Mito e fortuna di Francesco Petrarca

Ruolo e mito del Petrarca nelle lettere italiane, a cura di Fabio Cossutta, Lanciano, Rocco Carabba, 2006, p. 271

Ampia panoramica sulle ragioni della fortuna prima, della sfortuna poi del Petrarca _ un percorso lungo e accidentato che ha attraversato i secoli, alternando luci alle ombre _ questo libro rappresenta il risultato di un incontro/seminario che nel 2004, anno del VII centenario, si è svolto all’Università di Trieste, Dipartimento della Formazione e dell’Educazione, con la collaborazione di italianisti dell’Università di Pécs (Ungheria). I convenuti si sono interrogati su che cosa rappresenti, per il mondo contemporaneo, l’eredità della vena poetica di Petrarca, che ha segnato tutta la nostra letteratura, tra voci polemiche e improvvise riscoperte. Petrarca ha anche varcato le Alpi e influenzato le letterature europee. Altra domanda: che cosa hanno rappresentato Petrarca e il petrarchismo per la critica letteraria italiana, da Bembo a Leopardi, da De Sanctis a Ungaretti, fino ai contemporanei Anna Dolfi e Carlo Ossola? Estraiamo qualche brano dagli undici interventi. 

Giorgio Bàrberi Squarotti, La poesia del Petrarca: dalle ombre alla luce: «Il Sole, che è frequente emblema di Laura, di Dio, dei valori supremi del mondo, nel Triumphus Temporis muta radicalmente figurazione e significato, e proprio per questo, all’inizio del “capitolo” del poema petrarchista, è chiamato in causa a pronunciare un’orazione di tesa e suprema eloquenza, in sé, in assoluto, non rivolta né al mondo, né agli uomini, né a un qualsiasi e teorico interlocutore, ma, se mai, a Dio, non nominato tuttavia eppure presente, biblicamente, in tutto il Triumphus, in quanto ispiratore e anzi autore dell’opera sacra.»

Pietro Gibellini, Dal sonetto proemiale a seguire linee di intervento e tappe significative «Il Canzoniere di Francesco Petrarca è un “libro” organicamente costruito, e perciò è introdotto da una prefazione in forma di sonetto che, come ogni prefazione, è scritta (secondo una cronologia reale o ideale) dopo che è stata composta l’intiera opera da prefare.Il sonetto può perciò leggersi soprattutto in chiave di manifesto programmatico e bilancio consuntivo; formula una poetica e offre le chiavi interpretative non solo della sua vicenda d’amore (le “cose” raccontate) ma della propria poesia (discorso “meta-linguistico”.»

Fabio Cossutta, Pietro Bembo, o la riuscita di un’operazione “politicamente corretta”: «[…] i letterati umanisti, sia pur disputando ciceroniamente pro e contro, finivano poi per riconoscere la paritaria eccellenza di tutti e tre quei grandi del Trecento, ed il Bembo solo a un certo punto muta rotta e propende per una decisa potatura, vittima della quale rimane il povero Dante, nonostante le amorevoli cure prestategli a inizio secolo.»

Tiziana Piras, Petrarca nello Zibaldone di Leopardi: «Il giudizio di Leopardi su Petrarca cambia radicalmente dopo il lavoro d’interpretazione delle Rime (novembre 1825_ottobre 1826): da auctoritas della poesia, Petrarca diventa poeta dalla fama immeritata. […] I motivi che si ritiene abbiano più influito sulla variazione del giudizio sono essenzialmente due: il consolidarsi in Leopardi di una propria poetica che determina il lento distacco dai modelli fondanti dai quali aveva preso le mosse; lo studio interpretativo per l’edizione divulgativa delle Rime che sottrae al recanatese le illusioni dilettevoli create dall’aver vissuto quella poesia nell’intimità del proprio sentire.»

Elvio Guagnini, Sul Petrarca di De Sanctis: «Da Petrarca, il De Sanctis si sente lontano per vari ordini di ragioni: in primo luogo, per il suo particolare interesse per una scrittura realistica e densa, quale non gli appare certo quella di Petrarca; in secondo luogo, per la sua diffidenza verso i valori formali, verso l’artificio letterario; in terzo luogo, per la sua distanza psicologica dall’uomo.»

Altri interventi critici: Ugo Dotti, Il mondo moderno e Petrarca; Marzio Porro, Dante Laura la poesia: ancora sul sonetto 34; Luigi Tassoni, Scritture di scritture; Fulvio Senardi, Petrarca, icona polemica del Saba “civile”; Eszter Rónaky, Ungaretti critico di Petrarca, Beáta Tombi, La ricezione di Petrarca in Ungheria. Petrarca e Ady: dal cattivo gusto al sublime decadente.

(f. s. 11/6/2006)

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