La famiglia Nievo

a Fossato e a Mantova

di Fausta Samaritani

II nome Fossato deriva dalle fosse lungo il Mincio, scavate per bonificare gli stagni provocati dal Solfero e dall’Osone. In queste terre i Benedettini di Goito nel secolo XII edificarono fattorie modello, in forma di chiostro recintato da mura, con cascinali, porticati, stalle, cortili, cantine, aie, fienili, pozzi, porcili. Visti dall’esterno potevano sembrare piccoli paesi fortificati, con gli edifici di mattoni rossi addossati alle mura perimetrali e un’aia comune al centro. Questi rustici da convento sono tipici della campagna mantovana. Accanto alle fattorie i Benedettini costruirono oratori, con annesso Camposanto.

 

Nel 1708 moriva a Padova l’ultimo duca Gonzaga. Rodigo perse il nome e le prerogative di sede ducale. I suoi Deputati mandarono ad un avvocato di Mantova due nedrazi, o grosse oche, chiedendo lumi sul da farsi. Cominciò allora la demolizione delle fortezze degli odiati Gonzaga: l’imponente Castello, al centro del paese, che con le sette torri merlate somigliava alla fortezza di Sabbioneta, e il Castelletto a Fossato. Rimase in piedi una torre, a futura memoria. Una teoria di carri trasportò a Mantova milioni di mattoni. I grandi feudi dei Gonzaga furono spezzettati e venduti. Ne approfittarono i contadini nullatenenti e i piccoli proprietari.

 

Tradizione e documentazione attestano la famiglia Nievo presente nel Vicentino dal XIV secolo, dopo un soggiorno nel Veronese alla fine del XII secolo. Bartolomeo (o Bartolamio) Nievo, figlio naturale del conte Giovanni Nievo (nato nel 1612) e di Madonna Anzola, era nato a Vicenza e ivi era stato battezzato il 13 giugno 1637. Aveva una sorella, Sulplicia, nata dal matrimonio di suo padre con Felicita Lazzari. Giovanni diede il suo cognome a Bartolameo al momento del battesimo, ma non confermò in sede civile il riconoscimento. Alla morte del conte Nievo, Bartolameo fu privato della eredità. Bartolomeo sposò a Vicenza il 17 novembre 1659 Francesca Basilio.

 

Profughi dal Vicentino i fratelli Nievo, figli di Bartolomeo, in cerca di un angolo di terra per vivere in pace approdarono all’inizio del Settecento nel mantovano, a Ceresara prima e poi a Rodigo. Il 24 maggio 1714 acquistarono a Rodigo, dall’Episcopato di Mantova, un frammento di uno dei tanti feudi già dei Gonzaga. (Arch. Stato Mantova Notaio Gian Francesco Gobboli). Giacomo e Giovanni Nievo non sembrano più presenti nel mantovano dopo il 1723. Tommaso Nievo nel 1726 risulta abate.

 

A Fossato di Rodigo restarono Luigi Francesco e Nicola Nievo che con graduali acquisti ingrandirono le loro proprietà agrico1e. Nicola, nato a Vicenza il 24 febbraio 1676, dalla prima moglie Angela Saveria aveva avuto Leopoldo, nato a Montorio di Verona l’11 marzo 1708 e dalla seconda moglie Marta Prondaglia due figlie: Maddalena e Maria. Nel 1738 per la prima volta compare in un atto notarile il nome di Leopoldo Nievo, figlio di Nicola, associato al padre nell’acquisto di una terra di proprietà di Domenico Bresciani. Leopoldo sposò Delia Legati, morta a Rodigo nel 1744 e poi Maria Tomaselli, morta a Rodigo nel 1768.

II 13 maggio 1732 Nicola e Leopoldo Gnevo chiesero la cittadinanza mantovana, dichiarando di essere vicentini, ma residenti nello Stato Mantovano da quindici anni, prima a Ceresara e poi a Rodigo, dediti al commercio delle carni e a tutti noti come uomini da bene. La trascrizione errata del nome dipende dal fatto che padre e figlio erano analfabeti. Nei successivi ventidue anni, Leopoldo creò la fortuna della casa Nievo.


II 6 aprile 1747 Nicola Nievo fece il suo primo testamento segreto (Arch. Stato Mantova, Notaio Girolamo Bonatti, b. 2558) che è rimasto sigillato fino a maggio 1999, quando è stato aperto su richiesta di chi scrive. Dichiarava di essere nato a Vicenza, nello Stato Veneto, di avere circa 75 anni e di abitare da oltre trenta anni a Fossato di Rodigo, nella cui chiesa parrocchiale desiderava essere sepolto. Ad ognuna delle figlie, Maddalena e Maria, avute dalla moglie Marta, sposate e alle quali aveva già dato la dote, Nicola lasciava 100 scudi di Mantova, a patto che non chiedessero nulla altro a suo figlio Leopoldo, suo erede designato.

 

Alla moglie Marta Prondaglia, che non era la madre di suo figlio Leopoldo, Nicola Nievo lasciava beni per 335 scudi, parte in mobili e parte nei piccoli fondi Falchetto e Ondina. In caso Marta decidesse di abbandonare la casa coniugale fino allora abitata e prevedendo quindi che la coabitazione con Leopoldo non sarebbe durata, Nicola Nievo le lasciava l’usufrutto di due piccoli stabili a Castellucchio, circondati da terreni arativi e chiamati Lodola e Colombarola, a patto che rimanesse vedova, onesta e casta. Nicola Nievo morì a Rodigo nel 1753.

