Varianti poetiche
sul tema"Domeneddio"
Ippolito Nievo online
di Fausta Samaritani
La
rivista milanese illustrata "LUomo di Pietra" pubblicava il
7 gennaio 1860 una poesia dal titolo "LUltimatum di Domeneddio".
Era firmata "Todero", pseudonimo dietro il quale, per sua stessa ammissione,
si nascondeva Ippolito Nievo. I versi erano accompagnati dalla nota: "Questa
poesia da vero Todero brontolon era scritta prima delle ultime notizie".
Giornali e gazzette in quei giorni davano gran rilievo al definitivo tramonto
del Congresso di Parigi, annunciato mesi prima e diventato ormai inutile, perché
i nuovi equilibri tra le potenze europee, dopo larmistizio di Villafranca,
erano già stati decisi per via diplomatica e senza bisogno di un congresso
formale. Ma la rinuncia a Venezia e a Roma era avvertita dagli italiani come
una ferita bruciante.
A Milano arrivavano, a
migliaia, gli esuli veneti e friulani che avevano bisogno urgente di una casa
e di un lavoro. Per raccogliere in fretta fondi per una prima accoglienza, furono
organizzate feste danzanti e spettacoli teatrali in beneficenza. Nievo si mostrava
sensibile ai problemi di questi rifugiati politici, in mezzo ai quali contava
amici e conoscenti; ma più di tutto soffriva per la forzata inerzia,
dopo quei due mesi di guerra vittoriosa che avrebbe portato ben altri frutti,
se Napoleone III avesse scelto di continuarla fino alla liberazione di Venezia.
Ippolito Nievo era una firma, tra i giornalisti che collaboravano ai giornali
veneti e lombardi: un suo intervento sotto pseudonimo era ben riconoscibile
per gli addetti ai lavori; una sua poesia politica rischiava di avere maggior
impatto di un articolo di fondo, scritto da un giornalista di professione. Il
ricordo di Garibaldi che, nella notte tra il 27 e il 28 dicembre si era alzato
dal letto e da casa Maggi, affacciato al balcone dellappartamento dei
conti Raimondi aveva parlato alla folla plaudente, era troppo vivo e recente
perché i milanesi non si accorgessero che nella poesia di Nievo "LUltimatum
di Domeneddio" la figura del "Giove-Domeneddio" era ispirata
a Garibaldi. Con quei versi di Nievo, forse ha riso tutta Milano.
Alla vigilia della partenza da Quarto, Ippolito Nievo consegnò alleditore
Agnelli il taccuino_o librattolo, come laveva chiamato_contenente
le poesie degli Amori
Garibaldini, scritte durante la breve guerra del 59 e nei mesi
immediatamente successivi. Pregò lamico Cesare Cologna di seguirne
la stampa e la distribuzione. Tra le poesie, cera "LUltimatum
di Domeneddio", ma con alcune varianti apportate dopo la prima edizione
sull"Uomo di Pietra". Nessunaltra poesia del taccuino
era stata data alle stampe, prima della edizione Agnelli 1860 degli Amori
Garibaldini. La critica ha finora ignorato la prima stesura de "LUltimatum
di Domeneddio". Le differenze non sono poche: in particolare manca nella
seconda versione la parola Milano, quindi quel riferimento, quasi epidermico,
a Garibaldi.
Il testo completo è sui CD-ROM numero 1 e numero 3
Mancano nelledizione Agnelli i sei versi in cui si accenna alla tirannide dei forti e dei congressi. Curiosa è la sostituzione di Padre Giove con barba-Giove. In friulano la parola "barba" significa "anziano, vecchio". Manca anche laccenno all"oro" e alla "lancia" messi in mano ai francesi, sostituiti dalle parole "altri arnesi" e "scopa", più indeterminati, casalinghi e vaghi. Resta invece nelledizione Agnelli limmagine forte dellasino attaccato al chiodo, che nei proverbi antichi ha il significato di "addormentarsi serenamente". Non per questo la poesia perde la sua carica di messaggio politico chiaro e a tutto tondo. Curioso è il finale col cioccolatte, variante settecentesca della parola "cioccolata". I patrizi e i ricchi borghesi veneziani ne bevevano una tazza la mattina, al risveglio. La seconda versione dellUltimatum sidentifica meno marcatamente con il preciso momento politico in cui la poesia fu concepita. Per la sua destinazione ad una rivista illustrata, come "LUomo di Pietra", che in quel periodo usciva tre volte la settimana; per laderenza a temi politici scottanti e dibattuti, questa poesia potrebbe essere compresa sia tra gli scritti politici, sia tra quelli giornalistici di Nievo.
Fausta Samaritani
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