Carducci e la letteratura italiana nelle scuole

Antologia letteraria di Giosue Carducci

“Letture del Risorgimento italiano”
L'antologia patriottica di Giosue Carducci
di Mariangela Lando

Carducci professore
Nel 1860 Giosue Carducci passava dall’insegnamento liceale alla cattedra universitaria, restando sempre molto legato alla scuola superiore che in quel periodo era solo classica.
L’ascesa di Carducci all’ateneo bolognese si deve all’iniziativa di Terenzio Mamiani, filosofo e intellettuale del Risorgimento, il quale all’epoca era ministro della Pubblica Istruzione.
Carducci durante la sua esperienza di professore universitario ebbe tra i suoi allievi letterati che poi seguirono le orme del loro maestro predecessore, pubblicando a loro volta preziose antologie e intraprendendo percorsi letterari, sia dipendenti dalle linee carducciane, ma anche ricchi di sperimentazioni e con registri linguistici più autonomi o completamente innovativi, come Pascoli. Tra gli altri allievi di Carducci richiamiamo alla memoria Alfredo Panzini, Severino Ferrari, Guido Mazzoni, Manara Valgimigli, Albano Corbelli, Dino Mantovani, per citarne alcuni.
Da ricordare anche lo stretto legame carducciano con Francesco De Sanctis, autore di una esemplare “Storia della letteratura italiana”, edita nel 1870; Carducci nutriva per De Sanctis un’ammirazione che lo portava spesso a coinvolgerlo in iniziative di onorificenza.
Il 28 maggio 1876 Carducci scrisse un’ampia relazione per il liceo di Sinigaglia e nell’ottobre dello stesso anno si occupò dei programmi e delle istruzioni per l’insegnamento dell’italiano nei ginnasi e nei licei, riferendo poi, qualche anno più tardi, la propria esperienza di commissario negli esami liceali.

Insegnamento patriottico
La scuola richiedeva cure accorte, metodiche, atte ad individuare sviluppi e percorsi di formazione decisivi per il futuro dei giovani.
Carducci iniziò a lavorare alacramente al progetto di un’antologia che rispecchiasse fedelmente le istanze patriottiche, riunite in un modello cronologico, storico e filosofico di una storia dell’Unità nazionale, considerata attraverso le voci degli stessi protagonisti. Il credo profondo verso l’efficacia educativa dello studio del Risorgimento portarono lo scrittore a non sviluppare una mera informazione storica, ma a pensare ad una scelta di passi, come narrazione storica fortemente connotata ideologicamente, per l’edificazione morale e per l’ammaestramento civile dei giovani.
I decenni dopo l’Unità rappresentarono un periodo storico caratterizzato da una considerevole apertura verso l’Europa ed era anche il periodo per Carducci della sua esposizione pubblica e dei discorsi politici e pubblici.
Adriano Lemmi, uomo fortemente laicista e amico di Carducci, chiese all’autore toscano di completare il volume come “Letture del Risorgimento” e di lì a poco lo scrittore portò a compimento l’opera di letture d’argomentazione patriottica. Lo scopo era quello di consegnare agli studenti delle scuole liceali la memoria del Risorgimento e quindi formare l’abito morale della dirigenza culturale ed economica della società futura, dei futuri ufficiali di complemento, chiamati a inquadrare la piccola borghesia. Nel 1885 per Zanichelli vengono pubblicate le “Letture del Risorgimento italiano”: Ernesto Masi, nella prefazione all’opera del 1896, confermava la volontà carducciana di un’opera destinata ai licei, agli Istituti tecnici, agli educandati femminili.
Il ministro Baccelli fece acquistare le copie dell’antologia, per farle diffondere nelle scuole. Carducci sedeva, in quegli anni, al primo Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.
Fin qui la storia e la cronologia degli eventi che portarono Carducci ad essere il primo fautore di un importante percorso iniziale di formazione e di vera e propria educazione nazionale.

