Poesie di Ippolito Nievo

[...] Per venire alle cose buone vi nominerò gli Amori Garibaldini. Anche questo è un titolo curioso, e, se vogliamo, un po' sbagliato. Questo libro singolare di Ippolito Nievo doveva intitolarsi in singolare: Amore Garibaldino. Il punto di partenza è questo· ve lo dirò coi versi dell'autore stesso, ché non si potrebbe meglio:

Amore Garibaldino

Poiché fu, per sua colpa o del destino,

Screditato l’Amor senza riparo,

Pensò vestirsi da Garibaldino

Colla lusinga che l’avesse caro.

Smessa prima la benda, il Dio bambino

Sempre leggier di testa e di danaro,

Gettò anche l’ali, prese armi e violino,

E fu così soldato e campanaro.

            Se le canzoni sue sono gradite,

Certo godrà che il piglio soldatesco

Abbia le idee d’amor ringiovanite;

            Ma se guardate fossero in cagnesco,

Lo udrete dire: “Deh mi compatite,

Almen perché ammazzai qualche Tedesco!”.

Non è graziosa l'idea del nostro Nievo? Se tutti i giovani passano il Ticino, come un anno fa (Poesie di Ippolito Nievo13), o vanno in Sicilia, come adesso (14), che resta a fare all'Amore, o come si diceva una volta, al Dio Cupido? Si faccia garibaldino anche lui; e poi racconti le sue avventure! Con quest'idea, il nostro Nievo c'infilza una settantina di poesie in tutti i metri, in tutti i toni, di tutte le misure, di tutti i generi, e brutte e mediocri e belle, dal giorno in cui passa il Ticino, fino alla pace di Villafranca, fino alla cessione di Nizza, alzando un inno alla patria, raccontando le battaglie, burlando il generale Urban (15), e non dimenticando le avventure amorose, né_che Dio gli perdoni!_il furto di qualche pollo. Quando il poeta credeva di aver finito, e Amore riprendeva la faretra· ecco all'erta sta dalla Sicilia · Poesia settantesima prima: Partendo per la Sicilia, otto linee di puntini, e un punto interrogativo. Nievo ha ripreso il fucile, Dio lo salvi per riprendere la lira!

Sorcio

Nella primavera del 1859 spiravano venti di guerra. Ippolito Nievo emigrò di nascosto a Torino, per arruolarsi come volontario fra le Guide dei Cacciatori delle Alpi. Acquistò una cavallina che si chiamava Bigia e che morì alla fine della guerra, per gli strapazzi subiti. Acquistò anche un taccuino, o "librattolo" come lo chiamò, e nel corso della guerra del 1859 lo riempì di poesie. Una la dedicò alla sua "dolce" Bigia.

Dopo la Convenzione di Villafranca, Ippolito Nievo elaborò e completò quasi tutte quelle poesie, per darle alle stampe. L'ultima, intitolata "Partendo per la Sicilia", con quella fila interminabile di puntini terminanti con un punto interrogativo, attestava l'angosciosa incognita per la nuova, straordinaria avventura con i Mille di Garibaldi. Otto poesie rimasero escluse da questa edizione.
Nievo partì dunque da Quarto, senza avere trovato il tempo per correggere le bozze: per questo l'edizione degli "Amori Garibaldini", stampata a Milano dall'editore Agnelli, contiene non pochi refusi.
A giugno 1860 Ippolito Nievo ricevette a Palermo alcune copie del suo libro e il 24 scrisse alla madre: "Nella mia qualità di eroe ho il diritto di essere un po' bestia: hai letto gli "Amori Garibaldini"? Se bestia non sono, hanno fatto il possibile di mostrarmi tale con tanti errori di stampa".
Regalò una copia a Benedetto Cairoli, costretto a letto per una gamba gravemente ferita durante il combattimento per la presa di Palermo, e accompagnò il dono con un biglietto che iniziava: "Il libretto è pieno d'orrori tipografici_ sto correggendoli per non aggiungere ai tuoi mali quest'altro non lieve di legger cose prive di senso comune".
Perduto il manoscritto per il bombardamento di Milano del 1943, perduta anche la copia stampata, in cui Nievo aveva segnato le correzioni, una edizione completa, curata sul testo originale, oggi è impossibile.
La recensione firmata "Sorcio", pseudonimo che nasconde un critico letterario allora famoso negli ambienti milanesi, è rimasta sconosciuta alla moderna critica. Fu pubblicata a luglio 1860 sulla rivista milanese "L'Uomo di Pietra", alla quale Ippolito Nievo collaborava sotto la maschera di vari pseudonimi, come "Todero", "Dulcamara", "Sabeo", "Arsenico", "SSSSS".
Nello stesso articolo, "Sorcio" citava o recensiva altri libri di autori contemporanei: "I primi passi al mal costume di far versi" di Giuseppe Avignone, "Divina Commedia in milanese" di Candiani, "Marsigliese degli italiani" di Giovanni Prati, "Al molto reverendo padre Lamorcière" di Arnaldo Fusinato che si nascondeva dietro lo pseudonimo "Fra Puntini" e "Gemme straniere" di Andrea Maffei.


Fausta Samaritani

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