Lettere e carteggi di Gabriele d'Annunzio (uno)

Carteggio d’Annunzio-Hérelle (1891-1931), a cura di Mario Cimini, Lanciano, Rocco Carabba, 2004, p. 780

La prima edizione del carteggio tra d’Annunzio e il suo primo e più importante traduttore in francese, Georges Hérelle _ scrittore, saggista, docente di filosofia in licei francesi _ fu curata nel 1946 da Guy Tosi. Arbitrariamente, egli ha tradotto in italiano le lettere scritte in francese da Hérelle, offrendo una versione scorretta e parziale di tutto il carteggio. Settanta lettere di d’Annunzio ad Hérelle, cioè un quinto del totale, sono state pubblicate nel 1993 da Maria Giovanna Sanjust che ha restituito la lezione originaria dei testi. Mario Cimini, che ha consultato tutti gli originali conservati nell’Archivio del Vittoriale (lettere di Hérelle) e alla Bibliothèque Municipale de Troyes (lettere di d’Annunzio), ricostruisce, rigorosamente per quanto è oggi possibile, l’integrità del rapporto epistolare, senza mai “tradire” il testo manoscritto. Georges Hérelle, traduttore anche di Matilde Serao, Antonio Fogazzaro e Grazia Deledda, nell’arco di venti anni ha reso in francese L’innocente, Il piacere, Trionfo della morte, Le vergini delle rocce, Sogno d’un mattino di primavera, La città morta, Sogno d’un tramonto d’autunno, Il fuoco, La Gioconda, La Gloria, La figlia di Iorio, Francesca da Rimini e una raccolta di poesie dannunziane. Egli ha magistralmente interpretato la strategia promozionale che d’Annunzio aveva ideato per diffondere la sua opera in Francia, dove il simbolismo aveva radici profonde.

Le lettere di d’Annunzio non sono un puro esercizio scrittorio, ma anche uno «strumento privilegiato, cui affidare una coerente strategia di supporto alla dimensione più propriamente creativa e sede elettiva per la definizione e la difesa della propria integrità di “artefice”.» Qui, ambizioso, si compiace per il suo genio precoce, per le sue mitiche allegorie; là, passionale, esprime ansia di perdizione, torbidi costumi e voglia di far scandalo: il racconto dettagliato dei sui ricordi e dei suoi umori è utile perché il raffinato traduttore interpreti il suo stile estetico ed esistenziale e lo trasferisca, in versi e in prosa, al pubblico francese. In difesa della purezza del suo stile, d’Annunzio riversa su Hérelle un diluvio di note minuziose, di dettagli e consigli “maniacali”, anche su un singolo termine: intransigente, da ultimo setaccia le traduzioni di Hérelle. Nella sua calcolata strategia di autore moderno rientra il gusto di giocare con la finzione, perché vuole conquistare il pubblico con un volo onirico, non con la realtà; ma deve fare i conti anche con gli editori che pretendono tagli delle parti più scabrose. Hérelle impari a “dannunzieggiare”, dimentichi il francese parlato, crei neologismi o scovi una cifra antiquaria, cerchi sempre il ritmo musicale nella frase: certe bizzarrie fonetiche alludono al mistero intuito dallo scrittore e lo rendono riconoscibile, anche in traduzione.

(f. s. 10/11/2005)

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Due grandi attrici, nella grande sirena, la città dei misteri e degli amori: due squisite artiste, e due grandi amatrici nella funzione scenica: Margherita e Sapho, passano col sorriso lieve su le labbra e gli occhi pensosi... La Réjane e la Duse, due glorie del teatro di posa, da troppo tempo ormai in riposo... (Da: "Scena Illustrata", 1 luglio 1913, p. 20)

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Francavilla, 14 nov. 94

Mio caro Giorgio,

ieri mattina vi spedii l’intero testo del Piacere, bene ordinato. Ho eseguito le trasposizioni di cui vi parlai ed ho resa più logica e più solida la struttura; ma forse non ho troppo abbondato in coupures. Certe scene (per esempio la Corsa, il Duello, nel primo libro) o bisogna conservarle intere o sopprimerle di netto. Togliere alcune particolarità è come impoverirle e renderle insipide; giacché, se hanno un “interesse”, hanno appunto quello che vien loro dalla realità e dalla esattezza della rappresentazione.

Ma ho sempre tenuto conto della piccola nota inviata dal Ganderax [editore francese di d’Annunzio], e ho soppresso i passi più scabrosi.

La scena della gorge de thé l’ho lasciata intatta, perché è necessaria. Probabilmente il Ganderax, vedendola nella traduzione, la lascerà passare. Altrimenti, ci sarà sempre tempo a modificarla.

Nella traduzione del capitolo delle Corse e di quello del Duello, bisognerebbe che voi prendeste qualche precisa informazione su alcune parole tecniche del turf e della salle d’armes. Questo non vi sarà difficile _ credo _ a Cherbourg.

Ed ora una fervida raccomandazione: _ Sperellizzatevi quanto più è possibile! Cercate di mettere nella traduzione la più sottile grazia e la più fiera eleganza della vostra lingua meravigliosa.

Debbo abbracciarvi per quel che ho visto degli Annali d’Anna. La traduzione qui è perfetta. Voi avete compreso profondamente lo spirito d’ingenuità primitiva e un poco antica, che anima questo semplice racconto. […]

Il vostro Gabriel

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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