Dalle Lucciole a
San Martino
Ippolito Nievo online
Come ha dimostrato Dante Isella_e come Arnaldo Di Benedetto ricorda nel libro "Ippolito Nievo e altro Ottocento", edito nel 1996_Carducci conosceva e apprezzava la poesia di Nievo. La sua lirica "San Martino", compresa nelle "Rime nuove", porta la data 8 dicembre1883, lo stesso anno in cui Raffaello Barbiera pubblicava una raccolta di poesie scelte di Nievo, in cui erano comprese le due lucciole che qui ripubblichiamo. E fuor di dubbio, per Dante Isella, la derivazione di "San Martino" dai versi anacreontici di queste due odi pubblicate, insieme ad altre ventitré poesie, nel canzoniere "Le Lucciole" di Nievo edito del 1858, sotto un comune titolo: "Gli amori in servitù".
Da Gli amori in servitù
VII
Quando
dai poggi ameni
Laura autunnal respiro
Tutti ne vanno in giro
Ridendo i miei pensier.
Il paesello è assiso
Sopra unombrosa china;
Lo guarda ogni collina
In atto lusinghier.
Al rosseggiar del vespro
Cinguetta il passeraio,
Lartigianello gaio
Canta nel suo camin;
E noi, qual fosse appunto
Pupillo nostro il mondo,
Sediam in piazza a tondo
Librandogli il destin.
XIII
(Il tramonto)
Già un vasto
mar di nebbie
E dombra il pian sommerge,
Donde il pennon saderge
Di qualche fumaiuol.
Lombra per colli e monti
Inerpicando sale;
Par che lestremo vale
Mandi alla terra il sol,
E lultimo suo raggio
Perdendosi sublime
Sulle nevose cime
Cerca il natio candor.
Tal nel morire a unalta
Speme sorgendo io pure,
Racquisterò le pure
Soavità damor!
Ippolito Nievo
Da Rime nuove
LVIII
San Martino
La nebbia aglirti
colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de tini
Va laspro odor de i vini
Lanime a rallegrar.
Gira su ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Sulluscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi duccelli neri,
Comesuli pensieri,
Nel vespero migrar.
Giosuè Carducci
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