Una storia della coscienza nazionale
Ma ci chiediamo se sia stato possibile per Carducci compilare, con questa antologia, una vera storia della letteratura, cioè una storia dei testi e delle loro caratteristiche formali, una storia della letteratura come “genere narrativo”. Volendo utilizzare un modello interpretativo, l’antologia “Letture del Risorgimento italiano” può essere annoverata come una storia della letteratura intesa come storia della coscienza nazionale, o dei tratti individualizzanti e identificativi di ogni singola comunità nazionale.
Questo è il modello principale che ha ispirato i maggiori autori di storie letterarie dell’Ottocento a scrivere le loro opere.

«Dietro a questo tipo di storie della letteratura esistono modelli filosofici molto precisi, c’è l’idea di una nazione, da concepire non soltanto come un insieme di strutture civili, di fondamenti culturali comuni, ma principalmente l’idea a cui si ispirano gran parte delle Storie della letteratura dell’Ottocento, cioè che esista hegelianamente uno spirito (un Geist) nazionale, una precisa e specifica individualità nazionale che sia identificabile e ricostruibile nella storia del passato e che abbia trovato espressione in tutte le forme di realizzazione e di rappresentazione di sé della nazione, e quindi anche nelle forme della rappresentazione letteraria e poetica.» (R. Ceserani, “Raccontare la letteratura”, Bollati Boringhieri, 1990).
Carducci in questo volume antologico propone la rottura dello schema ormai tradizionale e codificato che esamina nell’arco 1815-1870 la storia risorgimentale, il percorso del nostro riscatto nazionale: è proprio sull’origine del moto unitario in Italia che secondo Carducci esiste una certa fase storica di preparazione, di diffusione e fortificazione delle idee nazionali, prima sentite e scritte attraverso le voci dei protagonisti e poi trasmesse a tutto il popolo italiano, assolutamente da non trascurare ma determinanti per lo svolgersi della nostra storia nazionale.
La storia risorgimentale per Carducci inizia quindi molto prima: è una storiografia vista come una propria autobiografia spirituale.

Come narrare la nostra storia
È indubbio che il volume “Letture del Risorgimento italiano” presenti fondamentalmente passi tratti dai racconti storici: vi leggiamo un modo personale di Carducci di accostare i passi, cioè di narrare la storia.
Le letture storiche dell’antologia carducciana presentano due elementi di fondamentale approccio analitico: da un lato i passi degli autori che si fanno interpreti del pensiero carducciano, sono passi tratti da opere che vengono pubblicate cronologicamente, a partire dal 1759; dall’altra parte il contenuto letterario e filosofico degli stessi brani segue anch’esso una cronologia, ma che non sempre è logicamente consequenziale agli avvenimenti storici narrati.
Il volume è suddiviso dunque in una prima parte, in cui prevale la volontà di dare voce all’origine del moto unitario in Italia, cioè alla precisa e ferrea volontà carducciana di cementare quelle idee liberali e riformiste classificate dall’autore stesso come Storia delle idee.
Qui prendono la parola autori quali P. Giannone, P. Verri, C. Beccaria, G. Parini, G. Baretti, G. Filangeri, M. Pagano, V. Alfieri, L. Papi, V. Cuoco, A. Verri, M. Gioia, C. Botta, U. Foscolo,V. Monti, P. Giordani e C. Vacani: questo è il canone carducciano, già in qualche modo annunciato durante “I Discorsi parlamentari”, in cui Carducci proponeva ad esempio il 20 settembre come festività nazionale e citava tutto un canone di autori della “tradizione patria” che portavano a identificare il 20 settembre stesso come festa da consacrare laicamente, come festa nazionale: gli autori sono gli stessi che egli stava antologizzando, proprio in quel periodo, per “Letture del Risorgimento italiano”.
Vittorio Alfieri è, ad esempio, tra gli autori prediletti dal Carducci; nel volume “Discorsi letterari e storici” l’autore maremmano tratteggia una sua personale storia letteraria, magnificando la condotta dell’Alfieri e, in particolare, nel capitolo “Del rinnovamento letterario”, Carducci celebra Alfieri come nobile esempio di vita e di stile e come colui che meglio di altri seppe coniugare la necessità di ritemprare un popolo di una letteratura, alimentandola soprattutto di buon sangue antico e di passione:

