di un valore di 79.352 scudi, il lotto “Fede” era gravato da una forte passività, di 14.546 scudi.

Francesco Nievo scelse il lotto “Speranza”, di minor valore ma economicamente più solido e più facile da gestire. A carico dei due fratelli, in parti uguali, rimaneva la dote delle sorelle ancora nubili.

Dalla morte di Leopoldo Nievo erano già stati pagati molti debiti, erano avvenute permute e vendite di case, erano stati restituiti mutui concessi a Leopoldo per l’esercizio delle varie attività dell’azienda.

 

Come era accaduto che, nell’arco di circa trenta anni, in un modesto borgo agricolo a pochi chilometri da Mantova, quasi dal nulla si era costituito un patrimonio che proiettava i Nievo tra le più ricche famiglie mantovane? Quale era stato il segreto di Leopoldo Nievo?

In un’epoca in cui le terre erano date in affitto, egli aveva sempre gestito direttamente i suoi possessi. Quando acquistava un fondo già affittato, inseriva la clausola che la proprietà doveva essergli consegnata libera. Non era mai stato alle dipendenze di altri come fattore, né aveva gestito terre prese in affitto, ma aveva sempre agito direttamente, in proprio. Sceglieva le proprietà che confinavano con strade carrabili, in modo da risparmiare sui trasporti. Scambiava con altri proprietari, accorpando le terre intorno alle corti più fornite di caseggiati rurali e sfruttava gli impianti d’irrigazione per migliorare il prodotto. Leopoldo Nievo variava gli investimenti e non aveva paura di pagare a rate. Era anche abile nel comporre le liti coi vicini, risparmiando così le spese legali. Dal 1746, quando Francesi, Tedeschi e Spagnoli smisero di farsi la guerra in Italia e Mantova fu aggregata allo Stato di Milano, Leopoldo Nievo aveva anche approfittato di lunghi anni di pace.

In un’economia ancora primitiva e in cui lo scambio in moneta era limitato, egli tra Rodigo e Ceresara possedeva il frantoio, un mulino e la fornace, quindi controllava l’intera vita economica del paese e forse faceva il prezzo. Per la vicinanza di Rodigo a Mantova, era certo di vendere il suo prodotto. Questo tipo di gestione gli permetteva di acquistare nuove proprietà e di restituire a breve i mutui ottenuti, facendo circolare velocemente la moneta.

Alla morte di Leopoldo Nievo i suoi eredi trovarono una passività forte, perché molte proprietà erano state acquistate a rate, ma anche gli strumenti idonei per far fronte velocemente alla situazione debitoria. In pieno Settecento, all’alba della crisi definitiva della società feudale, in un angolo di mondo chiamato Rodigo, Leopoldo Nievo inconsapevolmente aveva agito con l’occhio esperto di un moderno imprenditore.

 

Giovanni Battista Nievo prese in mano la situazione: fece piantare vigneti e gelsi, arare terre rimaste incolte, vendette alcune proprietà per ricavarne liquidi e pagare così i debiti: prima di ingrandirsi, riorganizzava il patrimonio.

Dopo la divisione con il fratello Francesco incrementò le sue proprietà: il 27 dicembre 1879 si fece cedere da Antonio Padovani l’investitura per due strisce di terra accanto alla torre di Rodigo, in modo da rettificare i suoi confini con le proprietà della Comunità rodighese [3] ; il 14 luglio 1784 acquistò il fondo Sacca, nella giurisdizione della Pretura di Gobio; nel 1775, insieme al fratello Francesco, istituì la dote alla sorella Teresa e nel 1779 la dote alla sorella Fulvia. 

Giovanni Battista e Francesco si rivolsero all’avvocato Gallino per esplorare se era possibile istruire una causa contro i conti Nicolò e Giuseppe, figli del conte Galeazzo Nievo, vicentini, al fine di recuperare almeno una parte dell’eredità del conte Giovanni Nievo, padre naturale del loro bisnonno Bartolomeo e morto senza figli maschi legittimi [4] . Dopo un secolo, l’eredità non era purtroppo recuperabile.

