Calatafimi
nei ricordi di Romeo Bozzetti
Il
3 maggio 1860 Romeo Bozzetti ricevette a Milano questo telegramma urgente: "Mandate
subito merce e salutate Pirinoli". Era l’atteso messaggio cifrato che significava:
"Raggiungetemi a Genova, insieme a tutti i volontari che potrete raccogliere.
Garibaldi". Bozzetti il 5 maggio partì da Milano in treno, insieme con
una settantina di volontari garibaldini fra i quali Ippolito Nievo, e in serata
arrivò Genova. Nelle prime ore del 6 maggio i Mille dallo scoglio di
Quarto salirono a bordo del "Piemonte" o del "Lombardo. L’11 maggio sbarcarono
a Marsala.
Quarant’anni dopo Romeo Bozzetti, generale in pensione, viveva nella quiete
della campagna, insieme ai suoi quattro figli ormai adulti. Col pensiero tornava
sempre a quella lontana stagione che aveva visto i garibaldini protagonisti
assoluti della vittoriosa campagna nel Sud d’Italia. Ricordava i particolari
della fortunata marcia da Marsala a Palermo e della battaglia a Calatafimi.
In gioventù, Romeo Bozzetti era stato insegnante di francese e di matematica
e giornalista; ma dopo l’avventura con Garibaldi aveva optato per la carriera
militare nell’Esercito. Avrebbe potuto scrivere le sue memorie, ma non lo fece.
Per non lasciar cadere nell’oblio completo i ricordi di suo padre, Stefano Bozzetti
li trascrisse, con l’intenzione di pubblicarli. In piccola parte li utilizzò
per una conferenza che tenne il 17 maggio 1933 all’Istituto Fascista di Cultura,
conferenza che fu stenografata e pubblicata lo stesso anno, dalla Tipografia
G. Colombani d’Alessandria.
Per Romeo Bozzetti, la famosa frase di Garibaldi: "Bixio, qui o si fa l’Italia
o si muore", era stata pronunciata con parole completamente diverse. Ecco come
Stefano Bozzetti, basandosi sul racconto fatto a suo tempo da suo padre Romeo,
descrisse l’episodio:
Nel punto critico della battaglia, avveratosi allultimo scaglione, voi sapete che avvenne il famoso episodio della bandiera di cui non parlo perché troppo noto. La situazione per lesaurimento dei volontari appare criticissima; allora avviene quel famoso dialogo che io vi riporterò con una versione nuova. Nino Bixio che la storia ha definito il secondo dei Mille, per cui la paura era un assurdo, il Veterano del 49 allassedio di Roma, e del 59, Bixio era la temerarietà in persona, ha pensato: "Non è possibile vincere questa battaglia". E si presenta a Garibaldi, si azzarda, forte del suo passato, e si azzarda, dico, a dire a Garibaldi queste parole: "Generale, qui bisogna pensare ad una ritirata". Gli occhi di Garibaldi mandarono lampi, perché più di tutti, egli comprendeva le conseguenze di tali parole. Altri storici hanno detto ciò che Garibaldi ha risposto. Quello che vi posso dire io, invece, è la testimonianza di uno dei Mille [di Romeo Bozzetti] che si trovava in prima linea a pochi metri dal colloquio e che aveva contato che intorno vi erano solo 44 volontari. Alle parole di Bixio Garibaldi rispose con voce vibrante, rivolgendosi alla sua linea di combattenti colla frase incitatrice: "Avanti, avanti la vittoria è nostra!" e detto questo pur a distanza di pochi metri dal nemico, e quasi a dimostrare la sua incrollabile certezza, strofinò uno zolfanello e accese il mozzicone di sigaro che aveva in bocca. La influenza morale di questo ordine che Garibaldi aveva pronunciato ad alta voce ebbe la virtù di trasformare quegli uomini stanchi in catapulte irresistibili; noi assistiamo allultimo attacco decisivo che fu concluso nella presa dei due cannoni e in cui molti volontari caddero morti, determinando però lo sbandamento delle truppe borboniche, che più non ressero e si diedero alla fuga.
Nellarchivio della famiglia Bozzetti si conserva una memoria manoscritta di Stefano Bozzetti, in cui si legge tra laltro:
Attesto che il racconto
in tale punto fu sempre assolutamente preciso e categorico, poiché alla
frase mio padre dava un valore grandissimo, come chiave di volta della vittoria;
egli nel riportarla rifaceva sempre anche il timbro e lespressione della
voce di Garibaldi, generando in chi lascoltava grande emozione; commozione
che prendeva del resto lo stesso narratore, che dopo la frase rimaneva qualche
istante in silenzio.
La sorella di Sirio
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