La tragedia era allora il poema per eccellenza: era universale la forma in cui l’avevano foggiata i poeti di Luigi decimoquarto. […] E in quella tragedia legittima e regolare l’Alfieri con la forza nervosa di Dante ci mise dentro il contratto sociale, e con le unità di luogo e di tempo bandì la rivoluzione. […] Perocchè l’Alfieri, e dal teatro, e in rima e in prosa, andò sempre agitando su gli occhi dei suoi nazionali e dell’Europa la immagine, come improntata in un sudario, dell’Italia trista e dolente. Egli con l’intensa passione di Dante e del Petrarca se l’avea tratta dalle intime viscere del suo sentimento.

Anche Parini e Cesare Beccaria sono due autori apprezzati da Carducci, perché con i loro passi denunciavano il carattere della servitù, della mediocrità e delle barbarie, derivanti proprio dal decadimento delle belle lettere e belle arti in Italia, nel periodo precedente al Risorgimento.
«Un’accademia pertanto o una scuola massimamente di belle arti non dev’essere né un monopolio né una servitù». Il Parini si lamentava come non si conoscesse la buona eloquenza; dagli antichi si erano moltiplicate le scuole dell’umanità e della retorica, cattedre dell’Università e altre di antica istituzione. Parini denunciava l’estremo decadimento, quasi sempre in mano ai frati, cattedre dell’eloquenza che avevano introdotto il medesimo spirito corrotto, falso e fazioso.
Intensa quindi la polemica contro il clero e contro l’impossibilità per esempio dei frati di eloquire correttamente, onestamente e conseguentemente viene sottolineata, nei passi antologici di“Letture del Risorgimento italiano” la loro impossibilità a insegnare la buona eloquenza ai giovani e al popolo: opinioni chiaramente condivise da Carducci.

Filosofia e riformismo
La seconda parte del volume comprende sia la corposa narrazione delle battaglie che si erano susseguite dopo il 1800 (si va dalla battaglia di Malojaroslawetz, alle fasi finali della spedizione dei Mille), sia passi autobiografici di Autori che narrano la propria esperienza di guerra, di martirio, di condivisione verso ideali di unità nazionale, sia brani in cui emerge con forza e a più tinte, per esempio, la singolare personalità di Napoleone, scissa tra la sua abile astuzia diplomatica nel presentarsi in vesti differenti, a seconda dell’occasione, con una particolare eloquenza egocentricamante accattivante, ma anche il suo apparire riservato e pacato che celava però una furbizia caratteriale tipica dell’uomo di governo.
L’antologia presenta trasversalmente passi in cui domina l’idea di riformismo e di filosofismo: era auspicabile per Carducci un momento di “risveglio” significativo, già iniziato nel secolo precedente, quando ad esempio, all’interno della chiesa cattolica, la teologia, le istituzioni ecclesiastiche e la vita religiosa venivano da un periodo di perdita di credibilità; la teologia insisteva ormai su una concezione preminentemente giuridica della chiesa, le istituzioni ecclesiastiche, e quindi il clero, avevano per esempio il monopolio sull’istruzione. Contro tutto ciò i laici invocavano da più parti un cambiamento radicale e Carducci sentiva che era giunto il momento di favorire le tanti voci e le volontà riformiste dei letterati.
Carducci nelle “Letture del Risorgimento italiano” si fa interprete di una precisa volontà, e in questo caso è l’Autore in prima persona, a favorire una tendenza modificatrice dell’ordinamento politico-sociale attraverso il divulgare di una politica di riforme.

