Nievo

nelle Memorie di Cletto Arrighi

Giovedì, 10 marzo [1859], mezzogiorno Stamattina prima dell’alba stavo sotto le coltri dormendo saporitamente, quando fu suonato il campanello, che mi fece balzar a sedere sul letto.

Un pensiero funesto mi attraversò la fantasia. Fossero loro! Stetti perplesso un istante prima di accendere, ma un secondo colpo più atroce del primo mi condusse all’uscio.

Foto di Ippolito Nievo

Con queste frasi Carlo Righetti, in arte Cletto Arrighi, inizia un capitolo del racconto autobiografico Memorie di un ex-repubblicano, pubblicato a puntate come Appendice alla rivista "Cronaca Grigia", da lui stesso diretta. Il capitolo, apparso sul numero del 28 maggio 1867, continua:

Il testo completo è sui CD-ROM numero 1 e numero 3

 

Teglio: La casa dove visse e morì Augusto Marin, zio materno di Ippolito Nievo

L’articolo di Nievo I giuochi di borsa fu pubblicato sull’ "Uomo di Pietra" del 19 marzo 1859, firmato con lo pseudonimo "Todero". In questa pagina ironica Nievo bolla come disonesto l’uomo egoista e venale, disposto per quieto vivere a digerire le peggiori speculazioni.
Due parole, per spiegare la frase di Nievo: Arrivo da Padova con una comitiva di giovani.
In tutto il Veneto, da alcuni anni fiorivano i "Comitati" che erano associazioni segrete ma non di stampo mazziniano. Il più importante era quello di Padova, al quale appartenevano molti studenti universitari. Lo guidava il celebre dottor Ferdinando Coletti. A maggio1855 Nievo aveva scritto a Govanni Di Castro, pregandolo di pubblicare su "Il Caffè" un Manifesto del dottor Coletti. Per averne un parere illuminato, aveva mandato a Coletti una selezione di versi che aveva in animo di pubblicare. Coletti aveva risposto a Nievo: Se voi mi chiedeste il mio consiglio di stampare o meno questi vostri versi io vi rimetterei alla censura che questa volta almeno provvidamente ve ne farebbe divieto. Io vi parlo francamente e credo non poter meglio ricambiare la confidenza che mi avete mostrato. Sento che da voi si attende molto più di quello che sareste ora in procinto di dare. Questa previsione lusinghiera che già vi precede nel pubblico arringo è cosa preziosa, ma sì anche fatale. Fatela attendere e non ci perderà nessuno — né voi né essa. Coletti credeva alla futura fama di Nievo e forse lo invitava a dare il meglio di sé in un esercizio letterario diverso dalla poesia. Lo giudicava più dotato come romanziere? Ma nelle parole di Coletti potremmo anche leggere un messaggio in codice: cioè la previsione di un futuro destino "politico", per il giovane Nievo. Per quale motivo nel 1855 lo avrebbe invitato ad "aspettare"? Era Nievo che doveva ancora maturare come autore, oppure era la situazione politica che doveva evolversi, per cui in quel momento era preferibile non esporsi? Esporsi per pochi versi, ne valeva la pena?

In vista dell’entrata in guerra del Piemonte contro l’Austria, nei primi mesi del 1859 molti giovani lasciavano il Lombardo-Veneto per entrare segretamente in Piemonte, attraverso la Svizzera. Carlo Righetti quella notte capì al volo chi erano quei giovani che venivano da Padova, chi li mandava e dove erano diretti. Nievo passò la frontiera pochi giorni più tardi, grazie all’aiuto di un farmacista di Como. Traversò le Alpi e scese a Torino, dove si ricongiunse coi fratelli Carlo e Alessandro e si arruolò volontario, come guida dei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi.

Fausta Samaritani

Vedi anche: Cletto Arrighi La canaglia felice

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