 

II grande Feudo Fossato, di circa 330 biolche mantovane, in parte nel Comune di Rodigo e in parte in quello di Goito, comprendeva anche la Corte grande Fossato e la Corte Fornace, più piccola. Confinava con altre terre di Leopoldo Nievo. Era un frammento di un feudo ancora più vasto, concesso dal Marchese di Mantova Federico Gonzaga a suo fratello Ferrante, condottiero al servizio di Carlo V. Passato ai Gesuiti, Fossato fu rivenduto al marchese Camillo Capilupi, discendente da una antica famiglia nobile che ha dato lustro a Mantova con letterati e con ambasciatori. Per i diritti di primogenitura, il Feudo Fossato non poteva essere venduto, salvo speciale deroga. Nel 1751 moriva il marchese Ippolito Capilupi, noto per un poema eroico in ottava rima, dal titolo L’Affrica liberata, che era ispirato alle battaglie di Belisario contro i Vandali. II marchese Carlo Capilupi, che aveva ereditato dal padre Ippolito il Feudo Fossato ma anche un debito di 42.000 Lire mantovane, si trovava ulteriormente esposto per 48.000 Lire mantovane, al tasso del 6%. Decise di vendere il Feudo Fossato, trasferendo i diritti di primogenitura su metà del suo palazzo di Mantova e su altre terre che erano libere da vincoli ereditari. L’autorizzazione venne da Ferdinando Carlo Gonzaga, discendente in linea laterale dai Marchesi di Mantova.

 

Nel 1752 Leopoldo Nievo affrancò il secondo debito di 48.000 lire, in nome del marchese Capilupi, ma con il patto di acquistare il Feudo Fossato, il cui prezzo era stato concordato in 110.000 Lire di Mantova. Nell’atto, stipulato a Mantova il primo giugno 1756 dal notaio Pietro Cavalieri (b. 3142 bis), la Corte Fossato era definita in questi termini:

 

Pezza di terra cortiva (con corte), prativa (con prati), e casamentiva (con caseggiati), con casa sopra murata, coppata e solerata (con tetto e solaio), che consiste in andito, camere inferiori, e superiori, pozzo, e forno, stalla da bovi con portico davanti, fenile sopra, e tinazzara (deposito di tini), con cantina dietrovia, e camerelle per rustici, con porcile, qual fabrica si ritrova tutta in pessimo stato, in quanto caduta, e parte cadente, incapace d’essere riparata, ma bensì necessitosa d’essere atterrata, e rifabricata di nuovo.

 

 

Un angolo del tinello di villa Nievo a Fossato di Rodigo

Leopoldo Nievo acquistò altri terreni, oppure li ottenne in enfiteusi. II 19 novembre 1756 comprò da Gabriele Morelli la terra chiamata Bosco, di cinque biolche, posta nella Contrada Mirandola (Arch. Stato Mantova, Notaio Antonio Maria Maffei, b. 5696 bis). Dichiarato dal venditore libero da vincoli, il fondo si rivelò invece concesso in enfiteusi dal Seminario di Mantova. Il 18 novembre 1757 Leopoldo Nievo concluse con il conte Filippo Casali l’acquisto della Camignana. II prezzo pattuito, 500 doppie da Lire 60 ciascuna, sarebbe stato pagato in due fasi: una metà all’ottava di Pasqua e l’altra a San Martino (Arch. Stato Mantova, Notaio Angelo Maria Prudenzi, b. 7500 bis).

 

“Siete mai state alle Colombare di Camignana?” _ domandò il vecchio bifolco guardandosi nel palmo della mano.

Con queste parole inizia la novella campagnuola L’Avvocatino di Ippolito Nievo. La Camignana, quando Nievo scriveva, faceva ancora parte del patrimonio della sua famiglia.

Facciata di Palazzo Nievo a Mantova, oggi Angeli-Duodo

 

11 24 maggio 1760 Leopoldo Nievo acquistò dal conte Claudio Arrivabene un palazzo a Mantova in Contrada Corta, con cortile spartito in quattro, con stalla e fienile, rimessa e viridarium, cioè giardino, al prezzo di 89.000 Lire mantovane (Arch. Stato Mantova, Notaio Silvio Pittori, b. 7286). Consegnò al venditore un anticipo di 9.000 Lire e s’impegnò a pagarne 18.000 ai Fratelli Bettinelli, creditori del conte Arrivabene, in due rate: la prima a San Martino del 1762 e la seconda a San Martino del 1763. Era il periodo dell’anno in cui, a raccolto venduto, i contadini avevano la possibilità di saldare i loro debiti. Altre 12.000 Lire erano un capitale anticrastico, spettante ad Antonio e a Teresa Costa, che Leopoldo Nievo avrebbe restituito a none del conte Arrivabene. Anche il resto della somma pattuita per acquistare il palazzo era costituito da debiti del conte che Nievo s’impegnava a pagare. A garanzia degli onerosi impegni assunti, l’acquirente vincolò tre pezze di terra, per 88 complessive biolche, e due case coloniche di sua proprietà. In tutti gli atti di acquisto Leopoldo Nievo firmava con una croce, assistito da testimoni che garantivano l’autenticità del suo segno. Leopoldo morì nel 1764, prima di aver estinto i suoi debiti. Lasciava una pesante eredità ai due figli maschi, Giovanni Battista e Francesco, ancora minori di età e sotto tutela della madre.

Fausta Samaritani

1 agosto 2001

Foto di Fausta Samaritani

 

Ippolito Nievo online. Ippolito Nievo online