Gli ideali repubblicani
Alla base interpretativa del volume carducciano c’è anche un’attenta lettura della rivoluzione francese, della storia culturale e sociale francese.
La Rivoluzione francese è un tema che ricorre spesso anche in altre opere di Carducci, ad esempio in “Giambi ed epodi”.
La chiamata come professore di eloquenza nel prestigioso ateneo bolognese, avvenuta nel 1860, la frequentazione degli ambienti massonici, la partecipazione alle vicende del decennio 1860-1870, non sostenuta da un conseguente impegno militare, avevano sicuramente orientato Carducci agli ideali repubblicani e alla lettura di Autori stranieri, quali ad esempio Victor Hugo, Edgar Quinet, Julies Michelet, Louis Blanc.
Nella cultura d’oltralpe, germogliata dalla Rivoluzione, il poeta coglieva i presupposti che avevano consolidato in direzione nazionale la coscienza nazionale italiana. Nel trasloco dal capoluogo fiorentino a Bologna poi Carducci portò anche i suoi numerosi volumi; tra le letture preferite dell’autore maremmano figuravano anche i volumi francesi “Les Vies des dames galantes di Brantome” e “L’Histoire de la Littérature francaise au siècle XVII” di Albert e i cinque volumi delle “Lettres” di Rabutin e Sévigné.

Nelle “Letture del Risorgimento italiano” si intrecciano quindi temi e argomentazioni differenti riguardanti politica, economia, demografia, storiografia, autobiografia, poesia e romanzo.
Carducci scegliendo i passi dei protagonisti storici del nostro Risorgimento cerca di avvicinarsi alle loro fonti, portando con sé dei modelli di configurazione degli eventi che possono poi essere riconosciuti dal pubblico per cui egli scrive. In questo caso l’utenza è rappresentata dai giovani studenti. Le situazioni storiche presentate da chi è autorizzato nell’antologia “Letture del Risorgimento italiano” a farsi interprete del pensiero carducciano non hanno solo un significato intrinseco, così come li hanno i testi letterari veri e propri, ma sono strutturati secondo una modalità d’intreccio.

Garibaldi e Mamiani
La terza parte dell’antologia carducciana si apre con Giuseppe Garibaldi e i combattimenti di Varese e Como. Dal cap. XI delle “Memorie autobiografiche” (Barbera, 1888) Garibaldi evoca e diventa, in prima persona, scrittore, narratore e protagonista assoluto di questa parte epica della nostra storia risorgimentale: «Giovani coraggiosi, le vostra ossa serviranno dei fondamento eterno all’edificio di questa patria che voi avete idolatrata e le donne delle venture generazioni italiane insegneranno ai loro bimbi le vostre gesta gloriose e a benedire i santi vostri nomi».
L’antologia carducciana si chiude infine con i passi di Terenzio Mamiani, “Il regno di vittorio Emanuele II”, dall’elogio funebre di Vittorio Emanuele II, formulato alla Sapienza di Roma il 24 gennaio del 1878:

Questo è il segreto del riscatto delle nazioni, questo il germe dei naturali organismi civili; far crescere quasi occulta, in qualche angolo della gran patria futura, una famiglia battagliera ed intrepida, che ordinando intorno a sé con vigore e sapienza le forze anguste ma unite del proprio paese, lo converte alfine in provincia egemonica, e di là si spandono influssi incessanti e fruttiferi, di là move ed opera una virtù assimilatrice, perenne e irresistibile.

In queste parole vi è tutto l’animo, anche carducciano, il desiderio di vedere il proprio paese ritornare alla posizione di nazione egemone, una terra verosimilmente libera dallo straniero, una patria che si deve nutrire e deve crescere nel germe delle future generazioni.

Mariangela Lando

9 aprile 2012
La Repubblica Letteraria Italiana
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