Testamenti della famiglia Nievo

La famiglia Nievo, mantovana

Eredità dei Nievo

di Fausta Samaritani

 

Secondo le volontà testamentarie di Giovanni Battista Nievo, a suo nipote Antonio erano destinate una metà della Villa Nievo a Fossato di Rodigo, con la Corte e una parte dei terreni agricoli circostanti e una metà del Palazzo Nievo a Mantova. La seconda metà della villa e del palazzo Antonio Nievo la ereditò nel 1843, da suo padre Alessandro. Negli anni in cui Ippolito si mescolava ai villici di Rodigo e scriveva il Novelliere campagnolo suo padre era dunque proprietario della casa.

 

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Genealogia dei Nievo, disegnata nel 1970, con aggiunte a matita (Fondazione Ippolito Nievo)

 

Antonio Nievo, padre di Ippolito

 

Villa e terreni a Fossato sono stati venduti nel 1921 da Adele Nievo e da suo fratello Antonio alla famiglia Cremona, che ancora vi abita. Dalla cucina fu tolto l’immenso camino antico di marmo rosa di Verona, con i montanti terminanti in zampa di leone, trasferito a Palazzo Nievo di Mantova, oggi Angeli-Duodo, dove si trova ancora oggi. Nello stile somiglia ai camini del Palazzo Ducale di Mantova. Sul focolare scempio a Fossato rimase un girarrosto ottocentesco, con un meccanismo a carica: oggetto magico, evocatore di storie nieviane.

 

 

 

I fratelli di Ippolito Carlo e Alessandro. Ippolito jr, figlio di Alessandro

 

Esistono ancora oggi a Fossato alcuni mobili dell’Ottocento, appartenuti alla famiglia Nievo: un tavolo da pranzo tondo in noce d’area veneta, stile Carlo X, epoca 1825-30, con due sedie residue, schienale a rosetta e spighe laterali; due consoles in noce, stesso stile ed epoca; due angoliere in noce massiccio, lombarde, epoca primi anni dell’Ottocento; sei sedie impagliate, in noce e con spalliera a cuore, di etá romantica.

 

E’ verosimile che i mobili veneti facessero parte di un lotto, arrivato a Rodigo dopo le nozze di Antonio Nievo con Adele Marin. Sappiamo che la famiglia Nievo in quella occasione acquistò i mobili occorrenti alla nascente famiglia. La credenza originale primi dell’Ottocento, che si trovava nel tinello, è stata sostituita in epoca recente con un’altra più piccola, con il risultato di compromettere il coordinamento del mobile con l’affresco.

 

Alcuni anni or sono un parente dei Cremona aprì a Mantova un ristorante, dove ancora oggi si vedono, utilizzate come servantes, la massiccia biblioteca in noce che era a Fossato nella camera di Ippolito e la credenza del tinello. La biblioteca di Ippolito è un mobile dalla linea semplice, con i due corpi laterali uniti da un elemento centrale che termina con un arco festonato che dà l’idea di una tenda. Dalla forma si presume che fosse posta davanti alla finestra della stanza delle Menadi, al primo piano della Villa di Fossato. Forse fu disegnata da Giuseppe Canella, autore degli affreschi. La relativa scrivania è probabilmente quella che oggi si vede a Fossato, in un angolo della cucina, luogo nieviano magico, evocatore di storie del passato.

 

La finestra della stanza delle Menadi si apre su un balcone ed è orientata a levante. Seduto dietro la scrivania Ippolito poteva vedere il sorgere della luna piena. Scrisse da Fossato a Matilde Ferrari:

 

Intanto ringrazio il cielo che star qui al tavolino vedo una bellissima luna.

 

Fausta Samaritani

 

Vedi anche: Testamento di Giovanni Battista Nievo

1 agosto 2001

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