Con il nuovo secolo, Giovanni Battista aumentò ulteriormente l’estensione dei suoi terreni agricoli: nel 1805 acquistò la Bassa, nel 1806 comprò una pezza di terra dalla sorella Fulvia, nel 1808 acquistò il fondo Gobia, nel 1809 comprò alcune terre alla Fornace e a Prato Nuovo appartenenti a Francesco Maria Arrivabene, nel 1818 una pezza di terra detta Pradelle delle Colombare. A Suzzara, nel 1806, Giovanni Battista Nievo acquistò il fondo Bojane e nel 1812 le Bozze. Il 28 agosto 1784 Nievo concluse con il marchese Girolamo Arrigoni di Milano una convenzione per l’utilizzo di una fontana che sorgeva sì, sul terreno dell’Arrigoni, ma le cui acque provenivano da un terreno arativo di proprietà Nievo [5] . Di comune accordo, essi stabilirono lo sfruttamento razionale e comune della fonte di acqua, per irrigare le due proprietà che erano comprese nel Comune di Goito: il Prato di Casa di proprietà Nievo e il fondo Sacca di Arrigoni.

In un’economia ancora stagnante, i privati erogavano servizi bancari e si ricorreva al contratto d’anticresi che prevedeva la cessione di una proprietà dal debitore al creditore, in modo che quest’ultimo ne percepisse i frutti, imputandoli prima agli interessi e quindi al capitale. Giovanni Battista Nievo contrasse ed elargì mutui, firmò contratti d’anticresi, acquistò perfino dal Demanio il diritto a percepire annui livelli.

All’inizio dell’Ottocento i primi tre proprietari terrieri di Rodigo erano, nell’ordine: il Conte Alessandro Arrivabene, Giovanni Battista Nievo e Moisè Tullo Guerrieri. Di padre in figlio i Nievo si erano trasmessi i segreti di una sana e moderna amministrazione. Dopo il 1849, quando Antonio Nievo, per ragioni politiche, fu costretto a lasciare Mantova, suo figlio Ippolito si prese carico, insieme a sua madre, della amministrazione delle proprietà Nievo nel Mantovano, al fine di garantire alla famiglia un benessere economico.

 

Il 14 luglio 1800 Giovanni Battista Nievo, insieme ad altri tre proprietari, fu convocato al Comune di Rodigo per concorrere alla carica di Primo Deputato all’Estimo per l’anno 1801. La riforma amministrativa del 1784 aveva introdotto un Sindaco elettivo, aiutato da Estimati, o Consiglieri. Nievo nel 1800 fu eletto Primo Deputato all’Estimo, ottenendo 19 voti, 1 in più del Conte Arrivabene.

La prima questione da risolvere era questa: aveva diritto o no Antonio Vivaldini a pretendere, in virtù di una antica consuetudine, un pedaggio sopra la Seriola Marchionale, il piccolo corso d’acqua che traversa Rodigo? La Comunità di Rodigo a suo tempo aveva avvertito la Municipalità di Mantova che Antonio Vivaldini voleva distruggere un ponte di sua proprietà sulla Seriola Marchionale: questo gli era stato proibito, ma il Vivaldini non si arrendeva.

Giovanni Battista Nievo, neo Primo Deputato all’Estimo, stabilì che il Vivaldini non godeva d’alcun diritto di servitù sulla Seriola Marchionale [6] e il caso venne chiuso.

Fausta Samaritani

 

Testo scritto per Ippolito Nievo online e di cui sono vietate la riproduzione, la sintesi automatica, la traduzione

13 settembre 2001

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[1] Fulvia che sposò nel 1769 Francesco Calabria, Francesco, Maria Teresa che sposò Antonio Roveri, Giovanni Battista che sposò il 3 sett. 1771 Marianna Carioni (figlio: Alessandro) Maria Francesca maritata Pozzanelli, Angela che sposò in 1° nozze G. B. Mochen e in 2° Giuseppe Mainoldi, Giulia che sposò Francesco Tomaselli.

[2] Francesco Nievo (Rodigo 13 maggio 1754 - 23 dic. 1781) La lapide in memoria, nel chiostro di San Barnaba a Mantova, portava questa iscrizione: Francisco Nievo Leopoldi Filio Patricio Vicentino. Io Baptista frater moerens. Vixit annos XXVII m. VII d. X Obit die XXIII m. Dec. anno R. Sal. MDCCLXXXI” vedi: Giacomo Ferretto Iscrizioni sacre e profane, parte I, 1810, f. 176. Biblioteca Museo Civico Padova B. P 1-992. La lapide fu rimossa, forse negli anni Venti, per pavimentare con altre lapidi il ballatoio esterno che gira intorno alla cupola. Scomparve forse nella stessa occasione anche la lapide in memoria di Giulio Romano.

[3] Archivio St. Mantova, Notaio Giorgio Pittori, b. 7298.

[4] Fondazione Ippolito Nievo. Informazione di Gio. Batta e di Francesco Nievo. s.d.

[5] Archivio St. Mantova, Notaio Gian Francesco Righelli, b. 8017.

[6] Archivio St. Mantova, Municipalità di Mantova, b. 38.